Redazione

Un fenomeno sociale che colora ormai la cronaca di tutti i giorni con fatti sconcertanti e provoca educatori e studiosi a capirne le cause e le cure. Dagli atti vandalici ai reati più gravi, sempre più spesso ragazzi e ragazze, talora anche bambini, si rendono artefici di gesti violenti di sfida contro il mondo adulto e il proprio ambiente di vita. Abbiamo raccolto dati e riflessioni da persone che studiano il problema dalla parte delle famiglie e dei giovani.

di Rosangela Vegetti

Un recente convegno internazionale dell’Istituto di psicologia clinica Rocca-Stendoro di Milano dal titolo “La violenza giovanile è in aumento? L’Immaginario risponde” , ha posto in luce alcuni aspetti concernenti il problema della violenza giovanile che, in Italia e nel mondo, sta conoscendo dei picchi di crescita davvero preoccupanti. Non tanto e solo per il capitale danneggiato, quanto per le conseguenze sui ragazzi stessi.

E infatti, secondo i dati del Ministero della Salute, in Italia almeno 800.000 giovani tra i 15 e 25 anni soffrono di depressione, condizione che è spesso alla base di comportamenti violenti verso sé stessi o verso gli altri, quali: alcoolismo e droga, tentavi di suicidio, spargimenti di sangue, furti, gare spericolate in auto ed altri ancora. Inoltre il suicidio è la seconda causa di morte dei giovani tra i 15 e i 19 anni. E sempre meno si distinguono le ragazze dai ragazzi nei percorsi di violenza e distruzione di sé e degli altri.

Vandalismi, piccoli e grandi gesti di inciviltà, dai graffiti osceni fino a reati veri e propri, violenze verso coetanei e persone anziane, trasgressioni di norme basilari di comportamento, compongono un repertorio dei disagi di cui i giovani sono spesso protagonisti e con cui segnalano la loro presenza nella società. Famiglia, scuola, educatori ai vari livelli sono quotidianamente sfidati e interpellati per cercare di cogliere i sintomi del malessere, dell’andare fuori dalle righe di bambini e ragazzi/e per prevenire percorsi di depressione e di aggressività violenta.

Gli adulti devono imparare a leggere i segni che i loro figli evidenziano. Uno studio di Rocca e Stendono ha rilevato che il 17% dei giovani è depresso per inadeguatezza degli educatori ed insegnanti a trasmettere loro valori culturali e significati di vita. « Le cause vanno comprese ed eliminate alla radice. Bisogna lavorare soprattutto sulla prevenzione – afferma Alberto Passerini, presidente dell’Istituto Rocca-Stendoro -, sapendo che, quando la depressione è la causa di comportamenti violenti verso sé o verso gli altri, la si può curare e, se presa in tempo, si possono evitare le conseguenze più gravi. Le condizioni psicopatologiche non riconosciute o trascurate durante l’infanzia, per esempio un bambino affetto da difficoltà nell’attenzione e da iperattività, rilevabile nel rendimento scolastico, si manifestano sovente in modo “discreto” durante l’adolescenza, per esempio a 15 anni è aggressivo verso persone o animali, trasgredisce le regole, commette piccoli furti, distrugge gli oggetti (“disturbo della condotta”), ma possono sfociare poi, in età adulta, in comportamenti francamente antisociali o addirittura delinquenziali con disprezzo e trasgressione dei diritti altrui (“personalità antisociale”)».

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