L’Arcivescovo ha incontrato ragazzi e animatori impegnati nelle attività estive nel Decanato di Lambrate: «Un’esperienza educativa formidabile e attualissima». Ricordo e preghiera per il bambino morto in Toscana

di Annamaria BRACCINI

Visita oratorio Sant'Ignazio di Loyola

«Il momento più bello è quando vedo la gioia negli occhi dei bambini». Lorenzo – “Lollo” per gli amici che lo chiamano in coro – ha 17 anni e racconta così la sua avventura di animatore dell’oratorio estivo. È emozionato, come le centinaia di ragazzini che in una Milano di periferia che non ti aspetti – tra gli aerei appena decollati da Linate e il verde di un parco Lambro ricuperato – accolgono il cardinale Scola. L’Arcivescovo visita gli oratori estivi del Decanato di Lambrate. C’è la parrocchia di San Gerolamo Emiliani, con il suo “record” di sette settimane di oratorio estivo; quella di San Leone Magno, la più grande; quella che ospita l’incontro, Sant’Ignazio di Loyola, con l’oratorio “Feltre”; poi San Martino in Lambrate, inserito nella Comunità pastorale “S. Martino e SS. Nome di Maria” con il “Lambrate-Ortica” di gloriosa tradizione ambrosiana, una nutrita rappresentanza del Centro Schuster.

Il Cardinale giunge a piedi tra i ragazzi in festa, dialoga con 300 di loro seduti sull’erba, con semplicità. Prima una mamma, Maria Paola, spiega che manda i suoi tre figli all’oratorio estivo, «perché è una scuola di vita e non un parcheggio».

«Vedo che siete contenti e questo fa contento il vostro Arcivescovo», nota da parte sua il Cardinale, che aggiunge: «Questo oratorio ci permette di stare insieme: il “perché”, dunque, lo sappiamo, ma dobbiamo chiederci “per chi” lo facciamo. Dobbiamo allora sapere che “Passpartù”, il tema di quest’anno, è la chiave che apre le porte, tante porte, ma soprattutto quelle della relazione tra l’io e gli altri, tra il noi e il voi». E così interroga – un po’ per scherzo e un po’ sul serio – i piccoli… Finalmente è Giustina a dire: «Siamo qui per Gesù». Il pensiero e la preghiera vanno anche con delicatezza al ragazzino morto durante una gita vicino a Prato.

A Lambrate, ogni giorno, tra i cinque e i seicento ragazzi – dalle 7.30, quando aprono i cancelli delle strutture oratoriane, fino a sera – giocano, riflettono, pregano, si confrontano, crescono “in pace”. Ragazzi italiani, ma anche di altre etnie: quest’anno, per esempio, c’è anche un ragazzo cinese e una delle educatrici di San Martino è musulmana, segno forte in un quartiere a forte presenza multietnica.

E tutto – lo sottolinea ancora il Cardinale -, perché gli oratori estivi sono spazio di dialogo, casa di una crescita sana, realtà sociale che aiuta a formare qualcosa come 450 mila ragazzini ogni estate in oltre 1000 strutture, dai piccoli paesi dispersi in ogni angolo della terra ambrosiana fino alle grandi metropoli. «L’oratorio è il luogo da cui può fiorire un’amicizia intera, dalla quale nessun aspetto della vita di un uomo, dei suoi bisogni, dei suoi desideri, resti escluso. È un luogo che, nei fatti, dimostra la bellezza e l’imponenza della visione cristiana dell’esistenza, perché si impara, fin da piccoli, a stare insieme, a tenere unita la persona. E così, lentamente, per osmosi, il senso della vita passa nel loro cuore. È un’esperienza educativa formidabile e attualissima, in un mondo frantumato come il nostro, nella quale i ragazzi vivono davvero la comunità».

Non a caso, nella crisi di oggi, le iscrizioni agli oratori si sono impennate. «Certamente – conferma l’Arcivescovo -. Mi pare che l’oratorio estivo sia uno degli elementi attraverso il quale possiamo affrontare il travaglio e la crisi in cui siamo immersi, con più fiducia. Vedere la serenità e la gioia dei più piccoli, l’impegno formativo degli animatori, osservare l’intelligenza di chi li guida e li orienta, ci fa comprendere che esistono tante risorse per il futuro. Ci sono due parole che vorrei rimanessero chiare e ferme: libertà e comunità. Come insegna il Signore, senza libertà l’uomo non esiste e non si può mai essere liberi da soli, ma solo in relazione. Questo è precisamente ciò che si impara in oratorio».  

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