Redazione

Per la catechesi quaresimale di martedì 27 marzo sul tema delle relazioni in casa e dei ritmi quotidiani sono state interpellate tre famiglie di Milano che hanno parlato delle fatiche di tutti i giorni, ma anche delle gioie che i figli sanno dare.

di Luisa Bove

Per l’ultima catechesi dedicata al tema della vita quotidiana sono state invitate tre famiglie milanesi. Gianluigi e Cristina Mantovani hanno due figlie universitarie, Paola e Beppe Battelli ne hanno tre, mentre Silvia e Simone Di Sora hanno un bimbo di 4 anni, adottato quando aveva ancora pochi giorni.

Andrea Battelli, il maggiore dei tre figli, ammette che «non sempre è facile riuscire a non concentrare l’attenzione su se stessi», ma suo padre, ricordando qualche notte passata a discutere con i ragazzi, riconosce che ognuno di loro ha esigenze diverse.

Per chi ancora sta studiando, come Lorenzo, la prima fatica da affrontare è appunto lo studio e quando «prendo brutti voti, torno a casa e non voglio dirlo ai genitori», ma davanti alla telecamera ammette di sentirsi «un po’ in colpa» e che sarebbe meglio il confronto, magari anche con i fratelli «per riuscire a sfogarmi». Specie se oltre ai problemi scolastici si aggiunge qualche litigio con gli amici.

Diverse sono le fatiche degli adulti. Oltre «all’agenda pienissima di impegni», dice Silvia, bisogna «sempre essere all’altezza» della situazione, anche se il part time «mi permette di conciliare di più il lavoro con la famiglia». Ma Gianluigi, medico di professione, vede anche qualche rischio: «Trasferire in famiglia la stessa mentalità che in molti ambienti di lavoro è chiesta», in particolare «l’efficienza e l’eccellenza». La moglie Cristina sottolinea anche la difficoltà di ritrovarsi in famiglia, a causa dei ritmi e dei tempo sfasati.

Nella vita di coppia ci sono poi delle priorità, come quella «di trovare spazi e tempi per noi», spiega Silvia, «altrimenti tutto fa più fatica a decollare». Per questo i due coniugi qualche volta si ritagliano una serata per una pizza o un cinema, «ma la sfida più grande è trovare momenti di spiritualità per noi». L’importante è non lasciarsi «prendere dalla pigrizia». Nella preghiera, la giovane coppia segue «il principio dei piccoli passi», cioè di «obiettivi minimi, ma raggiungibili». Come una preghiera insieme prima di addormentarsi o la lettura del Vangelo del giorno dopo.

«A volte», aggiunge Paola, «ci si trova a scegliere se trascorrere una domenica a pranzo con il gruppo degli educatori e dei catechisti, lasciando a casa il resto della tribù». Ma «la comunità ecclesiale deve tener conto delle priorità della famiglia». Anche perché «la famiglia è sicuramente il luogo in cui spesso si ritrova la pace, la gioia», dice Simone, che racconta quando la sera, tornando a casa dal lavoro «Matteo mi corre incontro e mi abbraccia».

È la stessa gioia che prova anche la moglie Silvia, quando va a prenderlo alla scuola materna: «Lui è felice di vedermi e io dimentico tutti i problemi, mi lascio alle spalle il lavoro e tutte le fatiche quotidiane». Matteo «è la nostra gioia». Anche per Francesca la famiglia è un «riferimento», il luogo in cui confrontarsi, dove si sente «tranquilla» e «posso essere me stessa». Mentre suo fratello Andrea riconosce di avere «alle spalle basi solide», insomma «valori importanti sui quali puoi fare affidamento» perché gli sono stati trasmessi e li porta con sé quando esce di casa.

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