Convegno organizzato dall'Ufficio diocesano per la Pastorale della Salute presso la Curia arcivescovile

di don Gian Maria COMOLLI
Redazione

“La cura pastorale delle persone con problemi mentali” è il tema del convegno organizzato dall’Ufficio diocesano per la Pastorale della Salute, sabato 15 maggio, dalle 9.30 alle 12.30, presso la Sala Convegni della Curia Arcivescovile, in piazza Fontana 2 a Milano.
L’incontro, che sarà aperto da monsignor Eros Monti, Vicario episcopale della Diocesi per la Vita sociale, offrirà un contributo per la crescita di una cultura che sappia abbattere lo stigma concernente la sofferenza mentale e i preconcetti verso il portatore di handicap psichico affinché sia introdotto nel contesto societario, lavorativo ed ecclesiale, per restituirgli il diritto di cittadinanza e migliorare la sua qualità di vita.
Interverranno lo psichiatra Franco Poterzio e il teologo Gianni Cervellera; poi sarà presentata l’esperienza, ritenuta significativa, di una Comunità riabilitativa di Sesto San Giovanni; dopo il dibattito, le conclusioni saranno affidate a monsignor Pietro Cresseri, responsabile dell’Ufficio diocesano per la Pastorale della Salute. Quello della “malattia mentale” o “disagio psichico” è un fenomeno ampio e complesso che colpisce molteplici soggetti con sintomi diversi ed interessa l’individuo nella sua globalità. Infatti, questo stato, accompagna la persona con varie intensità per lunga parte della vita invadendo le sfere del personale e del sociale e coinvolgendo tutti coloro che interagiscono con la persona in difficoltà.
Molteplici sono le definizioni proposte per identificare la malattia mentale; solitamente quando parla di patologia mentale si fa riferimento ad uno stato di intensa sofferenza psichica, protratto nel tempo, che va ad incidere sugli aspetti del quotidiano, favorendo l’insorgenza di altre problematiche esistenziali, sociali e famigliari.
Il totale delle persone affette da sofferenza mentale, più o meno grave, è enorme: circa un miliardo nel mondo, pari a 1/5 della popolazione e le proiezioni indicano questi disturbi in forte e rapido aumento. Molti di questi soggetti, con diversi indici di gravità, conducono una vita apparentemente “normale” all’esterno, ma accompagnata da notevoli sofferenze interiori. I più gravi sono invece “nascosti” nelle nostre città e nei nostri paesi. Troviamo, inoltre, le problematiche psichiatriche legate all’abuso di sostanze e di alcol e quelle relative all’etnopsichiatria, cioè agli immigrati. L’ampiezza del fenomeno è illustrato anche dalle numerose evidenze scientifiche che dimostrano la correlazione tra disturbo mentale, in particolare la condizione di depressione, e l’incremento del rischio di insorgenza di alcune patologie fisiche, la frequenza di complicanze, l’aumento della mortalità. Delle statistiche affermano che un terzo dei sintomi fisici è riconducibile a un disturbo mentale.
Da ultimo non possiamo scordare la gestione dei malesseri mentali non psicotici: depressioni, disturbi del comportamento alimentare, tutela della salute mentale dei bambini e degli adolescenti; interventi di sostegno per le famiglie dei malati con patologie mentali gravi. Quelli descritti sono quadri ad altissimo impatto sociale, che determinano notevoli sofferenze per chi ne è affetto ma anche per l’ambiente di riferimento e quello societario.
Negli ultimi decenni, passando da una logica medico-centrata ad una connotazione di tipo sociale, si è compiuto un positivo percorso nei confronti dell’uomo mentalmente fragile che era ritenuto pericoloso, da tenersi contenuto e custodito in luoghi chiusi ed isolati. In Lombardia i soggetti in cura psichiatrica sono circa 110.000; di questi il 25% soffre di schizofrenia e il 30% di depressione. Non va tralasciata, dunque, l’azione pastorale anche per questi soggetti. “La cura pastorale delle persone con problemi mentali” è il tema del convegno organizzato dall’Ufficio diocesano per la Pastorale della Salute, sabato 15 maggio, dalle 9.30 alle 12.30, presso la Sala Convegni della Curia Arcivescovile, in piazza Fontana 2 a Milano.L’incontro, che sarà aperto da monsignor Eros Monti, Vicario episcopale della Diocesi per la Vita sociale, offrirà un contributo per la crescita di una cultura che sappia abbattere lo stigma concernente la sofferenza mentale e i preconcetti verso il portatore di handicap psichico affinché sia introdotto nel contesto societario, lavorativo ed ecclesiale, per restituirgli il diritto di cittadinanza e migliorare la sua qualità di vita.Interverranno lo psichiatra Franco Poterzio e il teologo Gianni Cervellera; poi sarà presentata l’esperienza, ritenuta significativa, di una Comunità riabilitativa di Sesto San Giovanni; dopo il dibattito, le conclusioni saranno affidate a monsignor Pietro Cresseri, responsabile dell’Ufficio diocesano per la Pastorale della Salute. Quello della “malattia mentale” o “disagio psichico” è un fenomeno ampio e complesso che colpisce molteplici soggetti con sintomi diversi ed interessa l’individuo nella sua globalità. Infatti, questo stato, accompagna la persona con varie intensità per lunga parte della vita invadendo le sfere del personale e del sociale e coinvolgendo tutti coloro che interagiscono con la persona in difficoltà.Molteplici sono le definizioni proposte per identificare la malattia mentale; solitamente quando parla di patologia mentale si fa riferimento ad uno stato di intensa sofferenza psichica, protratto nel tempo, che va ad incidere sugli aspetti del quotidiano, favorendo l’insorgenza di altre problematiche esistenziali, sociali e famigliari.Il totale delle persone affette da sofferenza mentale, più o meno grave, è enorme: circa un miliardo nel mondo, pari a 1/5 della popolazione e le proiezioni indicano questi disturbi in forte e rapido aumento. Molti di questi soggetti, con diversi indici di gravità, conducono una vita apparentemente “normale” all’esterno, ma accompagnata da notevoli sofferenze interiori. I più gravi sono invece “nascosti” nelle nostre città e nei nostri paesi. Troviamo, inoltre, le problematiche psichiatriche legate all’abuso di sostanze e di alcol e quelle relative all’etnopsichiatria, cioè agli immigrati. L’ampiezza del fenomeno è illustrato anche dalle numerose evidenze scientifiche che dimostrano la correlazione tra disturbo mentale, in particolare la condizione di depressione, e l’incremento del rischio di insorgenza di alcune patologie fisiche, la frequenza di complicanze, l’aumento della mortalità. Delle statistiche affermano che un terzo dei sintomi fisici è riconducibile a un disturbo mentale.Da ultimo non possiamo scordare la gestione dei malesseri mentali non psicotici: depressioni, disturbi del comportamento alimentare, tutela della salute mentale dei bambini e degli adolescenti; interventi di sostegno per le famiglie dei malati con patologie mentali gravi. Quelli descritti sono quadri ad altissimo impatto sociale, che determinano notevoli sofferenze per chi ne è affetto ma anche per l’ambiente di riferimento e quello societario.Negli ultimi decenni, passando da una logica medico-centrata ad una connotazione di tipo sociale, si è compiuto un positivo percorso nei confronti dell’uomo mentalmente fragile che era ritenuto pericoloso, da tenersi contenuto e custodito in luoghi chiusi ed isolati. In Lombardia i soggetti in cura psichiatrica sono circa 110.000; di questi il 25% soffre di schizofrenia e il 30% di depressione. Non va tralasciata, dunque, l’azione pastorale anche per questi soggetti.

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