Domenica 2 maggio l'Arcivescovo ha presieduto la celebrazione eucaristica in ricordo di quanti hanno intessuto la storia di questa comunità di esperienze vive

di Rosangela VEGETTI

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Per Milano la Ca’ Granda è l’Ospedale Maggiore di Niguarda, un tempo comune del territorio esterno alla città, ora invece parte integrante del tessuto urbano, con una popolazione variegata per l’immissione di nuovi cittadini immigrati e la drastica riduzione dei milanesi d’origine. Eppure qui il punto di riferimento è la grande chiesa in mattoni che sovrasta le case circostanti, contornata da esse come in uno stretto abbraccio, e intitolata a San Carlo.
Da circa un anno l’intera comunità parrocchiale è mobilitata in attività varie ed eventi significativi per sottolineare i 50 anni di fondazione della chiesa locale. E domenica 2 maggio, il cardinal Tettamanzi ha condiviso con la comunità la festa e presieduto la celebrazione eucaristica in ricordo e ringraziamento per quanti e quante hanno intessuto questa storia di esperienze vive, a partire da don Carlo Verga, primo parroco, che ora riposa nella chiesa stessa.
«I 50 anni di una comunità rappresentano una ricchezza grande», ha sottolineato il Cardinale rafforzando anche le parole del parroco, don Leone Nuzzolese, che ha ringraziato «la gente che ha saputo voler bene alla parrocchia dandole un volto accogliente». E la gente è accorsa numerosa per un incontro che nulla aveva di formale, ma tutto il calore di chi si trova bene nella casa del Signore.
L’Arcivescovo ha indicato alcuni punti di riflessione per il comune rendimento di grazie per quanto la comunità ha fatto nel corso della sua storia, pur con difficoltà e problemi, radicandosi profondamente nel territorio e ha invitato tutti a guardare avanti «riprendendo con energia e coraggio la responsabilità per il domani», un domani che appare talora annebbiato da preoccupazioni e incertezze, ma che va affrontato con la forza della comunione, dello stare insieme, nella carità e solidarietà.
Stare insieme, accogliendo gli altri e vincendo le solitudini, «per stare nella società che oggi è appesantita da problemi, lacerata e divisa» e che attende l’apporto di tutti e di tutte nella carità. Non c’è valore più grande della carità e questa è alla portata di tutti perché si esprime anche nei gesti più semplici e umili: «Un gesto piccolo, un sorriso, una parola possono dare molto ed essere frutto di grande carità».
«Se il bene della comunione – ha detto il Cardinale – fa fiorire opere di carità, questa comunità è grandiosa». E il Cristo risorto è presenza viva che accompagna e condivide la quotidiana vita di ciascuno e della comunità. La grande e bella chiesa di S. Carlo rafforza, con la sua storia e la sua testimonianza, il valore della vera cattedrale che è il cuore di ogni persona, lo spazio sacro dell’incontro di Dio con ogni sua creatura.
Il senso dello stare insieme è dato dal bel coro che anima la liturgia, dalle varie iniziative che il bollettino parrocchiale “il SanCarlino” indica per le settimane a venire, dall’oratorio che accoglie i bambini e ragazzi, ma anche da quattro gruppi teatrali che sono impegnati a proporre testi anche in dialetto milanese che, a detta del parroco, è molto amato e ambito proprio dai numerosi musulmani che vivono nel quartiere.

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