Già presidente dell'Opera Impiegate, dal 1976 al 1983 guidò l'Azione Cattolica ambrosiana. Il ricordo di Franco Monaco: «Testimone esemplare della maternità di Dio e della Chiesa, aveva il carisma delle relazioni personali»

di Franco MONACO

Maria Dutto
Maria Dutto

Maria Dutto ci ha lasciato. Una gran donna, una laica cristiana solare. Non poteva avere nome più appropriato ed eloquente del nome di Maria. Quello della madre di Dio e della Chiesa.

La nostra carissima Maria è stata davvero per me, per noi, testimone esemplare della maternità di Dio e della Chiesa. Una maternità tenera, premurosa, accogliente, sempre attenta alle persone nella loro singolarità. Ne ho goduto personalmente (Maria è stata amica, collega, mia testimone di nozze, insieme all’indimenticabile professor Lazzati, a lei tanto caro).

Se posso permettermi – trattandosi di un profilo intimo e delicato – una verginità luminosa e feconda la sua. A pelle trasmetteva l’idea che la sua vocazione a una speciale forma di consacrazione semmai arricchiva e dilatava la sua capacità di amare e di manifestarlo, il suo amore.Penso per esempio all’affetto limpido e insieme intenso, libero, aperto – di nuovo un affetto fraterno e materno – con i sacerdoti di più generazioni con i quali ha cooperato.

Lei, donna di fede profonda, cattolicissima, fu sempre immune dal clericalismo: dotata di grande apertura mentale (leggeva molto, in particolare romanzi), Maria si è misurata con il movimento delle donne sviluppatosi altrove, dentro le culture laiche, nel segno di quella cristiana laicità che era stigma della sua vocazione e tratto caratteristico dei veri cristiani. E tuttavia, pur interloquendo con il femminismo e dunque nutrendo un giusto sospetto verso la rappresentazione convenzionale e mielosa del genio femminile, Maria fu profondamente donna, con il carisma delle relazioni personali, con la cultura della cura e della dedizione riservata a tutte e a ciascuna persona che incontrava nel suo cammino. Compresa la cura di sé, del suo aspetto, della sua femminilità. Anche per mostrare che le donne fedeli e pie non devono trascurare la cura della propria persona, per rispetto della dignità propria e altrui. E per smentire che, per amare Dio e la Chiesa, si debba essere e mostrarsi disadorni. Dunque, maternità, laicità, cura per le relazioni.

Senza bisogno di scomodare la teologia – la maternità di Dio, il principio mariano nella e della Chiesa, le icone della comunità cristiana come famiglia e casa informate alla carità fraterna – Maria ne ha offerto una esemplare e luminosa testimonianza lungo l’intero arco della sua vita.

A noi spetta di custodire tale grata memoria e di fare la nostra parte, ancorché piccola e lontanissima dalla sua misura, perché il volto della Chiesa e della società possano riflettere qualche tratto del volto e della vita di Maria. Sono sicuro che, dal cielo, continuerà a farci sentire il calore del suo affetto e il conforto della sua premurosa vicinanza.

 

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