Don Michele Di Tolve, responsabile della Pastorale scolastica e del Servizio Irc, parla di passione educativa e augura ai ragazzi di trovare la loro vocazione e la loro identità. Anche con il contributo dell’ora di religione

di Luisa BOVE

Don Michele Di Tolve

Tra pochi giorni riaprono le scuole e migliaia di studenti torneranno al loro impegno di studio e formazione. Quali parole rivolgerebbe oggi ai ragazzi don Michele Di Tolve, responsabile della Pastorale scolastica e del Servizio Irc? «La nostra Diocesi ha concluso da poche settimane un’esperienza molto bella che è stata quella del VII Incontro mondiale della famiglia e noi non possiamo pensare ai ragazzi senza pensare anche alle loro famiglie».

Quindi?
Ciò che direi ai ragazzi è che sono accompagnati dalla loro famiglia e da quella parte di società e dalla Chiesa che ha a cuore il loro futuro e la loro collocazione in queste due realtà. L’invito che rivolgo loro è di fare della scuola non un segmento della vita, ma l’ambiente, la comunità nella quale chiedere, fidandosi degli insegnanti, di cercare il loro posto nel mondo. L’augurio più bello che si può fare a un ragazzo e a una ragazza oggi, secondo il nostro modo di guardare alla persona, è che trovi la propria vocazione, la propria identità, il senso e lo scopo della propria esistenza sulla terra. Per fare questo la cultura italiana e il preciso contributo dell’insegnamento della religione cattolica sono strumenti essenziali.

E agli insegnanti che cosa direbbe?
Che abbiamo bisogno di scoprire sempre più la centralità del compito educativo, della missione dell’insegnamento nella scuola. È importante è avere a cuore la vita di questi ragazzi, perché allora si ha a cuore la vita di tutta la società, della Chiesa e del mondo. La scuola esiste per i ragazzi e non i ragazzi per la scuola. Dobbiamo continuare ad alimentare questa passione educativa che ci fa essere nella scuola a servizio della crescita culturale, spirituale, civile e morale dei nostri ragazzi.

In questi anni i Vescovi e tutta la Chiesa hanno insistito molto sulla «urgenza educativa». Secondo lei si è visto qualche frutto o cambiamento?
Siamo ancora in mezzo al guado, sarà importante nei prossimi anni puntualizzare ancora meglio il compito e le funzioni che gli adulti devono avere nei confronti dei ragazzi. Si è posta finalmente l’attenzione alla questione educativa, ma perché non diventi urgenza deve essere presente ogni giorno agli adulti, tocca a noi essere testimoni e quindi educatori.

In un contesto di crisi economica si dice spesso che occorre puntare sulle risorse umane. Se è così il compito della scuola è fondamentale per il futuro delle nuove generazioni…
Questo proclama delle risorse umane è vero, ma non è sempre così. La scuola deve assumersi la responsabilità ed essere pungolo per la società per preparare davvero persone capaci di inserirsi poi nella società con responsabilità. La vera questione è rimettere al centro la persona, la sua dignità, non la struttura, altrimenti sono belle parole che non diventano realtà. La scuola deve rivendicare questo compito, perché al momento i frutti non si vedono.

Passiamo all’insegnamento della religione cattolica. Dopo l’intesa firmata il 28 giugno scorso tra Miur e Cei che cosa cambierà?
Le intese firmate sono due. La prima riguarda i titoli di studio e di qualificazione professionale. L’ultima era del 1985 e ribadivano già i titoli necessari per insegnare, mentre ora c’è un adeguamento con le riforme della scuola. Per noi è una evento importante e gli insegnanti di religione da anni sono impegnati in una formazione sempre più qualificata. Questa nuova intesa richiama in modo cristallino il ruolo culturale ed educativo che l’insegnamento della religione cattolica svolge nel quadro della scuola italiana.

E la seconda intesa?
Si riferisce alle indicazioni nazionali per la scuola secondaria di secondo grado. Dopo la riforma avviata e quasi completata del secondo ciclo di istruzione, giustamente l’insegnamento della religione cattolica, che è una disciplina come tutte le altre, ha lavorato prima con la sperimentazione nazionale e poi con il ministero, per stabilire le nuove indicazioni nazionali, che sono il risultato prezioso del lavoro di tanti insegnanti che vi hanno collaborato.

Quindi siete soddisfatti?
Siamo molto contenti e i risultati si vedono. Con molta soddisfazione devo dire che ormai da qualche hanno abbiamo un grande ritorno degli adolescenti alla frequenza della religione cattolica nelle scuole: nell’anno scolastico 2010-11 sono tornati 1500 ragazzi, nel 2011-12 addirittura 3000. Il ringraziamento più grande va a tutti gli insegnanti che insieme al Servizio diocesano Irc e in collaborazione con i dirigenti scolastici e le autorità della scuola stanno svolgendo il miglior lavoro possibile per offrire questa opportunità a tutti i ragazzi e alle loro famiglie.

Nel vostro settore ci sono novità per il nuovo anno?
Sì, e a nome anche di tutti gli insegnati colgo l’occasione per dire un grazie caloroso a monsignor Carlo Faccendini il prezioso lavoro di supporto, collaborazione e guida che ha svolto nel settore dell’educazione scolastica e dell’Irc. Do il benvenuto a don Pierantonio Tremolada che ha già iniziato a servire questa splendida realtà educativa come Vicario episcopale per l’evangelizzazione e i sacramenti. Ringrazio anche l’Arcivescovo per averci inviato un nuovo collaboratore, don Piermario Valsecchi, che con me seguirà le scuole dell’infanzia della Diocesi, che sono 736 di cui 231 parrocchiali. Sappiamo tutti quanto sia preziosa quella porzione di scuola che va dai 3 ai 6 anni per una formazione integrale delle persona in una fase delicata della vita e l’attenzione alle famiglie di questi bambini.

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