I dati del 21° Dossier statistico Caritas/Migrantes

Migranti

Gli immigrati regolari presenti in Italia a fine 2010 sono 4.968.000, una cifra simile a quella dell’anno precedente perché, per effetto della crisi, 684.413 permessi di soggiorno per lavoro non sono stati rinnovati, costringendo molti all’irregolarità, al rimpatrio o al lavoro nero. Le nuove presenze sono state però oltre mezzo milione e circa mezzo milione pure gli irregolari. Le principali collettività sono i romeni (968.576), gli albanesi (482.627), i marocchini (452.424) e i cinesi (209.934). A metà secolo gli stranieri potrebbero essere 12,4 milioni, il 18% dei residenti.

Sono i dati del 21° Dossier statistico immigrazione, a cura di Caritas italiana e Fondazione Migrantes, centrato sul tema “Oltre la crisi, insieme”. Nell’ultimo decennio la popolazione immigrata è aumentata di 3 milioni di unità e gli indicatori d’inserimento sono diventati sempre più forti, dall’equilibrio tra maschi e donne immigrati (queste sono il 51,8%) al numero dei minori (993.238), dall’incidenza sulla popolazione residente (7,5%) a quella sulla forza lavoro (oltre il 10%), dal numero degli occupati (oltre 2 milioni) a quello dei titolari d’impresa (228.540), dalle acquisizioni di cittadinanza (66 mila) ai matrimoni misti (21.357).

Cie e rimpatri “troppo costosi”, no a “tolleranza zero”

Nel 2010 sono stati registrati 4.201 respingimenti alle frontiere e 16.086 rimpatri forzati, a fronte di 50.717 persone rintracciate in posizione irregolare. Le persone giunte sulle nostre coste sono state 4.406 (erano 36.951 nel 2008 e 9.573 nel 2009), ma gli sbarchi sono ripresi nel 2011 a seguito degli sconvolgimenti politici in Tunisia, Egitto e Libia: oltre 60 mila persone nei primi nove mesi dell’anno. Il Dossier rileva che nei “costosi” Centri d’identificazione ed espulsione (la retta giornaliera è di 45 euro, l’espulsione di un immigrato costa fino a 10 mila euro), anche a causa del protrarsi del trattenimento fino a 18 mesi, “sono sempre più ricorrenti le proteste”, soprattutto da parte dei nordafricani. Nei Cie sono transitati, nel 2010, 7.039 immigrati, ma nonostante gli accordi bilaterali in tema di riammissione, osserva il Dossier, nemmeno la metà delle persone trattenute è stata effettivamente rimpatriata (3.339). «La cosiddetta “tolleranza zero” – commentano i curatori – non assicura di per sé l’efficacia auspicata». Anzi, «con l’inasprimento delle norme si rischia di peggiorare la situazione delle carceri italiane», dove il 36% dei 67.394 detenuti in stato di sovraffollamento sono stranieri. Oltre 540 i casi di discriminazione e razzismo segnalati all’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali).

Due milioni di lavoratori, 1/5 dei disoccupati

Nel mondo del lavoro gli occupati stranieri sono 2.089.000 e costituiscono un decimo della forza lavoro. Anche gli immigrati, però, stanno pagando gli effetti della crisi: sono un quinto dei disoccupati. Ancora vivace è il dinamismo imprenditoriale: sono 228.540 le imprese gestite da immigrati, 20 mila in più dell’anno precedente. La precarietà del lavoro si riflette sul piano abitativo, dove il 34% degli immigrati (contro il 14% degli italiani) lamenta condizioni di disagio. È addirittura dimezzata l’incidenza degli immigrati sulle compravendite immobiliari: dal 16,7% nel 2007 all’8,7% nel 2010. L’insediamento degli immigrati diventa però sempre più stabile e diffuso: i minori figli di stranieri sono quasi 1 milione e aumentano ogni anno di 100 mila unità. Nell’anno scolastico 2010/2011 erano 709.826 gli alunni stranieri (+5,4%), incidendo per il 7,9% sull’intera popolazione scolastica. La popolazione immigrata è più giovane (32 anni in media, 12 in meno degli italiani), incide positivamente sull’equilibrio demografico con le nuove nascite (un sesto del totale), è lontana dal pensionamento e versa annualmente oltre 7 miliardi di contributi previdenziali. In pratica, «rende più di quanto costi alle casse dello Stato» e perciò «gli immigrati si attendono di essere apprezzati per la positiva funzione esercitata, che va completata con più ampi spazi di partecipazione».

Le religioni degli immigrati

Riguardo alle appartenenze religiose, vi sono 2.465.000 cristiani (53,9%), 1.505.000 musulmani (32,9%), 120 mila induisti (2,6%), 89 mila buddhisti (1,9%), 61 mila fedeli di altre religioni orientali (1,3%), 46 mila che fanno riferimento alle religioni tradizionali, per lo più dell’Africa (1,0), 7 mila ebrei (0,1%) e 83 mila (1,8%) immigrati appartenenti ad altre religioni non prese in considerazione. Si aggiungono 196 mila immigrati (4,3%) classificati come atei o non religiosi, in prevalenza provenienti dall’Europa e dall’Asia (soprattutto dalla Cina).

«Preoccupati per la nostra bella Italia»

Sul fenomeno migratorio bisogna «riuscire a superare i ragionamenti di corto respiro» e oltrepassare «insieme questa fase di difficoltà provocata dalla crisi». È l’invito di monsignor Giuseppe Merisi, presidente di Caritas Italiana, intervenuto alla presentazione del Dossier. «Andare oltre – ha precisato il vescovo – significa non limitarsi alla situazione presente, bensì impegnarsi a proiettare le implicazioni nel futuro. Andare oltre comporta lo sforzo di previsione e programmazione».

Monsignor Merisi si è detto preoccupato per «le condizioni attuali della nostra “bella Italia”». «Le contrapposizioni politiche ripetutamente stigmatizzate dal Presidente della Repubblica e le altre difficoltà a tutti ben note – ha affermato – generano grande preoccupazione, in un quadro di crisi che, a sua volta, suscita forte apprensione».

Secondo il Comitato di presidenza Caritas/Migrantes (mons. Vittorio Nozza per Caritas italiana, mons. Giancarlo Perego per Fondazione Migrantes e mons. Enrico Feroci per Caritas diocesana di Roma), «il ventennale lavoro di raccolta, elaborazione e rigorosa interpretazione delle statistiche mostra che la via della convivenza è quella da seguire. Una sfida che esige maggiore coinvolgimento e politiche di ampio respiro».

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