Figlia dell'Immacolata Concezione di Buenos Aires, ha trascorso gran parte della sua vita a Milano. La cerimonia nella Basilica di S. Maria Maggiore a Roma

di Ennio APECITI
Redazione

Domenica 30 maggio, nella basilica di S. Maria Maggiore in Roma sarà proclamata beata Madre Pierina De Micheli (1890-1945). Non c’era luogo più adatto per la cerimonia, perché occorreva mettere d’accordo un poco tutti. Madre Pierina, infatti, ha trascorso gran parte della sua vita a Milano; appartiene a un Istituto religioso nato in Argentina, le Figlie dell’Immacolata Concezione di Buenos Aires, ove visse per circa due anni; per circa dieci anni fu superiora della Comunità di Roma, che lasciò su un camion di fortuna nel giugno del 1945, mentre l’Italia sprofondava nel caos del dopoguerra; giunta a Milano, si recò presso Novara, a Centonara d’Artò, per un breve periodo di silenzio e di preghiera.
La raggiunse la morte proprio in quel luogo, ove era andata quasi “per caso”, “per qualche giorno”. Succede ai santi: il cardinale Schuster morì a Venegono proprio il giorno in cui aveva deciso di tornare a Milano, perché gli sembrava di avere riposato abbastanza. Madre Pierina e il beato cardinale Schuster erano fatti per intendersi e, in effetti, fu l’arcivescovo che donò a Madre Pierina un’immagine del Volto della Sindone, il Volto Santo, incaricandola di diffonderne la devozione. Cosa che madre Pierina fece, coniando una medaglia, riproducente quel Volto e sull’altra faccia un’ostia, in forma di sole. Domenica 30 maggio, nella basilica di S. Maria Maggiore in Roma sarà proclamata beata Madre Pierina De Micheli (1890-1945). Non c’era luogo più adatto per la cerimonia, perché occorreva mettere d’accordo un poco tutti. Madre Pierina, infatti, ha trascorso gran parte della sua vita a Milano; appartiene a un Istituto religioso nato in Argentina, le Figlie dell’Immacolata Concezione di Buenos Aires, ove visse per circa due anni; per circa dieci anni fu superiora della Comunità di Roma, che lasciò su un camion di fortuna nel giugno del 1945, mentre l’Italia sprofondava nel caos del dopoguerra; giunta a Milano, si recò presso Novara, a Centonara d’Artò, per un breve periodo di silenzio e di preghiera.La raggiunse la morte proprio in quel luogo, ove era andata quasi “per caso”, “per qualche giorno”. Succede ai santi: il cardinale Schuster morì a Venegono proprio il giorno in cui aveva deciso di tornare a Milano, perché gli sembrava di avere riposato abbastanza. Madre Pierina e il beato cardinale Schuster erano fatti per intendersi e, in effetti, fu l’arcivescovo che donò a Madre Pierina un’immagine del Volto della Sindone, il Volto Santo, incaricandola di diffonderne la devozione. Cosa che madre Pierina fece, coniando una medaglia, riproducente quel Volto e sull’altra faccia un’ostia, in forma di sole. Battezzata a Milano in San Pietro in Sala La vita della prossima beata ambrosiana si svolse in gran parte nella parrocchia di San Pietro in Sala, nei primi anni del Novecento già una delle parrocchie più popolose di Milano, posta com’era (allora) alla periferia della grande città. Qui, in S. Pietro in Sala, fu battezzata l’11 settembre 1890, il giorno stesso della sua nascita. Qui, bambina di neppure due anni d’età, insieme ai due fratelli e alle tre sorelle accompagnò suo padre alla sepoltura (1 aprile 1892); qui fece la comunione, il 3 maggio 1898, mentre iniziavano gli scioperi che il generale Bava Beccaris avrebbe stroncato facendo sparare fucili e cannoni contro gli scioperanti; qui ricevette la cresima, il 26 giugno, mentre ancora si piangevano le vittime innocenti di tanta feroce follia omicida, che disgraziatamente il re premiò: diede la medaglia d’oro al generale assassino, Bava Beccaris appunto. Una parrocchia per due beati In S. Pietro in Sala suo fratello Riccardo celebrò la sua prima messa (28 maggio 1899) e qui si trovava il Noviziato dell’Istituto religioso in cui volle entrare, le Figlie dell’Immacolata Concezione di Buenos Aires (15 ottobre 1913). In questa chiesa la piccola Giuseppina (come si chiamava prima di diventare suora), il Venerdì Santo 1902, a dodici anni d’età si era recata per “baciare il crocifisso” e sentì come una voce chiara, distinta che le domandava: «Nessuno mi dà un bacio d’amore in volto, per riparare il bacio di Giuda?». La ragazza si guardò intorno, pensando che la voce fosse stata udita da tutti, ma notò che tutti continuavano a baciare la piaga del costato, le ferite dei chiodi. Allora attese il suo turno e baciò quel Volto con un impeto d’amore sincero.Parrocchia fortunata quella di S. Pietro in Sala: in quegli stessi anni fu abitata da due beati: madre Pierina e don Carlo Gnocchi. Con ogni probabilità si conobbero, si parlarono, si aiutarono. Forse succede sempre così: i santi non si mettono in mostra, lavorano con discrezione e tenacia, seminando un poco di pace e di bontà tra coloro che il Signore gli ha fatto incontrare. In famiglia quattro vocazioni La prossima beata ambrosiana, madre Pierina De Micheli, può insegnarci due cose: l’importanza dell’esempio e del coraggio.L’esempio. Giuseppina, così fu chiamata alla nascita in memoria del fratello Giuseppe, morto poco prima, a tredici anni; rimase orfana due anni, ma la mamma non si perse d’animo, anzi educò i sei figli con cui era rimasta ad avere sempre fiducia e non risparmiarsi, quando occorre fare del bene. Così fu “normale” per quei ragazzi, che il fratello Riccardo entrasse in Seminario; che la sorella Angelina divenisse suora di clausura tra le Sacramentine e che l’altra sorella Maria si consacrasse tra le Orsoline di San Carlo.Fu proprio durante la vestizione di Maria che Giuseppina si sentì “chiamata” sulla stessa strada. All’inizio resistette alla “voce”: aveva un carattere indipendente, un poco ribelle e non voleva essere condizionata da quello che succedeva in famiglia, ma alla fine non oppose resistenza: la vita di donazione delle sorelle e del fratello che attirava più che il suo carattere.Fu coraggiosa: entrò tra le Figlie dell’Immacolata Concezione di Buenos Aires, un ordine religioso fondato appena nove anni prima (1904) a Buenos Aires da un’italiana, madre Maria Eufrasia Jaconis. Queste suore, ponendosi sotto la protezione di Maria Immacolata, avrebbero assistito anziani e malati, e si sarebbero dedicate all’educazione dei piccoli nell’asilo, dei ragazzi e dei giovani nella scuola, annessa all’Istituto, poiché la loro Fondatrice era convinta che la prima carità è la formazione del cuore e l’educazione della mente.

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