Il sacerdote rettore del Collegio San Carlo e il docente d’arte già direttore del Museo diocesano ricevono la massima onorificenza civica milanese nella cerimonia in programma al Teatro Dal Verme

di Annamaria BRACCINI

Don Aldo Geranzani

Un impegno sacerdotale, umano, professionale per la crescita dei giovani e la loro formazione che, negli ultimi quattro decenni, non ha mai avuto sosta. È quello che da sempre qualifica la vita e l’attività di monsignor Aldo Geranzani, classe 1945, sacerdote ambrosiano dal 1970, per un ventennio presso la parrocchia di Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa a Milano e, dal 1990, carismatico rettore del prestigioso Collegio San Carlo, chiamato in tale incarico dal cardinale Carlo Maria Martini. E arriva così anche il riconoscimento del Comune di Milano, il più ambito, l’Ambrogino d’oro, che mercoledì 7 dicembre, giorno della solennità liturgica dedicata al Santo Patrono della città e della Diocesi, verrà consegnato a don Aldo nella cerimonia in programma alle 10.30 al Teatro Dal Verme (via San Giovanni sul Muro 2, Milano).

È lui stesso a richiamare così il senso complessivo del suo lavoro: «Vorrei fermarmi sul tema della guida, ispirandomi alle parole della poesia di Montale nella Raccolta Satura, «Ho sceso dandoti il braccio, almeno un milione di scale», e ricordando un’esperienza personale. Mi trovavo in un bosco, in montagna, in una notte di luna piena con un gruppo di ragazzi, quando improvvisamente si ruppe la torcia e la fioca luce della luna rimase l’unica sorgente luminosa. Mi venne questa riflessione: “Come si può camminare senza luce?”. A volte, però, è necessario farsi bastare i pochi barlumi che si giunge a scorgere per ritrovare la strada. Si tratta di non smarrire la fiducia nella luce principale e, insieme, di saper sfruttare le possibilità minime che la vita offre nei momenti difficili, che comunque non sono mai del tutto bui». Così come monsignor Geranzani ha fatto sempre: basti pensare alla crescita dell’offerta formativa del San Carlo – 2000 gli alunni oggi, dal Nido alle Superiori -, ormai totalmente aperta alla sfida dell’internazionalizzazione, attraverso le scelte di un rettorato che ha promosso l’eccellenza, un rigore didattico «che non è rigidità», ma educazione alla ricerca della verità, alla libertà responsabile, alla solidarietà effettiva.

Insomma, tutto ciò che viene giustamente premiato con la Benemerenza civica e che ha sempre visto anche il plauso del cardinale Scola, che l’11 novembre scorso ha fatto una visita del tutto inattesa all’amico don Aldo: «Non è cosa di tutti i giorni poter avere un incontro così personale e così ravvicinato, senza alcun preavviso. Entro quest’orizzonte, ciò che più fa piacere è il senso di prossimità, oltre ogni linea di protocollo. Tutto questo dimostra una sensibilità rara e pregiata e un profondo senso di rispetto e di amicizia, capace di rincuorare. “Tu sai quanto io stimi te e il tuo lavoro”, mi aveva ripetuto tre volte in passato l’Arcivescovo. Ora me lo ha dimostrato con un gesto concreto di impareggiabile valore».

Altro premiato è Paolo Biscottini, docente, gran cultore d’arte, conosciutissimo tra gli esperti, ma anche presso il grande pubblico per le sue pubblicazioni, docente di Museologia e di Istituzioni di Storia dell’arte all’Interfacoltà Economia e Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, direttore scientifico del Master Museologia e Museografia dell’Ateneo. Così come, in passato, Biscottini è stato direttore dei Musei Civici e della Villa Reale di Monza e – dalla sua fondazione quindici anni fa, del Museo Diocesano di Milano, per cui aveva lasciato la guida di Palazzo Reale.

 

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