La socia Anna Proserpio descrive il percorso avviato dalla sezione locale per sensibilizzare all’interculturalità («la Chiesa “dalle genti” non è forse questo?») e anche al dialogo interreligioso

di Marta Valagussa

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Un momento della Festa dei Popoli

«La nostra è un’associazione inter-parrocchiale ed è completa, perché vede rappresentati tutti i settori, dall’Acr ai giovanissimi, giovani e adulti – spiega Anna Proserpio, socia dell’Azione Cattolica di Costa Masnaga e Tabiago (Lecco) -. Certamente il gruppo più nutrito è quello degli adulti, con la presenza anche di soci che hanno più di cinquant’anni di storia associativa alle spalle, a fronte di qualche giovane, un gruppetto di adolescenti e circa una quindicina di acierrini».

Come mantenere l’equilibrio in un’associazione così varia?
Non è semplice coordinarci tra i cammini associativi comuni e la presenza più radicata in entrambe le parrocchie. Si riesce comunque a far prevalere l’unitarietà, grazie a un lavoro di progettazione e confronto con i responsabili del consiglio inter-parrocchiale di Ac.

Uno dei frutti di questo cammino associativo è il recente percorso di sensibilizzazione all’interculturalità e al dialogo interreligioso…
Esatto. Siamo stati i promotori della prima Festa dei Popoli, svoltasi agli inizi di ottobre a Costa Masnaga. Il tutto è nato dal desiderio dei soci di Ac di proporre un’occasione di incontro con le tante persone straniere che da tempo abitano nei nostri paesi. A guidarci è stato l’appello evangelico a realizzare, già qui e ora, quel Regno di Dio che si caratterizza per la convivenza fraterna tra genti provenienti da ogni luogo.

In questo progetto sono state coinvolte anche le associazioni e le istituzioni del territorio. Perché?
L’Azione Cattolica ha una vocazione speciale alla sinodalità e alla corresponsabilità. Abbiamo coinvolto associazioni e istituzioni del territorio, amministrazioni comunali e scuole, per progettare insieme la realizzazione di questo evento. I soci si sono mobilitati, partecipando agli incontri organizzativi, animando alcuni stand e i giochi il giorno della festa. La Chiesa “dalle genti” non è forse questo? Un luogo in cui tutti si trovano a casa e si sentono pienamente realizzati nella propria umanità sia a livello personale che a livello comunitario.

Quali saranno i prossimi passi?
Nella nostra associazione curiamo molto i percorsi formativi. Si tratta di momenti di incontro, di confronto, di analisi della realtà, di discernimento su come essere segno vivo del Vangelo nel quotidiano. Certamente non è semplice ricavare i tempi adeguati e “schiodarsi” da consuetudini e schemi consolidati, vincere le resistenze di alcuni soci che non si sentono all’altezza, vedono i numeri limitati a fronte della gloriosa Azione Cattolica degli anni di Armida Barelli. Per fortuna, poi, prevale l’affidamento allo Spirito, ci si infonde coraggio e anche un po’ di quella sana incoscienza che è l’essenza della sequela evangelica. Insomma, al posto di occupare spazi e strutture, ci esortiamo a vicenda ad avviare processi, a essere generativi.

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