Ascolto, passione educativa e proposta spirituale sono i tre capisaldi su cui si fonda la “pastorale della vicinanza” di una Chiesa che, nell’emergenza educativa, intende offrire il suo apporto costruttivo

di don Marco FUSI
Responsabile Servizio diocesano per i giovani e l’università

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Un incontro del Gruppo Samuele

«Vorrei rileggere tutta la mia vita in profondità, forse anche la morte di mio padre può essere qualcosa di speciale per me». Con questa aspettativa molto alta un giovane si è avvicinato al percorso del Gruppo Samuele. Dopo trent’anni dalla intuizione che lanciò il cardinale Martini, anche quest’anno il cammino si è ripresentato come una possibilità per i giovani della nostra diocesi e ancora molti hanno accettato la sfida, consegnando nel cammino le proprie domande di senso, affidando al dialogo con la Parola i desideri del cuore e manifestando nel confronto con la guida spirituale i timori nascosti. In una obbligata intermittenza tra partecipazione online e in presenza il percorso non si è arenato e i giovani sembrano camminare con attenzione nella fatica e nella bellezza della ricerca vocazionale.

I nostri cappellani universitari raccontano anch’essi di giovani che si dedicano allo studio con passione e fedeltà, esprimono prudenza e insieme il desiderio di vivere le lezioni con una presenza a pieno ritmo.

L’appello appassionato del nostro Arcivescovo, perché affidassimo a Dio la nostra impotenza del mondo adulto davanti alle violenze e alle grandi debolezze dei ragazzi, ha confermato ulteriormente quanto gli animi dei giovani siano come affollati di interrogativi e desideri. Si svelano attraverso angosce opprimenti, che a volte mettono in dubbio il gusto per la vita, slanci di carità generosa verso chi sta in difficoltà, imbarazzo e staticità nelle scelte da compiere. Domande e desideri chiedono anzitutto di essere ascoltati e presi sul serio. Papa Francesco definisce «pastorale dell’orecchio» questa disponibilità all’ascolto.

«Non abbiamo programmi da eseguire, ma persone e ragazzi da ascoltare»: così un sacerdote impegnato in Pastorale giovanile durante i mesi più duri della pandemia. Occorre accompagnare e stare vicini umanamente. La parola vicinanza (papa Francesco la ricorda allo sfinimento) è tipica della pastorale. Nulla è più importante. Si esprime anche attraverso la preghiera di intercessione. E poi attraverso messaggi, telefonate, sguardi… quando sarà possibile attraverso abbracci, sorrisi “smascherati”, tempo regalato che fa condividere l’energia che si scatena in un contatto. In questa vicinanza si offre il fianco a un racconto di sé, del proprio vissuto. Si intuiscono così prospettive, sentieri che si aprono e non soltanto strade sbarrate.

In questo ascolto che rimette in circolo risorse ed energie positive, la Chiesa vuole fare la sua parte, accanto alla presenza necessaria delle altre istituzioni e dei diversi ambiti educativi. C’è una emergenza spirituale che ci chiede di esserci insieme. La Chiesa, attraverso la sua capillare presenza sul territorio di sacerdoti ed educatori, ha cercato in tutti i modi di non venire meno alla relazione con i ragazzi. Con la nostra competenza educativa che proviene dalla storia positiva dei nostri oratori e dalla presenza nelle scuole, con la nostra competenza in ambito spirituale che una solida tradizione ci ha consegnato, la Chiesa intende offrire il suo apporto costruttivo. L’impotenza avvertita ci rende consapevoli che è preziosa soprattutto la proposta di una grammatica e di una rinascita che vengono dallo Spirito.

A livello diocesano in Quaresima si propongono gli esercizi spirituali per 18enni e giovani nella modalità che sarà consentita. In questi mesi si desidera favorire nei Decanati una scuola di spiritualità che possa accompagnare i giovani a coltivare la vita spirituale, a crescere nella preghiera quale relazione viva con Gesù. In sintesi ascolto, passione educativa e proposta spirituale.

 

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