A partire dalle esperienze messe in atto dal Comune di Milano, una serata presso Caritas Ambrosiana per riflettere su possibili forme di accompagnamento, tra le quali l’affido familiare: iscrizioni on line. Matteo Zappa fa il punto sul problema

di Francesco CHIAVARINI

Più comunità, ma anche più famiglie accoglienti. Questa è la ricetta di Caritas Ambrosiana per rispondere al problema dei minori che arrivano in Italia senza la loro famiglia, la punta più acuta dell’emergenza immigrazione.

Secondo i dati della direzione delle Politiche sociali del Comune di Milano, al servizio di pronto intervento del capoluogo lombardo si sono presentati 497 minori stranieri non accompagnati nel 2013, 605 nel 2014, 605 nel 2015 e nei primi 10 mesi del 2016 già 545. Attualmente sono accolti 873 stranieri minorenni, in stragrande maggioranza egiziani. Quasi tutti sono ospitati in strutture ad hoc. Si trovano infatti o in centri di accoglienza di medie e piccole dimensioni, create ex novo e attrezzate con operatori preparati ad affrontare le problematiche di adolescenti provenienti da altre culture; oppure nelle comunità per minori allontanati dalle famiglie che negli anni hanno fatto posto anche ai nuovi ospiti. Un numero residuale, 62 migranti, è ancora in strutture temporanee, in genere dormitori dove vivono insieme a adulti.

A questi, però, si aggiungono decine di altri, in genere adolescenti, che chiedono di essere accolti, ma non trovano un posto e quindi sono in strada, oppure trovano alloggi di fortuna per proprio conto e rischiano di finire nelle mani di sfruttatori. Il numero reale non è quantificabile. Secondo l’ultimo Report mensile della Direzione generale dell’immigrazione del Ministero del lavoro in Italia sono 6.500 gli stranieri minorenni giunti senza famiglia nel nostro Paese, e che hanno fatto perdere le loro tracce dopo essere stati identificati. Quanti di questi «irreperibili» abbiano scelto il capoluogo lombardo è difficile stimarlo. Poi ci sono quelli che dai centri non sono proprio passati. Il risultato è che gli operatori parlano ogni giorno di continue richieste che non trovano risposta.

«Milano sta facendo molto, soprattutto rispetto agli altri Comuni lombardi, ma resta il fatto che la pressione migrazione sulla città è alta e senza dubbio le strutture non sono sufficienti per offrire un’accoglienza adeguata in particolare ai minori», spiega Matteo Zappa, responsabile dell’area minori di Caritas Ambrosiana. Che fare allora? «Dobbiamo certamente incrementare i posti. Ma sarebbe un errore, per esempio, rispondere all’emergenza creando centri di grandi dimensioni, dove non è possibile fare interventi educativi. Meglio piuttosto continuare a moltiplicare il numero delle piccole comunità, come si sta già facendo – ragiona Zappa -. Tuttavia dobbiamo anche dire che, se le istituzioni devono fare il loro dovere, anche i cittadini in questo caso possono dare un grande contributo».

Come? «Spesso riceviamo richiese di famiglie disponibili ad adottare. Non è però questo lo strumento. Per il semplice motivo che la stragrande maggioranza di questi cosiddetti minori non accompagnati non sono affatto orfani: un buona parte una famiglia ce l’ha ancora, nel suo Paese di origine. E anzi è stata a volte proprio la famiglia di origine a spingere questi minorenni, in genere già adolescenti, a migrare nella speranza che possano costruirsi un futuro migliore. Ci sarebbe, piuttosto, bisogno di famiglie che decidono di prendere questi minori in affido. A Milano già 11 famiglie lo stanno facendo. E i risultati sono molto positivi. L’ambiente familiare si dimostra il più adatto alla crescita di questi ragazzi e al loro inserimento. Pensiamo quindi che la soluzione a questo problema, che non va drammatizzato, può proprio venire da un mix di interventi: potenziamento delle comunità e affido familiare».

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