La struttura che ha preso il posto dello storico ricovero di fratel Ettore accoglie senza dimora «che vogliono riscattare la loro vita», spiega Liliana Torresin, assistente sociale del Sam. E ora il nuovo e attiguo Centro diurno completa il servizio

di Stefania CECCHETTI

Centro Diurno Caritas

Con l’inaugurazione del Centro diurno polifunzionale “Antonio Bassanini e Alessandra Tremontani”, in via Sammartini 116, si completa il puzzle dell’attenzione di Caritas Ambrosiana verso i senza dimora in una zona – quella della Stazione Centrale – storicamente fulcro della vita di tanti clochard. Il nuovo centro sorge infatti accanto al Rifugio Caritas, che nel 2011 ha preso il posto del ricovero per trent’anni gestito da Fratel Ettore, che ogni notte dà da dormire a una cinquantina di persone.

In questi dieci anni di vita il Rifugio ha visto passare tanti volti e tante storie. Come quella di A.M., cinquantenne, ex guidatore di camion, che nel 2020 si è ritrovato in strada dopo aver vissuto per sei anni, a seguito della perdita del posto di lavoro, nel garage messo a disposizione da un amico. Ci vogliono diversi anni perché in lui maturi l’esigenza di chiedere aiuto. Rivoltosi al Sam, il Servizio di accoglienza per senza dimora di Caritas ambrosiana, A.M. viene accolto nel Rifugio a ottobre 2020 e da quel momento inizia un percorso di riscatto, come racconta Liliana Torresin, assistente sociale del Sam che lo ha accompagnato negli ultimi sei mesi: «Nel Rifugio – spiega Torresin – accogliamo senza fissa dimora che vogliono aderire a una progettualità, che hanno voglia di mettersi in gioco, di riscattare la loro vita. A.M. rispondeva perfettamente a queste caratteristiche».

Infatti nel mese di marzo A.M. ottiene una borsa lavoro nell’ambito della manutenzione del verde tramite il Centro di mediazione al lavoro (Celav) del Comune di Milano e alla fine dello stesso mese, terminato il periodo dell’accoglienza in Rifugio, è accolto presso il “Portico”, piccolo dormitorio dove A.M. può godere di una propria cameretta e di un livello di vita più autonomo. Nel frattempo viene approvata la richiesta di inserimento in housing led, una soluzione che prevede un’accoglienza in mini-appartamento e il sostegno di personale educativo.

«A.M è stata una delle prime persone che ho incontrato da quando sono il servizio al Sam – commenta Torresin – e posso dire che il suo percorso di rinascita è stato per me una grande soddisfazione, umana e professionale. Un successo che è frutto senza dubbio della determinazione di A.M., ma anche della buona sinergia tra i servizi e le realtà coinvolte nell’assistenza. Un lavoro di rete che sarà ancora più facile con la nascita del Centro diurno accanto al Rifugio».

Anche la storia di M.G. è una storia di riscatto. Dopo aver perso il lavoro come imbianchino nel 2005, in contemporanea con la separazione conflittuale dalla moglie, si trasferisce nel 2006 a Milano, in cerca di un’occupazione. La trova nel 2007, presso la parrocchia di Pentecoste a Quarto Oggiaro, come addetto al giardinaggio e alla pulizia dei locali. Nel frattempo, entra anche come venditore nella famiglia del giornale di strada di Caritas Ambrosiana Scarp de’ Tenis. A causa delle molte assenze e della poca produttività, però, rimane nuovamente senza lavoro e nel 2018 entra nel dormitorio di via Sammartini, dove rimane per sei mesi: «È stata una bella esperienza – racconta -. Non tutti i dormitori sono così puliti e ben organizzati. E soprattutto, gli operatori ti danno bei consigli per tirarti su il morale. Mi hanno ascoltato, non solo al Rifugio, ma anche al Sam. Mi hanno aiutato parecchio. Perché stare in strada non è bello, è una delle esperienze più brutte che si possono fare nella vita».

Quelli al Rifugio sono mesi intensi, per M.G., e gli servono per mettere ordine nella sua vita. Insieme agli operatori del Rifugio intraprende un percorso di aggancio ai servizi sociali e di cura di sé che si conclude con l’assegnazione di una casa popolare. È riuscito anche a rientrare nelle vendite di Scarp’ de Tenis, occupazione che, insieme al reddito di cittadinanza, gli ha permesso di raggiungere un’autonomia lavorativa e di poter vivere in modo sereno: «Sono contento, finalmente, prima ero sempre arrabbiato con il mondo. Ogni tanto vado a colloquio con l’operatore del Sam che mi segue. Mi trovo bene», conclude M.G.

 

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