Redazione

I giovani cattolici al 4° Convegno ecclesiale nazionale, si dicono “soddisfatti dei lavori svolti” ma chiedono di “vedere concretizzata anche nelle comunità locali l’attenzione che la Chiesa tende a dare loro. Non siamo solo colore e folclore”.

“Ho avuto la percezione di una comunione tra giovani e adulti come mai mi era capitato prima”. Il pensiero di Silvia Bortolotti, della segreteria di pastorale giovanile della diocesi di Bologna, giunge nel momento in cui il card. Ruini traccia le conclusioni del Convegno di Verona, parlando proprio dei giovani e del progetto triennale “Agorà dei giovani” con l’invito rivolto al Papa per il primo grande appuntamento del 1 e 2 settembre 2007.

E gli applausi dei giovani in sala salgono puntuali. “Più che attenzione penso sia più giusto parlare di nuova considerazione rivolta a noi giovani per l’apporto che siamo in grado di dare – spiega la delegata -. Non mi porto a casa idee nuove o strumenti o proposte di attività per i giovani ma la convinzione che i giovani hanno avuto la stessa importanza e spazio degli adulti”.

“Adesso ci attende una sfida impegnativa, quella di rielaborare nella vita quotidiana delle nostre parrocchie e delle nostre diocesi quello che a Verona è stato detto e proposto – conclude – ma strumenti per concretizzarlo non ne abbiamo ancora. Gli interventi che ho ascoltato sono stati molto densi e di alto livello ma avrei aggiunto indicazioni anche più concrete. Ci avrebbero facilitato il lavoro”.

Indicati come una “priorità” e una “risorsa” i giovani cattolici al 4° Convegno ecclesiale nazionale, si dicono “soddisfatti dei lavori svolti” ma chiedono di “vedere concretizzata anche nelle comunità locali l’attenzione che la Chiesa tende a dare loro. Non siamo solo colore e folclore”. Presenti al Convegno con una delegazione di 40 persone, prima volta per un Convegno ecclesiale nazionale, i giovani hanno avuto il loro punto di ritrovo presso lo stand di Agorà, il progetto pastorale triennale promosso dal Servizio nazionale di pastorale giovanile.

“Notiamo che si sta consolidando l’attenzione verso i giovani e spero che venga tradotta anche nelle Chiese locali in gesti concreti da parte di sacerdoti e vescovi”, dichiara Costanza Odorico, diocesi di Udine e delegata giovanile del Triveneto, che aggiunge: “Non dobbiamo fare lo sbaglio di fermarci a Verona, c’è tutto un lavoro che parte da qui e che va definito in concreto nelle diocesi. Spero che le quote giovani presenti al Convegno possano trovare lo stesso spazio di proposta e di parola anche nelle nostre diocesi di provenienza”.

“Della relazione del card. Ruini mi ha colpito positivamente il richiamo alla essenzialità e all’apertura per guardare con simpatia il mondo che ci circonda”: lo ha detto Isa Sciarra, delegata della diocesi di Ales Terralba, a conclusione dal Convegno di Verona, dopo avere ascoltato l’intervento conclusivo del presidente della Cei.

“Un secondo elemento molto importante – prosegue la delegata diocesana – è la sottolineatura dell’importanza dell’adorazione, della preghiera, della liturgia. Sono aspetti che forse le giovani generazioni fanno fatica a cogliere nella loro profondità, perchè hanno pochi esempi. Mi sembra che anche nella vita delle parrocchie ci sia poca educazione su questo aspetto. Forse si dà per scontato che tutti abbiano o possano aver già scoperto quelle ricchezze spirituali che molti dei più anziani hanno potuto fare proprie negli anni passati”.

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