Redazione

Impressioni, ricordi, immagini di due viaggi davvero particolari. Un viaggiatore “responsabile” racconta la sua duplice esperienza, prima in Messico poi in Nicaragua, con l’associazione milanese Pindorama.

di Roberto Cuda

Sono passati ormai otto anni dal mio primo viaggio “responsabile” in Messico, con l’associazione Pindorama. Meta privilegiata del turismo internazionale per il mare, la natura incontaminata e i tanti resti archeologici delle gloriosa civiltà Maya, il Messico ha un volto meno noto ai cataloghi delle agenzie viaggi. Èil volto delle tante associazioni e cooperative che cercano di far fronte alla povertà diffusa, delle esperienze di produzione e commercio alternativo e, soprattutto, di una comunità indigena che da qualche decennio lotta con le unghie per non morire.

Lo abbiamo visto passando dall’inquinata e caotica capitale, Città del Messico, alla coloratissima San Cristobal, in Chiapas, alla più tranquilla Oaxaca, per lo più al di fuori dei circuiti del turismo di massa. Siamo stati ospitati dalle stesse comunità che abbiamo visitato, dalle famiglie o in piccoli alberghi, sentendo le storie e le speranze degli abitanti.

In Chiapas l’esperienza più toccante, soprattutto per il clima di tensione ancora vivo, dopo la rivolta del 1994, e i segni di orgoglio e rinascita indigena che abbiamo toccato con mano: l’incontro con le tessitrici maya, con il centro per i diritti umani Fray Bartolomè de las Casas e con il parroco di Ocosingo, rappresentante di una Chiesa ancora oggi dalla parte dei poveri.

Incontri forti, nei quali si è rinsaldata anche l’amicizia tra i compagni di viaggio, che dura tuttora. Non sono mancati naturalmente i siti archeologici, di cui è disseminato il Paese e due giorni di meritato riposo al mare, nella baia vicino alla famosa Puerto Escondido.

Tre anni dopo è la volta del Nicaragua, paese poverissimo e ancora segnato dalla guerra civile. Un programma intenso di incontri con lavoratori, collettivi, cooperative agricole e molte escursioni nel cuore di una natura che è il fiore all’occhiello di questo piccolo Paese.

Qui abbiamo conosciuto i “bananeros”, i lavoratori delle piantagioni colpiti dai pesticidi usati dalle multinazionali bananiere negli anni ’70, contro le quali stanno lottando a suon di cause legali e campagne di pressione per avere almeno il risarcimento delle cure mediche. Poi l’incontro con il sindacato tessile e le visite alle fabbriche, l ’ospitalità presso la comunità agricola di Miraflor, che coltiva caffé biologico per il commercio equo e solidale e presso il collettivo femminile di Matagalpa.

Le condizioni non sono sempre delle migliori, in alcune città manca l’acqua e il caldo umido della zona non aiuta, ma l’accoglienza dei nostri ospiti non fa sentire i disagi. Anche perchè non mancano i momenti di riposo assoluto, il mare, l’ottimo cibo (ma qui contano i gusti…) e le mete più turistiche, sempre presenti nei viaggi Pindorama.

Gli accompagnatori sono abitanti del luogo o profondi conoscitori del Paese ma non tour operator, cosa che rende l’esperienza più vera e accorcia le distanze con la realtà. Nei ricordi restano soprattutto gli incontri con la gente e un’immagine viva di quei luoghi, per quanto sia possibile in soli venti giorni. Non un viaggio “impegnato”, come potrebbe apparire: solo un modo di viaggiare e divertirsi ”ad occhi aperti”.

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