Il Servizio diocesano per la Famiglia propone la Giornata di spiritualità familiare nelle Zone pastorali. I responsabili diocesani presentano l’iniziativa, giunta al terzo anno

di Francesca DOSSI e Alfonso COLZANI
Responsabili del Servizio per la Famiglia della Diocesi

famiglia

Domenica 17 marzo: giornata diocesana di spiritualità per le famiglie della Diocesi. Siamo alla terza edizione e lo scorso anno circa 350 coppie vi hanno partecipato. È sempre stata una bella giornata, caratterizzata dalla concentrazione e dalla gioia dei partecipanti, contenti di questa piccola esperienza che permette però di ritornare alle radici di quei vissuti che ci hanno condotti al matrimonio: concedere del tempo per sé, per dirsi le cose che contano, per porsi insieme davanti al Signore. Emozioni forse ancor più preziose nella vita da sposi, perché il tempo è sempre limitato e veloce nella vita delle famiglie, le cose da fare sempre molte, su tutti i fronti. Per trovare uno spazio così occorre proprio che qualcun altro lo pensi e te lo doni, come una proposta discreta, come una occasione preziosa. Sta poi a ciascuno, nella sua libertà e per ciò che gli compete, decidere di partecipare, di diffondere l’iniziativa, di insistere presso le coppie della propria parrocchia o i gruppi familiari perché prendano in considerazione la proposta e aderiscano. Ne va un po’ della loro vita di sposi e di famiglia, da rivedere, rinforzare, abbellire sempre alla luce della Parola di Dio. La proposta, ci teniamo a ricordarlo, è per tutti, non è per addetti ai lavori o per coppie già capaci, non è cosa sofisticata e complessa. È per tutti, anche per chi vive una situazione di famiglia ricomposta. È anche un aiuto a quei parroci che ancora non riescono a proporre momenti di ritiro quaresimale alle proprie famiglie.

Pensata nei dettagli da un gruppo diocesano composto da coppie di sposi e sacerdoti, l’iniziativa vorrebbe sostenere la spiritualità della coppia e della famiglia, far intravvedere uno stile nella preghiera e nella condivisione che possa rappresentare punto di forza per la sequela del Signore nella vita famigliare. Non ci vuole poi molto: un branetto di Vangelo, due dritte per comprenderlo, qualche suggerimento per la riflessione e la condivisione, un luogo un po’ raccolto, un occhio ai figli perché possano giocare: a queste condizioni è più facile mettere testa e cuore sulle «cose che contano». Ed è bello che la Chiesa locale possa offrire questo dono, almeno una volta l’anno. Essa che spesso si presenta col volto esigente delle «cose da fare», almeno questa quinta domenica di Quaresima offre alle famiglie un’occasione di ristoro spirituale, uno spazio tutto per loro. Segno che anch’essa comprende quanto sia ormai difficile essere cristiani e laici sposati senza riservare uno specifico tempo per la «manutenzione ordinaria» delle proprie relazioni, anzitutto quella con il Signore e con il proprio coniuge. Nel guardarci attorno, senza spirito di giudizio verso alcuno, solo consapevoli dei nostri limiti, capiamo sempre più che il matrimonio cristiano è una vocazione, un essere chiamati ad amare come Gesù ha amato, cosa non facile. Gli stili di vita più pubblicizzati non ci aiutano, parlano quasi esclusivamente di felicità individuale, mentre il Vangelo ci indirizza verso ideali di condivisione della vita e di libertà da se stessi… parole che sentiamo vere, ma che anche ci intimoriscono: ce la faremo a remare controcorrente? Credere nelle parole di Gesù sull’amore fino alla fine ci porta a incontrare queste nostre paure, ed è un bene. Anzi, nell’Anno della fede è opportuno farlo. Per questo il tema della giornata sarà «La paura o la fede» e il brano di Marco (la «tempesta sedata») aiuterà a considerare le molte tempeste che attentano la nostra vita, le acque agitate che minacciano di inghiottire le cose più care, il vento impetuoso che scuote i nostri affetti, per cui accade di non riconoscersi più… e Gesù stesso sembra dormire sulla barca… fin quando poi si sveglia e manifesta la sua misteriosa potenza… Sarà un invito a stare noi stessi su quella barca per partecipare un po’ di quell’esperienza che ha fatto vacillare gli stessi discepoli, confidando nel fatto che quel trauma sia fonte di nuovi apprendimenti e addirittura di rivelazioni inaspettate. Un modo di attraversare la vita con fiducia così da non sentirsi mai perduti.

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