Con la Domenica delle Palme entriamo nella Settimana Autentica, perché attraverso i segni liturgici siamo chiamati a rivivere il mistero di morte e risurrezione, di umiliazione e glorificazione della Pasqua del Signore

di Luigi NASON
Redazione

Con la Domenica delle Palme entriamo nella Settimana Autentica, che tra tutte è la più eminente, perché attraverso i segni liturgici siamo chiamati a rivivere il mistero di morte e risurrezione, di umiliazione e glorificazione della Pasqua del Signore. La liturgia domenicale, con le sue differenti angolature, è preludio alla Pasqua e suscita il nostro desiderio di seguire il Signore. Nella prima forma celebrativa, il ricordo dell’Ingresso di Gesù a Gerusalemme accompagnato dalla folla osannante che reca in mano rami di palma e di ulivo (Vangelo alla Messa unita alla processione: Giovanni 12,12-16), preparato dalla profezia di Zaccaria – «Ecco, a te viene il tuo re; egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino» (9,9-10) – viene letto in un orizzonte di salvezza. Cristo entra a Gerusalemme per regnare dalla croce: «È piaciuto a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli» (Epistola alla Messa unita alla processione: Colossesi 1,15-20). Nella seconda celebrazione, al centro è il racconto della cena e dell’unzione di Betania «sei giorni prima della Pasqua» (Vangelo alla Messa nel giorno: Giovanni 11,55-12,11), dove le due figure contrapposte di Maria, la sorella di Lazzaro, e Giuda, il discepolo che non ha saputo amare, indicano la via per quanti desiderano restare fedeli al Signore, superando le tenebre del tradimento, dell’infedeltà, della paura, della morte e conservando il «profumo prezioso» della fede. Il mistero di Cristo è interpretato alla luce del quarto canto del “servo del Signore” (52,13-53,12): «Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Per le sue piaghe noi siamo stati guariti» (Lettura nella Messa nel giorno). Per questo la liturgia ci invita a fissare il nostro sguardo su di Lui: tenete «fisso lo sguardo su Gesù, che si sottopose alla croce» (Epistola alla Messa nel giorno: Ebrei 12,1b-3). Sia quindi la stessa liturgia ad illuminare e sostenere la preghiera personale lungo l’intera settimana: «Fratelli, seguiamo il cammino di Cristo che conduce a salvezza. Egli morì per noi, lasciando un esempio. Sulla croce portò nel suo corpo i nostri peccati perché, morendo alla colpa, risorgessimo alla vita di grazia» (antifona dopo il Vangelo alla Messa nel giorno). Con la Domenica delle Palme entriamo nella Settimana Autentica, che tra tutte è la più eminente, perché attraverso i segni liturgici siamo chiamati a rivivere il mistero di morte e risurrezione, di umiliazione e glorificazione della Pasqua del Signore. La liturgia domenicale, con le sue differenti angolature, è preludio alla Pasqua e suscita il nostro desiderio di seguire il Signore. Nella prima forma celebrativa, il ricordo dell’Ingresso di Gesù a Gerusalemme accompagnato dalla folla osannante che reca in mano rami di palma e di ulivo (Vangelo alla Messa unita alla processione: Giovanni 12,12-16), preparato dalla profezia di Zaccaria – «Ecco, a te viene il tuo re; egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino» (9,9-10) – viene letto in un orizzonte di salvezza. Cristo entra a Gerusalemme per regnare dalla croce: «È piaciuto a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli» (Epistola alla Messa unita alla processione: Colossesi 1,15-20). Nella seconda celebrazione, al centro è il racconto della cena e dell’unzione di Betania «sei giorni prima della Pasqua» (Vangelo alla Messa nel giorno: Giovanni 11,55-12,11), dove le due figure contrapposte di Maria, la sorella di Lazzaro, e Giuda, il discepolo che non ha saputo amare, indicano la via per quanti desiderano restare fedeli al Signore, superando le tenebre del tradimento, dell’infedeltà, della paura, della morte e conservando il «profumo prezioso» della fede. Il mistero di Cristo è interpretato alla luce del quarto canto del “servo del Signore” (52,13-53,12): «Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Per le sue piaghe noi siamo stati guariti» (Lettura nella Messa nel giorno). Per questo la liturgia ci invita a fissare il nostro sguardo su di Lui: tenete «fisso lo sguardo su Gesù, che si sottopose alla croce» (Epistola alla Messa nel giorno: Ebrei 12,1b-3). Sia quindi la stessa liturgia ad illuminare e sostenere la preghiera personale lungo l’intera settimana: «Fratelli, seguiamo il cammino di Cristo che conduce a salvezza. Egli morì per noi, lasciando un esempio. Sulla croce portò nel suo corpo i nostri peccati perché, morendo alla colpa, risorgessimo alla vita di grazia» (antifona dopo il Vangelo alla Messa nel giorno).

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