La testimonianza circa un’esperienza parrocchiale di “primo annuncio”, attuata nel senso indicato recentemente dal cardinale Scola durante il Sinodo

di don ALESSANDRO e le catechiste
www.parrocchiacasorateprimo.it

Casorate Primo

Sì, siamo partiti un po’ timorosi, ma la fiducia ci ha sostenuto. Così, sabato 20 ottobre, ci siamo trovati con più di 60 famiglie che hanno scelto di esserci, hanno rischiato, ci hanno creduto.

Il nuovo cammino chiede ai genitori di accompagnare insieme a noi (sacerdote, catechiste, suore, animatori dell’oratorio, cioè la comunità intera) i ragazzi nel loro cammino di fede. In sostanza è la cosa più naturale del mondo: cioè, che i genitori o comunque una persona adulta referente (un fratello, un nonno…) accompagni il ragazzo anche nel suo cammino di fede, come lo accompagna in tutte le altre situazioni della vita.

È bello potersi riappropiare di questo compito educativo anche per quanto riguarda la fede dei bambini… Un compito che si è un po’ perso nel tempo ed è stato delegato interamente o quasi alla Chiesa (intesa come sacerdoti, suore o catechiste), dimenticando che invece la Chiesa siamo tutti noi… Il Signore crede proprio in noi, anche se raramente andiamo a Messa, anche se da anni siamo lontani dalla Chiesa, anche se siamo arrabbiati con la Chiesa: il Signore ha fiducia in noi e ci affida il compito di essere educatori della fede.

Così sabato ci siamo radunati attorno alla Parola di Dio, e ogni genitore ha raccontato il suo punto di partenza. È stato confortante vedere come nella comunità cristiana sia possibile esprimere il proprio punto di vista sulla fede, la propie fatiche, la propria posizione, senza venir giudicati, ma accompagnati, guidati e arricchiti dall’esperienza di tutti. È stato bello per i genitori scoprire che c’è una Parola (con la “P” maiuscola) che parla a me e di me, e così ritrovarsi nell’esperienza di Andrea che segue Gesù perché ha avuto una forte guida spirituale nella vita, oppure di Pietro che ha seguito Gesù perché c’è andato il suo amico Andrea, oppure di Filippo, l’entusiasta per eccellenza che avverte in cuor suo l’esigenza della sequela, oppure di Natanaele, lo scettico, il dubbbioso, il prevenuto, pieno di pregiudizi sulla Chiesa… Un po’ come noi, quando pensiamo che cosa possa venire di buono da questa esperienza… Io non ho bisogno di Dio, ho la mia vita e mi ritengo comunque una persona per bene. Uno che va incontro a Gesù e lo sfida a dimostrare che da Lui possa venire qualcosa di buono. La cosa più bella è che Gesù rivolge a tutti la stessa proposta: «Seguimi!».

Nel frattempo i ragazzi hanno lavorato insieme a educatori più grandi, facendo un momento di accoglienza e conoscenza dell’oratorio. Così, in un lavoro di accoglienza e di ascolto divisi fra genitori e figli, continueremo per altri tre incontri. Tra un appuntamento e l’altro, ci sarà anche un lavoro che la famiglia dovrà fare a casa con i propri figli. Poi sarà la volta di alcuni incontri rivolti solo ai ragazzi, per concludere infine con la presenza dei genitori. Così si articola quest’anno dell’accoglienza, che alternerà momenti di riflessione a momenti di condivisione.

È bello vedere come la nostra comunità non si spaventa delle impennate dello Spirito che scuote la polvere. È bello vedere la contentezza a fine incontro sul volto di genitori, bambini e catechiste per la condivisione avuta: è come una nuova Pentecoste, che sta sfiorando, anzi attraversando il cammino dell’iniziazione cristiana, una Pentecoste che trascina dietro di sé e lascia tracce luminose.

Sabato 20 ottobre abbiamo capito che il vento dello Spirito va seguito. Bando quindi alle paure… Davanti a noi sta il tempo di un avventura meravigliosa, il tempo in cui Gesù vuole scrivere attraverso di noi una pagina nuova della sua storia in mezzo agli uomini.

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