Nella prima giornata del pellegrinaggio a conclusione dell'Anno Sacerdotale, la celebrazione eucaristica presieduta dal card. Tettamanzi nella Basilica di�S. Pietro

di Annamaria BRACCINI
Redazione

I dodici Kyrie ambrosiani che risuonano in San Pietro e aprono la celebrazione eucaristica che il cardinale Tettamanzi presiede presso l’altare della Cattedra petrina dicono subito, simbolicamente, l’appartenenza a una Chiesa locale pellegrina nel cuore della Chiesa universale.
Sono oltre 100 i preti ambrosiani che, guidati dall’Arcivescovo, hanno scelto di concludere l’Anno Sacerdotale con il pellegrinaggio a Roma e il rito solenne presieduto dal Santo Padre. Oggi sono riuniti tutti insieme a fianco del Cardinale che, a nome di tutti, rende grazie proprio per l’Anno Sacerdotale ormai al termine e, sottolinea, per «la comunione particolare che ci ha unito al Santo Padre». Insieme, dai ragazzi del Seminario ai più anziani, «vero corpo di un’unica cattolicità universale di cui noi sacerdoti siamo immagine», che lega anche qualche presbitero straniero che, uditi i canti e la liturgia, si ferma a pregare e, a mezza voce, accompagna i concelebranti.
È appunto nel rimando ripetuto al magistero di Benedetto XVI che «siamo venuti a onorare e a vedere», che Tettamanzi parla ai “suoi” preti: «Abbiamo ricevuto un grande dono dal Signore, e anche se ora questo Anno Straordinario conosce il suo tramonto, non tramonta l’intenzionalità che lo ha fatto vibrare. Questo ci obbliga a una consapevolezza più seria e responsabile della nostra chiamata».
Da qui, poi, il soffermarsi sul senso del sacerdozio ordinato, inserito nel sacerdozio comune a tutti i battezzati. Con un’unica fonte, Cristo. «C’è un vincolo assoluto tra noi presbiteri e i fedeli, tanto più necessario nel mondo di oggi», dice ancora l’Arcivescovo. Legame biunivoco di arricchimento reciproco, si potrebbe dire. E il richiamo, qui, si fa chiaro, anche con le parole del Santo Curato d’Ars, patrono dei parroci, che diceva: «La causa della rilassatezza del sacerdote è che non fa attenzione alla Messa, che la celebra come se fosse “cosa ordinaria”, mentre è necessaria una testimonianza forte e credibile». E ancora: «Guai a danneggiare coloro che siamo tenuti a salvare».
Tutti dobbiamo vivere un cammino di redenzione e di conversione. Così il pensiero va a Sant’Ambrogio, perché «la nostra conversione sacerdotale sia contagiosa e diventi, per ognuno, percorso di fede e di testimonianza, dunque, evento ecclesiale. La figura della Chiesa sta in quella donna che disse: “Guariscimi e sarò guarita”. Donna certa di essere salva, se avesse potuto toccare il lembo del mantello».
I pellegrini oggi si ritroveranno ancora per i Vespri nella chiesa del Gesù e, alle 20.30, per la Veglia di preghiera, presieduta da Benedetto XVI in Piazza San Pietro. Mai come in questi giorni, davvero, Ubi Petrus, ibi ecclesia mediolanensis. I dodici Kyrie ambrosiani che risuonano in San Pietro e aprono la celebrazione eucaristica che il cardinale Tettamanzi presiede presso l’altare della Cattedra petrina dicono subito, simbolicamente, l’appartenenza a una Chiesa locale pellegrina nel cuore della Chiesa universale.Sono oltre 100 i preti ambrosiani che, guidati dall’Arcivescovo, hanno scelto di concludere l’Anno Sacerdotale con il pellegrinaggio a Roma e il rito solenne presieduto dal Santo Padre. Oggi sono riuniti tutti insieme a fianco del Cardinale che, a nome di tutti, rende grazie proprio per l’Anno Sacerdotale ormai al termine e, sottolinea, per «la comunione particolare che ci ha unito al Santo Padre». Insieme, dai ragazzi del Seminario ai più anziani, «vero corpo di un’unica cattolicità universale di cui noi sacerdoti siamo immagine», che lega anche qualche presbitero straniero che, uditi i canti e la liturgia, si ferma a pregare e, a mezza voce, accompagna i concelebranti.È appunto nel rimando ripetuto al magistero di Benedetto XVI che «siamo venuti a onorare e a vedere», che Tettamanzi parla ai “suoi” preti: «Abbiamo ricevuto un grande dono dal Signore, e anche se ora questo Anno Straordinario conosce il suo tramonto, non tramonta l’intenzionalità che lo ha fatto vibrare. Questo ci obbliga a una consapevolezza più seria e responsabile della nostra chiamata».Da qui, poi, il soffermarsi sul senso del sacerdozio ordinato, inserito nel sacerdozio comune a tutti i battezzati. Con un’unica fonte, Cristo. «C’è un vincolo assoluto tra noi presbiteri e i fedeli, tanto più necessario nel mondo di oggi», dice ancora l’Arcivescovo. Legame biunivoco di arricchimento reciproco, si potrebbe dire. E il richiamo, qui, si fa chiaro, anche con le parole del Santo Curato d’Ars, patrono dei parroci, che diceva: «La causa della rilassatezza del sacerdote è che non fa attenzione alla Messa, che la celebra come se fosse “cosa ordinaria”, mentre è necessaria una testimonianza forte e credibile». E ancora: «Guai a danneggiare coloro che siamo tenuti a salvare».Tutti dobbiamo vivere un cammino di redenzione e di conversione. Così il pensiero va a Sant’Ambrogio, perché «la nostra conversione sacerdotale sia contagiosa e diventi, per ognuno, percorso di fede e di testimonianza, dunque, evento ecclesiale. La figura della Chiesa sta in quella donna che disse: “Guariscimi e sarò guarita”. Donna certa di essere salva, se avesse potuto toccare il lembo del mantello».I pellegrini oggi si ritroveranno ancora per i Vespri nella chiesa del Gesù e, alle 20.30, per la Veglia di preghiera, presieduta da Benedetto XVI in Piazza San Pietro. Mai come in questi giorni, davvero, Ubi Petrus, ibi ecclesia mediolanensis. – – Photogallery

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