Domenica 3 ottobre il pellegrinaggio promosso dai vescovi lombardi. Don Giancarlo Quadri: «Costruire il dialogo a partire dalle affinità:�famiglia e bambini»

di Cristina CONTI
Redazione

Un momento di preghiera alla Madonna per iniziare insieme il nuovo anno. Anche quest’anno la Conferenza episcopale lombarda sostiene e promuove l’ormai tradizionale “Pellegrinaggio dei migranti”, un momento per richiamare tutti i cristiani alla preghiera e alla riflessione sul fenomeno migratorio, la presenza dei migranti e sui particolari risvolti religiosi, civili e sociali che ne derivano. Dal Giubileo del 2000 questo è un appuntamento che si svolge ormai ogni anno.
«La prima volta l’abbiamo fatto alla Madonna di Caravaggio. Poi i fedeli hanno chiesto nuove mete. Abbiamo perciò pensato di fare un giro nei diversi santuari della diocesi e nelle cattedrali dedicate a Maria. Siamo stati a Como due anni fa e adesso vogliamo girare le altre città, partendo da Milano, dove la presenza di immigrati è più forte e il bisogno di unità è maggiore», spiega don Giancarlo Quadri, responsabile dell’iniziativa.
Così quest’anno gli uffici per la Pastorale dei migranti delle diocesi lombarde propongono a tutti i migranti, ma anche tutti coloro che si sentono tali, un pellegrinaggio al Duomo di Milano domenica 3 ottobre. «È un momento di intensa spiritualità, che ci permette di riconoscerci fratelli nella fede e di iniziare insieme un nuovo anno sociale, religioso e pastorale, con l’aiuto della Madonna», aggiunge don Quadri.
Peruviani, filippini, equadoregni. Sono solo alcune delle tante nazionalità presenti in Italia. Immigrati che vengono nel nostro Paese per lavorare e in cerca di condizioni di vita migliori. Uomini, donne che lavorano insieme a noi e bambini che studiano insieme ai nostri figli. Ormai nelle scuole circa il 30 per cento di bambini e ragazzi è figlio di migranti e la prospettiva è si arrivare al 50 per cento. Ma troppo spesso si parla di loro collegandoli ad argomenti negativi: degrado della società, mancanza di sicurezza, contrapposizione tra culture, abitudini e stili di vita.
«È ormai diventata un’abitudine sentir parlare in modo negativo degli immigrati. Sembra quasi che la frase preferita dai politici e dai mass media sia “Se se ne vanno è meglio”. Ma in questo modo non ci si rende conto che ormai queste persone fanno parte a tutti gli effetti della nostra società. Ecco perché, oggi più che mai, è importante insistere su ciò che abbiamo in comune e non su ciò che ci divide», sottolinea Quadri.
Sarà un momento molto sentito da tutta la comunità. Sono tra le quattro e le cinquemila persone, infatti, coloro che partecipano ogni anno a questa iniziativa. Il tema scelto per quest’anno è particolarmente amato dall’Arcivescovo: “Unità con responsabilità e solidarietà. Un solo Signore, un solo Battesimo, un solo Dio Padre di tutti”. «Con la scelta di questo tema vogliamo tralasciare tutti i motivi di contrasto che possono esserci tra italiani e stranieri. L’obiettivo, invece, è quello di concentrarsi e di sviluppare tutte le questioni che stanno attorno alla famiglia e ai bambini», prosegue don Quadri.
In un momento di crisi economica e precarietà del lavoro, difficoltà che coinvolgono tutti, italiani e non, l’accoglienza e il dialogo diventano centrali per costruire una vita comune. E in questa prospettiva, problemi come quello della sicurezza trovano una risposta non in controlli di polizia e coprifuoco, ma in politiche che possano mettere al centro la famiglia e le sue esigenze. «In particolar modo mi sembra inutile chiamare stranieri i bambini figli di migranti. Sono italiani a tutti gli effetti perché nati in Italia e perché parlano italiano. Bisogna rendersi conto ormai che è importante l’apporto che gli immigrati danno al nostro Paese e alle nostre comunità», precisa.
Ecco allora che la situazione della scuola, degli oratori, la fatica dell’educazione cristiana e religiosa delle nuove generazioni, problemi che si possono toccare con mano ogni giorno, diventano una base comune su cui discutere insieme. «È importante in questo momento riflettere su un nuovo tipo di cittadinanza. Ci vuole un nuovo impegno educativo che possa coinvolgere i bambini, i giovani e anche gli adulti. È a questo vuole servire il nostro pellegrinaggio», conclude. Un momento di preghiera alla Madonna per iniziare insieme il nuovo anno. Anche quest’anno la Conferenza episcopale lombarda sostiene e promuove l’ormai tradizionale “Pellegrinaggio dei migranti”, un momento per richiamare tutti i cristiani alla preghiera e alla riflessione sul fenomeno migratorio, la presenza dei migranti e sui particolari risvolti religiosi, civili e sociali che ne derivano. Dal Giubileo del 2000 questo è un appuntamento che si svolge ormai ogni anno.«La prima volta l’abbiamo fatto alla Madonna di Caravaggio. Poi i fedeli hanno chiesto nuove mete. Abbiamo perciò pensato di fare un giro nei diversi santuari della diocesi e nelle cattedrali dedicate a Maria. Siamo stati a Como due anni fa e adesso vogliamo girare le altre città, partendo da Milano, dove la presenza di immigrati è più forte e il bisogno di unità è maggiore», spiega don Giancarlo Quadri, responsabile dell’iniziativa.Così quest’anno gli uffici per la Pastorale dei migranti delle diocesi lombarde propongono a tutti i migranti, ma anche tutti coloro che si sentono tali, un pellegrinaggio al Duomo di Milano domenica 3 ottobre. «È un momento di intensa spiritualità, che ci permette di riconoscerci fratelli nella fede e di iniziare insieme un nuovo anno sociale, religioso e pastorale, con l’aiuto della Madonna», aggiunge don Quadri.Peruviani, filippini, equadoregni. Sono solo alcune delle tante nazionalità presenti in Italia. Immigrati che vengono nel nostro Paese per lavorare e in cerca di condizioni di vita migliori. Uomini, donne che lavorano insieme a noi e bambini che studiano insieme ai nostri figli. Ormai nelle scuole circa il 30 per cento di bambini e ragazzi è figlio di migranti e la prospettiva è si arrivare al 50 per cento. Ma troppo spesso si parla di loro collegandoli ad argomenti negativi: degrado della società, mancanza di sicurezza, contrapposizione tra culture, abitudini e stili di vita.«È ormai diventata un’abitudine sentir parlare in modo negativo degli immigrati. Sembra quasi che la frase preferita dai politici e dai mass media sia “Se se ne vanno è meglio”. Ma in questo modo non ci si rende conto che ormai queste persone fanno parte a tutti gli effetti della nostra società. Ecco perché, oggi più che mai, è importante insistere su ciò che abbiamo in comune e non su ciò che ci divide», sottolinea Quadri.Sarà un momento molto sentito da tutta la comunità. Sono tra le quattro e le cinquemila persone, infatti, coloro che partecipano ogni anno a questa iniziativa. Il tema scelto per quest’anno è particolarmente amato dall’Arcivescovo: “Unità con responsabilità e solidarietà. Un solo Signore, un solo Battesimo, un solo Dio Padre di tutti”. «Con la scelta di questo tema vogliamo tralasciare tutti i motivi di contrasto che possono esserci tra italiani e stranieri. L’obiettivo, invece, è quello di concentrarsi e di sviluppare tutte le questioni che stanno attorno alla famiglia e ai bambini», prosegue don Quadri.In un momento di crisi economica e precarietà del lavoro, difficoltà che coinvolgono tutti, italiani e non, l’accoglienza e il dialogo diventano centrali per costruire una vita comune. E in questa prospettiva, problemi come quello della sicurezza trovano una risposta non in controlli di polizia e coprifuoco, ma in politiche che possano mettere al centro la famiglia e le sue esigenze. «In particolar modo mi sembra inutile chiamare stranieri i bambini figli di migranti. Sono italiani a tutti gli effetti perché nati in Italia e perché parlano italiano. Bisogna rendersi conto ormai che è importante l’apporto che gli immigrati danno al nostro Paese e alle nostre comunità», precisa.Ecco allora che la situazione della scuola, degli oratori, la fatica dell’educazione cristiana e religiosa delle nuove generazioni, problemi che si possono toccare con mano ogni giorno, diventano una base comune su cui discutere insieme. «È importante in questo momento riflettere su un nuovo tipo di cittadinanza. Ci vuole un nuovo impegno educativo che possa coinvolgere i bambini, i giovani e anche gli adulti. È a questo vuole servire il nostro pellegrinaggio», conclude. Il programma – Il pellegrinaggio dei migranti si svolgerà il 3 ottobre ed è fortemente voluto dalla Cel e dalla Migrantes lombarda, come significativa esperienza di cura pastorale, assistenza spirituale e integrazione nella Chiesa locale dei migranti cattolici. Impegno e attenzione che oggi sono molto necessarie alla società e che si esprimono soprattutto come responsabilità culturale per riconoscere e rivedere luoghi comuni e idee errate, troppo spesso presenti nelle nostre comunità. Il ritrovo dei partecipanti è previsto alle ore 13 nella piazzetta di Santo Stefano, antistante l’omonima chiesa. Qui i fedeli si riuniranno per un breve momento di preghiera. Alle ore 13.30, invece, partirà una processione e il corteo si dirigerà verso piazza Duomo. L’ingresso nella cattedrale è previsto alle ore 14.30, mentre alle ore 15 i fedeli potranno partecipare alla S. Messa, presieduta dall’arcivescovo Dionigi Tettamanzi. – La Milano multietnica? Sui banchi di scuola

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