Circa 50 mila persone hanno partecipato allo stadio Meazza all'incontro dei cresimandi e cresimati con l'Arcivescovo, che ha detto loro: «Vedere questi ragazzi riempie il mio cuore di consolazione e di gioia»

di Annamaria BRACCINI
Redazione

C’è davvero di più – per usare lo slogan che ha accompagnato l’anno oratoriano – allo Stadio di San Siro. E si sente. C’è “più” gioia e voglia di stare insieme, un segno “più” di positività che traspare dai volti, dai canti, dalla preghiera che unisce, quasi in una sola altissima voce, i 50 mila che fino al terzo anello del Meazza gremiscono gli spalti. Arrivati da tutta la Diocesi per l’incontro – tra i più attesi dell’anno – dei cresimandi e cresimati con l’Arcivescovo, al termine del Cammino dei “Cento giorni”. Con loro si affollano anche i papà e le mamme, le madrine e i padrini, i preti e le suore, mentre con il canto C’è di più inizia l’animazione ispirata al miracolo dei cinque pani e dei due pesci, attraverso tante coreografie, come sempre bellissime.
Insomma, è davvero una Chiesa intera, la nostra, quella che si muove per dire: «Sì, ci siamo e siamo tanti». E il Cardinale – che, prima di “scendere” in campo, acclamato come uno degli eroi moderni del pallone, anche lui sbircia lo stadio che ancora non smette di riempirsi e sorride – lo sottolinea: «Questi ragazzi sono il volto concreto della comunità cristiana, immagine di una Chiesa viva, una Chiesa che corre con il vento dello Spirito. Vedere questi ragazzi riempie il mio cuore di consolazione e di gioia».
Un affetto reciproco, evidente, è, d’altra parte, quello che lega questi ragazzi alla loro comunità, riflette ancora l’Arcivescovo, che nota: «Una delle questioni più importanti e decisive per la società nel suo complesso riguarda proprio questi giovani che devono essere amati, considerati e stimati nel loro giusto valore, aiutati nella loro crescita umana e evangelica».
Consapevolezza, questa, che guida anche l’intero intervento dell’Arcivescovo, che pare guardare i cresimandi negli occhi, uno per uno: «Dove sta, oggi, questa Chiesa viva che siamo noi? Non si trova nello spazio sacro del Duomo di Milano o delle chiese delle nostre parrocchie, ma in questo stadio, un grande stadio. Dunque in un luogo dove si grida il tifo per la squadra del cuore e ci si appassiona per la sua vittoria. Oggi in questo stadio c’è qualcosa di diverso, di nuovo, di sorprendente: oggi è il Signore Gesù che tifa per noi, per ciascuno di noi; tifa donandoci il suo stesso Spirito, lo Spirito santo: così egli si fa presente a ciascuno di noi, si fa nostro compagno e amico, diventa nostra forza e nostra gioia».
Fa un certo effetto sentire il silenzio che avvolge San Siro, rotto solo dagli applausi e, a conclusione, da un vero e proprio boato, quando l’Arcivescovo scandisce: «Fatevi voi il regalo più bello della vostra Cresima: siate fedeli, siate generosi nel partecipare alla Messa, la Domenica. Qui trovate l’amore e l’amicizia di Cristo; qui ricevete il dono dello Spirito santo; qui sta la sorgente, la forza, la gioia di essere “pietre vive” della Chiesa: della Chiesa giovane, bella, grande, gioiosa ed entusiasta, della Chiesa mossa dal vento e accesa dal fuoco dello Spirito santo; della Chiesa che amiamo e dalla quale siamo sempre amati».
Poi, quasi a dare una risposta immediata alla generosità chiesta ai giovani, il gesto, concretissimo, missionario per raccogliere fondi che verranno utilizzati per avviare una stazione radio a Kindu in Congo. E infine, dopo la consegna delle piccole colombe, segno dello Spirito e dell’alleanza eterna tra il Signore e il suo popolo, la festa grande, sulle note dell’Inno alla gioia di Beethoven con il Cardinale, i vescovi ausiliari, i vicari episcopali che compiono il “giro del campo”, tra applausi e ole. C’è davvero di più – per usare lo slogan che ha accompagnato l’anno oratoriano – allo Stadio di San Siro. E si sente. C’è “più” gioia e voglia di stare insieme, un segno “più” di positività che traspare dai volti, dai canti, dalla preghiera che unisce, quasi in una sola altissima voce, i 50 mila che fino al terzo anello del Meazza gremiscono gli spalti. Arrivati da tutta la Diocesi per l’incontro – tra i più attesi dell’anno – dei cresimandi e cresimati con l’Arcivescovo, al termine del Cammino dei “Cento giorni”. Con loro si affollano anche i papà e le mamme, le madrine e i padrini, i preti e le suore, mentre con il canto C’è di più inizia l’animazione ispirata al miracolo dei cinque pani e dei due pesci, attraverso tante coreografie, come sempre bellissime.Insomma, è davvero una Chiesa intera, la nostra, quella che si muove per dire: «Sì, ci siamo e siamo tanti». E il Cardinale – che, prima di “scendere” in campo, acclamato come uno degli eroi moderni del pallone, anche lui sbircia lo stadio che ancora non smette di riempirsi e sorride – lo sottolinea: «Questi ragazzi sono il volto concreto della comunità cristiana, immagine di una Chiesa viva, una Chiesa che corre con il vento dello Spirito. Vedere questi ragazzi riempie il mio cuore di consolazione e di gioia».Un affetto reciproco, evidente, è, d’altra parte, quello che lega questi ragazzi alla loro comunità, riflette ancora l’Arcivescovo, che nota: «Una delle questioni più importanti e decisive per la società nel suo complesso riguarda proprio questi giovani che devono essere amati, considerati e stimati nel loro giusto valore, aiutati nella loro crescita umana e evangelica».Consapevolezza, questa, che guida anche l’intero intervento dell’Arcivescovo, che pare guardare i cresimandi negli occhi, uno per uno: «Dove sta, oggi, questa Chiesa viva che siamo noi? Non si trova nello spazio sacro del Duomo di Milano o delle chiese delle nostre parrocchie, ma in questo stadio, un grande stadio. Dunque in un luogo dove si grida il tifo per la squadra del cuore e ci si appassiona per la sua vittoria. Oggi in questo stadio c’è qualcosa di diverso, di nuovo, di sorprendente: oggi è il Signore Gesù che tifa per noi, per ciascuno di noi; tifa donandoci il suo stesso Spirito, lo Spirito santo: così egli si fa presente a ciascuno di noi, si fa nostro compagno e amico, diventa nostra forza e nostra gioia».Fa un certo effetto sentire il silenzio che avvolge San Siro, rotto solo dagli applausi e, a conclusione, da un vero e proprio boato, quando l’Arcivescovo scandisce: «Fatevi voi il regalo più bello della vostra Cresima: siate fedeli, siate generosi nel partecipare alla Messa, la Domenica. Qui trovate l’amore e l’amicizia di Cristo; qui ricevete il dono dello Spirito santo; qui sta la sorgente, la forza, la gioia di essere “pietre vive” della Chiesa: della Chiesa giovane, bella, grande, gioiosa ed entusiasta, della Chiesa mossa dal vento e accesa dal fuoco dello Spirito santo; della Chiesa che amiamo e dalla quale siamo sempre amati».Poi, quasi a dare una risposta immediata alla generosità chiesta ai giovani, il gesto, concretissimo, missionario per raccogliere fondi che verranno utilizzati per avviare una stazione radio a Kindu in Congo. E infine, dopo la consegna delle piccole colombe, segno dello Spirito e dell’alleanza eterna tra il Signore e il suo popolo, la festa grande, sulle note dell’Inno alla gioia di Beethoven con il Cardinale, i vescovi ausiliari, i vicari episcopali che compiono il “giro del campo”, tra applausi e ole. – – L’intervento dell’Arcivescovo (https://www.chiesadimilano.it/or/ADMI/pagine/00_PORTALE/2010/cresimandi_siro.pdf) – Don Samuele Marelli: «Ognuno trovi nel Vangelo quel “di più”» – La testimonianza: «I ragazzi si sono sentiti parte di un mondo più grande» – Photogallery

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