Domenica la visita del cardinale Scola nella comunità nella quale il parroco don Luigi Brambilla ha attivato tre specifici gruppi di catechisti, animatori della catechesi ed educatori

di Cristina CONTI

Don Luigi Brambilla

Domenica 6 ottobre il cardinale Angelo Scola sarà in visita pastorale a Locate Varesino (Co). Alle 10.30 celebrerà la messa nella parrocchia di SS. Quirico e Giulitta, poi incontrerà i sacerdoti del Decanato di Tradate. Quali sono le caratteristiche di questo territorio? L’abbiamo chiesto al parroco don Luigi Brambilla.

Come siete organizzati da un punto di vista pastorale?
Siamo una dozzina di parrocchie, ben affiatate. Tutte le realtà si sforzano di aderire alle attività decanali, da quelle più legate alla famiglia a quelle di solidarietà, prime tra tutte la Caritas. A livello di Decanato abbiamo poi un gruppo di giovani che fa da traino per tutte le attività che si svolgono nelle singole comunità parrocchiali. Gli oratori sono molto frequentati, soprattutto in estate. Di domenica in minor misura, ma è sempre garantita la presenza di animatori ed educatori che organizzano le attività e che aiutano i ragazzi a dare un senso all’esperienza di gioco e di vita comune. Anche alla catechesi partecipano in tanti, anche se non sempre si raggiungono numeri significativi. C’è anche un Gruppo Famiglie: è un punto di riferimento per tutte le parrocchie del Decanato e cerca di aiutare quelle che fanno più fatica.

Quale, invece, la situazione sociale?
Nel nostro territorio c’è una forte presenza di immigrati, ben integrati nelle comunità. Il problema più sentito è la disoccupazione. La maggior parte delle persone che vivono qui lavora fuori città e sta risentendo della crisi che ha colpito tutto il Paese. Se fino a qualche tempo fa erano soprattutto gli immigrati a chiedere aiuto, negli ultimi anni si sono aggiunte anche molte famiglie italiane, che ricevono prestiti, offerte a fondo perduto e che hanno beneficiato del Fondo Famiglia Lavoro. So già che alcune persone hanno la certezza di perdere il lavoro alla fine dell’anno: la situazione è molto difficile e, dalle realtà che ho sotto gli occhi, posso dire che il futuro si prospetta ancora più incerto. Nella mia parrocchia, in particolar modo, abbiamo molte richieste da parte di persone disagiate e circa 30 famiglie ricevono mensilmente una borsa con la spesa e tutto il necessario per le proprie esigenze particolari. Proprio per venire incontro a queste situazioni la Caritas è molto forte in tutte le parrocchie. Oltre agli aiuti alimentari, vengono offerti anche corsi di italiano, un servizio per le mamme che hanno bisogno di dare una mano ai loro figli nello studio, un doposcuola per le scuole medie; per le elementari, invece, questa attività viene svolta da un’associazione autonoma.

E gli anziani?
Non ce ne sono molti. La maggior parte è seguita dalle famiglie e periodicamente riceve la visita dei sacerdoti e dei ministri straordinari dell’Eucarestia. Un centro anziani autonomo organizza attività ricreative e vacanze al mare con una buona partecipazione.

Quali, invece, le sfide che vi proponete per il futuro?
Per quanto riguarda la mia parrocchia, mi sono proposto di creare “seminatori”: un gruppo di catechisti che possa seguire i bambini più piccoli fino ai sette anni, uno di animatori della catechesi, presenti nei gruppi di ascolto delle parrocchie durante il periodo delle Missioni popolari, e uno di educatori, che possano costruire nel tempo comunità educanti, insieme a catechisti, genitori e sportivi, in modo da unire i ragazzi.

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