La lettera di un sacerdote diocesano, da due mesi parroco fidei donum a Garoua (Camerun): in missione ritmi frenetici e la riscoperta dell'essenza del cristianesimo

di Don Alberto DELL'ACQUA
Redazione

Sono già passati quasi due mesi dalla mia nomina a parroco della nuova parrocchia dedicata al Santo curato d’Ars che si trova a Ngalbidje, uno dei quartieri periferici della grande città di Garoua, e mi sembra che da parroco il tempo voli ancora di più!
Dal martedì al sabato mi alzo alle 5 del mattino a Djamboutou, la parrocchia in cui ho vissuto finora (e che ancora mi ospita la sera e la notte, fino a quando non sarà pronto il presbiterio in quella nuova), in modo tale da prepararmi e quindi raggiungere con il pick-up l’area sacra di Ngalbidje a 9 km di distanza: là trovo sempre un buon numero di parrocchiani per la messa delle 6. La domenica la sveglia è alle 5,30, perché la messa è alle 8; mentre il lunedì i responsabili laici della comunità mi hanno detto che il prete deve poter riposare e così mi hanno “obbligato” ad avere la mattinata libera (posso dunque prendermi il lusso di alzarmi alle 6!).
Mi sono dato come primo obiettivo quello di entrare pian piano nella nuova realtà, cercando di incontrare e conoscere le persone, a partire dai responsabili della comunità, delle Comunità Ecclesiali Viventi e dei vari gruppi e movimenti esistenti. Sto cercando di aver anche un’attenzione “privilegiata” per i tanti giovani presenti.
Avendo trovato dei responsabili laici che mi sembra prendano davvero a cuore il loro servizio, la mia prima attenzione nei loro confronti è quella di non mortificarli “accaparrandomi” ciò che loro svolgono già bene, ma di stimolarli a continuare e a crescere nell’assumersi ulteriori responsabilità, agendo in collaborazione con me e sentendosi da me sostenuti, indirizzati, formati e consigliati.
Nel pomeriggio cerco sempre di trovare anche una buona mezz’ora di tempo per andare a vedere come funziona il cantiere per la costruzione del “presbiterio”, cioè gli uffici parrocchiali e la casa che mi ospiterà, insieme a un altro prete di Milano e a una famiglia o a un laico della nostra Diocesi, che vorranno condividere con noi qualche anno, sviluppando insieme un progetto di Pastorale giovanile (se qualcuno di voi fosse disponibile, fatemelo sapere!), che procede, almeno per ora, bene, velocemente e senza grossi intoppi.
Tornando poi la sera a Djamboutou, c’è sempre anche qualche “vecchio” parrocchiano, soprattutto i giovani che ho seguito maggiormente in questi anni, che chiede di potermi incontrare… e così la giornata sembra sempre non avere abbastanza ore disponibili!
Sempre a Djamboutou – atteso dall’1 settembre, ma giunto a destinazione solo qualche giorno fa, causa alcuni imprevisti -, è arrivato il prete camerunese che mi rimpiazza e che darà una mano a don Daniele nel passaggio della parrocchia di Djamboutou ai preti locali, nel prossimo mese di giugno: l’abbé André.
Continuo la mia “missione” sereno e contento anche di questa nuova opportunità che mi è stata data e delle ulteriori possibilità che mi saranno offerte nella nuova avventura da poco cominciata.
Ricordatemi nella preghiera, insieme a don Daniele (in Italia per la morte di suo papà), in particolare nella Giornata Mondiale Missionaria di domenica prossima… ricordandovi anche che ogni battezzato (e quindi ognuno di voi) è chiamato a essere “missionario” là dove vive (senza aspettare di partire per l’Africa!).
Un abbraccio forte!

Nelle foto sopra: momenti della celebrazione per la posa della prima pietra del cantiere alla presenza dell’Arcivescovo di Garoua, monsignor Antoine ‘Ntalou, e lo stato di avanzamento dei lavori del presbiterio alla data odierna Sono già passati quasi due mesi dalla mia nomina a parroco della nuova parrocchia dedicata al Santo curato d’Ars che si trova a Ngalbidje, uno dei quartieri periferici della grande città di Garoua, e mi sembra che da parroco il tempo voli ancora di più!Dal martedì al sabato mi alzo alle 5 del mattino a Djamboutou, la parrocchia in cui ho vissuto finora (e che ancora mi ospita la sera e la notte, fino a quando non sarà pronto il presbiterio in quella nuova), in modo tale da prepararmi e quindi raggiungere con il pick-up l’area sacra di Ngalbidje a 9 km di distanza: là trovo sempre un buon numero di parrocchiani per la messa delle 6. La domenica la sveglia è alle 5,30, perché la messa è alle 8; mentre il lunedì i responsabili laici della comunità mi hanno detto che il prete deve poter riposare e così mi hanno “obbligato” ad avere la mattinata libera (posso dunque prendermi il lusso di alzarmi alle 6!).Mi sono dato come primo obiettivo quello di entrare pian piano nella nuova realtà, cercando di incontrare e conoscere le persone, a partire dai responsabili della comunità, delle Comunità Ecclesiali Viventi e dei vari gruppi e movimenti esistenti. Sto cercando di aver anche un’attenzione “privilegiata” per i tanti giovani presenti.Avendo trovato dei responsabili laici che mi sembra prendano davvero a cuore il loro servizio, la mia prima attenzione nei loro confronti è quella di non mortificarli “accaparrandomi” ciò che loro svolgono già bene, ma di stimolarli a continuare e a crescere nell’assumersi ulteriori responsabilità, agendo in collaborazione con me e sentendosi da me sostenuti, indirizzati, formati e consigliati.Nel pomeriggio cerco sempre di trovare anche una buona mezz’ora di tempo per andare a vedere come funziona il cantiere per la costruzione del “presbiterio”, cioè gli uffici parrocchiali e la casa che mi ospiterà, insieme a un altro prete di Milano e a una famiglia o a un laico della nostra Diocesi, che vorranno condividere con noi qualche anno, sviluppando insieme un progetto di Pastorale giovanile (se qualcuno di voi fosse disponibile, fatemelo sapere!), che procede, almeno per ora, bene, velocemente e senza grossi intoppi.Tornando poi la sera a Djamboutou, c’è sempre anche qualche “vecchio” parrocchiano, soprattutto i giovani che ho seguito maggiormente in questi anni, che chiede di potermi incontrare… e così la giornata sembra sempre non avere abbastanza ore disponibili!Sempre a Djamboutou – atteso dall’1 settembre, ma giunto a destinazione solo qualche giorno fa, causa alcuni imprevisti -, è arrivato il prete camerunese che mi rimpiazza e che darà una mano a don Daniele nel passaggio della parrocchia di Djamboutou ai preti locali, nel prossimo mese di giugno: l’abbé André.Continuo la mia “missione” sereno e contento anche di questa nuova opportunità che mi è stata data e delle ulteriori possibilità che mi saranno offerte nella nuova avventura da poco cominciata.Ricordatemi nella preghiera, insieme a don Daniele (in Italia per la morte di suo papà), in particolare nella Giornata Mondiale Missionaria di domenica prossima… ricordandovi anche che ogni battezzato (e quindi ognuno di voi) è chiamato a essere “missionario” là dove vive (senza aspettare di partire per l’Africa!).Un abbraccio forte!Nelle foto sopra: momenti della celebrazione per la posa della prima pietra del cantiere alla presenza dell’Arcivescovo di Garoua, monsignor Antoine ‘Ntalou, e lo stato di avanzamento dei lavori del presbiterio alla data odierna – Chi è – Don Alberto dell’Acqua è nato a Busto Garolfo (Mi) il 7 marzo 1966. Originario di San Vittore Villa Cortese, è diventato sacerdote nel 1991. Dal 2006 è fidei donum a Garoua (Camerun).

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