Festa dei Fiori in Seminario con la messa presieduta dall'Arcivescovo e concelebrata dai vescovi ausiliari e dai sacerdoti che festeggiano significativi anniversari di ordinazione. Il cardinale Colombo ricordato da monsignor Biffi

di Annamaria BRACCINI

festa dei fiori 2013

«Non anteponete mai la vostra quiete alle necessità della Chiesa». Lo scriveva 1600 anni fa ai suoi il vescovo di Ippona, Sant’Agostino. Lo ripete, rivolto a centinaia di sacerdoti presenti nella basilica del Seminario di Venegono, il cardinale Scola, giunto qui per la tradizionale e sempre molto attesa Festa dei Fiori. Un bel sole lo accoglie in questo angolo di quiete, bellezza e preghiera, luogo di formazione sacerdotale. E il pensiero dell’Arcivescovo – che presiede l’Eucaristia concelebrata dai Vescovi ausiliari e da chi ricorda gli anniversari di Ordinazione – va appunto ai festeggiati, dai settant’anni di Messa, ai sessantacinque, sessanta, cinquanta e venticinque.

«Pregate ininterrottamente: anche nell’azione bisogna portare l’atteggiamento della preghiera – indica il Cardinale -. Siate lieti, riconoscete Cristo vivo, presente, contemporaneo in ogni tempo e ogni spazio». E cita il predecessore, il cardinale Giovanni Colombo, che in un’omelia del 1973 per l’istituzione di un accolito, disse: «La fede nella risurrezione è una grande consolante fede che se noi traduciamo, nel comportamento quotidiano, in realtà vissuta, ci fa sentire che non siamo orfani», aprendoci a una spiritualità di comunione. In questo, «la vocazione al sacerdozio che il Signore ci ha donato educa ogni giorno. Riconoscere con umiltà che, nonostante i limiti, le contraddizioni, i mali che ci toccano, siamo riempiti per la grazia del Signore di grandi cose, ci rende pieni di gioia. La letizia si fa grande e la gratitudine piena, per il sacerdozio e, specialmente, per coloro che festeggiano i loro anniversari. La nostra vita di sacerdoti è questo essere presi a servizio dalla maternità della Chiesa». Una Chiesa che occorre servire con sollecitudine e amore, mai appunto anteponendo la «propria quiete». In gioco c’è, infatti, il compito urgente di generare, suggerisce l’Arcivescovo, «credenti autentici e propositivi, testimoni convincenti e, con le debite distinzioni, cittadini costruttivi». Infine l’auspicio: «Aiutiamo la Chiesa a far nascere uomini nuovi, preghiamo che questa consapevolezza della dignità del nostro presbiterio cresca ogni giorno a beneficio nostro, del popolo di Dio che ci è affidato e di ogni nostro fratello uomo».

Riflessioni sulle quali il Cardinale torna anche al termine della celebrazione, nel ringraziamento ai sacerdoti e alla loro scelta «libera, ma definitiva del celibato». Preti che, in spazi come quello di Venegono sono cresciuti nella e alla fede, in quel Seminario che – conferma l’Arcivescovo dopo l’annuncio avvenuto alla Festa dei Fiori 2012 – sarà sede unica dall’inizio del prossimo anno pastorale (il trasloco da Seveso inizierà a luglio e a Venegono infatti fervono i lavori di ristrutturazione, visitati nel pomeriggio dall’Arcivescovo stesso).

Infine il richiamo, carissimo al Cardinale, per l’avvio della comunità seminaristica liceale: «Non un ritorno al Seminario minore, ma una scelta innovativa nel metodo e nelle forme, che viene incontro a chi nell’epoca liceale sente la vocazione presbiterale nel cuore», nota. Aggiungendo: «Invito tutti a discernere come cogliere l’impeto vocazionale in questa prima fase che mi pare ancora sottovalutata. Sono certo che se facciamo questa proposta lo Spirito ci garantirà delle risposte».

Insomma, tra eventi della nostra Chiesa ambrosiana a breve e brevissimo termine come l’imminente visita del Patriarca ecumenico Bartolomeo – per cui sarà presente anche il patriarca di Alessandria e primate della Chiesa ortodossa copta, Tawadros II – e scelte a più lungo raggio, davvero una Comunità che «capace di leggere i segni dei tempi», anche nella memoria dei suoi Pastori, come il cardinale Colombo.

La lectio di monsignor Biffi

Nell’Anno dedicato a questo grande arcivescovo di Milano, non vi era forse modo migliore per approfondire e illuminarne la figura, che ripercorrere i suoi interventi e le sue riflessioni quale Padre conciliare. Così la Lectio di monsignor Inos Biffi che ha aperto la Festa dei Fiori, tema anche di un corposo volume edito da JacaBook e Centro Ambrosiano, diviene – più che un intervento di taglio accademico sul magistero conciliare di Giovanni Colombo – un “viaggio” talvolta anche affettuoso, «nella chiarezza e nella perspicuità della sua parola, nel suo limpido perfezionismo mai soddisfatto, nel giudizio penetrante che diventava talvolta appuntito e pungente, nella capacità di cogliere i contenuti essenziali delle questioni, guardando lontano».

«Eccezionale, rara e complessa l’esemplarità di Colombo, non facilmente definibile – spiega monsignor Biffi -. Il suo primo intento come Padre conciliare fu quello di rendere partecipi dell’evento gli ambrosiani, con le sue Lettere dal Concilio, nitida sintesi della sostanza del mistero cristiano». Pagine nelle quali Colombo mette in luce la genesi del Concilio ecumenico e le grandi linee dell’Assise: «Tramite le Lettere, i fedeli sono tenuti al corrente della figura del Vescovo, dell’unità delle Chiese, dello scandalo della divisione tra i cristiani, della collegialità episcopale, ma anche del rapporto con gli ebrei, della questione del matrimonio e di molto altro». Proprio perché, anche negli anni del Vaticano II, prima preoccupazione del cardinale Colombo fu quella di essere accanto alla sua Chiesa locale, vero e autentico Pastore di anime. Per comprenderne la grandezza occorreranno ancora molti anni.

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