Commossa partecipazione alla serata in cui Ac, In dialogo e Ambrosianeum hanno ricordato la testimonianza cristiana e l'opera professionale del sociologo scomparso un anno fa


Redazione

Serata commossa e partecipata, martedì 18 maggio, presso il Centro diocesano di via Sant’Antonio, dove Azione Cattolica di Milano, cooperativa In dialogo e Ambrosianeum, a un anno dalla scomparsa, hanno voluto ricordare Eugenio Zucchetti.
Nella chiesa di Sant’Antonio monsignor Franco Giulio Brambilla ha presieduto la celebrazione eucaristica di suffragio, insieme agli assistenti di Ac, don Ivano Valagussa, don Luciano Andriolo e don Luca Ciotti, a monsignor Franco Agnesi e monsignor Franco Carnevali, già assistenti dell’associazione durante la presidenza di Zucchetti, e monsignor Eros Monti, per la Curia arcivescovile. Nel ricordo commosso del sociologo milanese, scomparso prematuramente dopo una lunga malattia, monsignor Agnesi ha ripercorso le letture della liturgia, richiamando il profondo dolore per la scomparsa dell’«amato» del Cantico dei cantici e insieme la grande lezione di vita e la testimonianza cristiana lasciata da Zucchetti e ancora profondamente viva nei cuori di coloro che l’hanno conosciuto e hanno operato con lui a vari livelli.
Dopo un piacevole buffet, offerto dall’associazione nei chiostri del Centro diocesano, un centinaio di persone di è spostato nella sede della fondazione culturale Ambrosianeum, per la presentazione del volume degli scritti di Eugenio Zucchetti. Il testo, dal titolo Leggere la società, servire la Chiesa, edito dalla cooperativa In dialogo e curato dalla giornalista Maria Teresa Antognazza, ha consentito di ripercorrere la parabola dell’ex presidente dell’Ac dagli anni Novanta fino al 2005.
Franco Monaco, Mauro Magatti e il vescovo Franco Giulio Brambilla, sollecitati dalla presidente dell’Ac ambrosiana Valentina Soncini, hanno reagito alle pagine e agli scritti di Zucchetti, sottolineando gli aspetti più rilevanti della sua professionalità e della sua intensa testimonianza cristiana e passione umana. Di «fraterno amico, con cui si era soliti fare intense conversazioni nel merito delle più rilevanti questioni della vita ecclesiale, sociale e politica» ha parlato Monaco, che ha anche richiamato l’originalità del pensiero di Zucchetti. Mai incline alle «mode», nei suoi excursus sociologici «ha sempre espresso diagnosi penetranti e giudizi franchi e maturi, corroborati da un disincanto e da una ironia, sempre bonari e tuttavia schietti». Tre aspetti dell’approccio del sociologo milanese alle questioni dell’attualità e all’indagine sulla società e sull’umanità contemporanea, sono stati messi in luce dal preside della facoltà di sociologia della Cattolica, Mauro Magatti. Il docente ha parlato di uno studioso sostenuto dall’«amore alla verità, ben consapevole delle sue durezze e dei costi che essa comporta, ma convinto di doverla sempre servire. Sempre fedele a un parlare che non poteva e non doveva mai prescindere da ciò che si è come persone.» Ha poi descritto il «punto di vista» del sociologo, attento a richiamare «le virtù popolari e i temi della vita quotidiana, percepiti sempre come luogo delle altezze e della grandezza». E, infine, ha riletto lo specifico contributo dato da Zucchetti alla sociologia, come capacità di guardare alla realtà andando sempre oltre la pura materialità dei dati e dei fenomeni visivi, «un mondo – ha concluso Magatti – sempre popolato da “spirito”, che lui andava a cercare laddove esso agisce e opera».
Infine, monsignor Franco Giulio Brambilla si è soffermato sulla seconda dimensione del lavoro di Zucchetti, ampiamente documentato nel volume di In dialogo, e quel «servire la Chiesa» in cui l’ex presidente di Ac si è sempre contraddistinto per generosità e disponibilità. «Egli andava incontro al clero – ha detto il vescovo ambrosiano – per aiutarci a guardare la realtà e a guardare insieme in una direzione. Ci ha aiutato, e i suoi testi ancora ci possono aiutare, a transitare dalla società alla Chiesa.»
È toccato, in chiusura di serata, alla curatrice del libro Maria Teresa Antognazza, raccogliere gli spunti di grande attualità contenuti negli scritti di Zucchetti, ora consegnati al pubblico dei lettori, come una nuova sfida da intraprendere nel costruire la società e amare la Chiesa. Serata commossa e partecipata, martedì 18 maggio, presso il Centro diocesano di via Sant’Antonio, dove Azione Cattolica di Milano, cooperativa In dialogo e Ambrosianeum, a un anno dalla scomparsa, hanno voluto ricordare Eugenio Zucchetti.Nella chiesa di Sant’Antonio monsignor Franco Giulio Brambilla ha presieduto la celebrazione eucaristica di suffragio, insieme agli assistenti di Ac, don Ivano Valagussa, don Luciano Andriolo e don Luca Ciotti, a monsignor Franco Agnesi e monsignor Franco Carnevali, già assistenti dell’associazione durante la presidenza di Zucchetti, e monsignor Eros Monti, per la Curia arcivescovile. Nel ricordo commosso del sociologo milanese, scomparso prematuramente dopo una lunga malattia, monsignor Agnesi ha ripercorso le letture della liturgia, richiamando il profondo dolore per la scomparsa dell’«amato» del Cantico dei cantici e insieme la grande lezione di vita e la testimonianza cristiana lasciata da Zucchetti e ancora profondamente viva nei cuori di coloro che l’hanno conosciuto e hanno operato con lui a vari livelli.Dopo un piacevole buffet, offerto dall’associazione nei chiostri del Centro diocesano, un centinaio di persone di è spostato nella sede della fondazione culturale Ambrosianeum, per la presentazione del volume degli scritti di Eugenio Zucchetti. Il testo, dal titolo Leggere la società, servire la Chiesa, edito dalla cooperativa In dialogo e curato dalla giornalista Maria Teresa Antognazza, ha consentito di ripercorrere la parabola dell’ex presidente dell’Ac dagli anni Novanta fino al 2005.Franco Monaco, Mauro Magatti e il vescovo Franco Giulio Brambilla, sollecitati dalla presidente dell’Ac ambrosiana Valentina Soncini, hanno reagito alle pagine e agli scritti di Zucchetti, sottolineando gli aspetti più rilevanti della sua professionalità e della sua intensa testimonianza cristiana e passione umana. Di «fraterno amico, con cui si era soliti fare intense conversazioni nel merito delle più rilevanti questioni della vita ecclesiale, sociale e politica» ha parlato Monaco, che ha anche richiamato l’originalità del pensiero di Zucchetti. Mai incline alle «mode», nei suoi excursus sociologici «ha sempre espresso diagnosi penetranti e giudizi franchi e maturi, corroborati da un disincanto e da una ironia, sempre bonari e tuttavia schietti». Tre aspetti dell’approccio del sociologo milanese alle questioni dell’attualità e all’indagine sulla società e sull’umanità contemporanea, sono stati messi in luce dal preside della facoltà di sociologia della Cattolica, Mauro Magatti. Il docente ha parlato di uno studioso sostenuto dall’«amore alla verità, ben consapevole delle sue durezze e dei costi che essa comporta, ma convinto di doverla sempre servire. Sempre fedele a un parlare che non poteva e non doveva mai prescindere da ciò che si è come persone.» Ha poi descritto il «punto di vista» del sociologo, attento a richiamare «le virtù popolari e i temi della vita quotidiana, percepiti sempre come luogo delle altezze e della grandezza». E, infine, ha riletto lo specifico contributo dato da Zucchetti alla sociologia, come capacità di guardare alla realtà andando sempre oltre la pura materialità dei dati e dei fenomeni visivi, «un mondo – ha concluso Magatti – sempre popolato da “spirito”, che lui andava a cercare laddove esso agisce e opera».Infine, monsignor Franco Giulio Brambilla si è soffermato sulla seconda dimensione del lavoro di Zucchetti, ampiamente documentato nel volume di In dialogo, e quel «servire la Chiesa» in cui l’ex presidente di Ac si è sempre contraddistinto per generosità e disponibilità. «Egli andava incontro al clero – ha detto il vescovo ambrosiano – per aiutarci a guardare la realtà e a guardare insieme in una direzione. Ci ha aiutato, e i suoi testi ancora ci possono aiutare, a transitare dalla società alla Chiesa.»È toccato, in chiusura di serata, alla curatrice del libro Maria Teresa Antognazza, raccogliere gli spunti di grande attualità contenuti negli scritti di Zucchetti, ora consegnati al pubblico dei lettori, come una nuova sfida da intraprendere nel costruire la società e amare la Chiesa.

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