Sono 216 le famiglie che aprono le porte di casa ai figli degli altri. Mentre sono ancora 700 i bambini che vivono in comunità. Per incentivare le famiglie Comune, Caritas e altre realtà del privato sociale propongono nuove modalità di affido. Sul piatto anche più risorse e una rete di appoggio per le famiglie affidatarie

Famiglia

«Voi famiglie affidarie siete una grande testimonianza di fede perché gettate semi di cui spesso non vedete i frutti. Ma siete anche una prova pratica di meticciato, perché ricomponete in armonia le tensioni. Ancora siete la dimostrazione che la famiglia è un bene sociale in quanto genera tessuto sociale per gli altri. Per questo andate sostenute. E anche la Chiesa vi deve aiutare. In uno Stato che retrocede sempre di più, abbiamo bisogno di far vedere che voi siete una risorsa». Questo ha detto mons. Luca Bressan, vicario episcopale per la Cultura, la Carità, la Missione e l’Azione sociale alle famiglie affidarie che sono intervenute questa mattina al convegno “Fare affido a Milano oggi. Accoglienza, carità del quotidiano”.
A Milano sono 216 le famiglie che a Milano stanno sperimentando l’affido. Sono un numero importante. Ma non ancora sufficiente.
Stando ai dati forniti dal Piano di Sviluppo del Welfare 2012-2014 del Comune di Milano, infatti, sono 700 i minori che ancora vivono in comunità, per i quali il Tribunale dei Minorenni ha ingiunto un momentaneo allontanamento sia dal padre che dalla madre. Non tutti i ragazzini accolti nelle comunità sarebbero pronti a entrare in una famiglia. Tuttavia senza dubbio le famiglie oggi disponibili ad aprire le porte di casa sono ancora troppo poche.
Da tempo, il mondo del volontariato milanese con le istituzioni sta lavorando perché a tutti, prima o poi, sia garantita la possibilità di venire accolti nel contesto naturale di ogni minore che è, come riconosce la legge, la famiglia.
Proprio per promuovere l’affido familiare il Comune di Milano con Caritas Ambrosiana e altre 17 realtà del privato sociale ha dato vita due anni fa ad una rete che, in collaborazione con e grazie al sostegno della Fondazione Cariplo, ha consentito di potenziare i servizi di selezione, assistenza formazione e promozione delle famiglie affidatarie.
Un ulteriore incentivo all’affido è stata la decisione assunta dalla Giunta comunale con una delibera approvata nei mesi scorsi di incrementare, seppure di poco, il contributo mensile corrisposto alle famiglie che sostengono questa scelta (la cifra è passa da 430 a 480 euro).
L’affido familiare è differente dall’adozione. Innanzitutto è un’esperienza aperta anche ai singoli. Inoltre comporta un’accoglienza temporanea del bambino in vista di un suo ritorno nella famiglia di origine. Quest’ultima, pertanto, non scompare. Anzi proprio con i genitori del minore accolto, la famiglia affidataria è invitata a coltivare rapporti e relazioni.
«Per fare affido oggi a Milano non serve essere persone speciali – ha sottolineato Matteo Zappa, responsabile del’area minori di Caritas Ambrosiana –. Istituzioni e mondo del non profit sono ormai in grado di offrire un supporto a tutto campo a chi vuole fare questa esperienza. Inoltre le famiglie possono scegliere fra tante forme differenti di affido, a seconda delle loro convinzioni e desideri e delle loro disponibilità economiche e di tempo».
La campagna di sensibilizzazione voluta dal Comune e dal Coordinamento Affidi composto dalle realtà del no profit, “Affido…da oggi suona meglio”, propone sei forme differenti di affido. Si può, infatti, scegliere l’affido a tempo pieno (“affido a tutto tempo”): il bambino vive nella casa della famiglia affidataria per un periodo che può durare qualche mese fino a più anni (la legge ne stabilisce due ma possono essere prorogati). Oppure si può optare per “un affido part-time”: per cui si condivide con il bambino affidato solo il tempo delle vacanze, il fine settimana, anche solo qualche ora al giorno. Si può aprire la propria casa a una giovane madre e a suo figlio (“affido mamma e bambino”) o ci si può dare sostegno all’intera famiglia in difficoltà, continuando a vivere ognuno a casa propria, ma stabilendo incontri, momenti di socializzazione nel proprio quartiere (“famiglia affida famiglia”) e stabilendo buoni rapporti di vicinato con famiglie che non hanno problemi tali da richiedere l’intervento degli assistenti sociali (“affido di prossimità”). O ancora si può scegliere di offrire cure e attenzione quotidiane in casa propria a un neonato e di accompagnarlo nei primi anni di vita (“affido pronta accoglienza”).
«L’affido è una forma di solidarietà rivolta sia ai minori sia alle famiglie da cui provengono – spiega Zappa – Secondo le statistiche nazionali, nel 37% dei casi il giudice decide l’allontanamento temporaneo dalla famiglia perché ritiene che i genitori siano inadeguati a svolgere il loro compito. Dietro a questi casi che sono anche i più frequenti, non ci sono patologie particolari, ma spesso semplice disagio sociale. Chi dunque viene allontanato dai propri figli, può diventare una padre e una madre responsabile in futuro se viene aiutato. L’affiancamento di un’altra famiglia, anche grazie alle forme di affido più leggere, come ad esempio l’affido part-time o giornaliero, può aiutare proprio questi genitori momentaneamente in difficoltà a recuperare un rapporto costruttivo con i propri figli».

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