Prende spunto da un'affermazione di San Paolo il messaggio di Benedetto XVI per la Quaresima 2010

di Rita SALERNO
Redazione

L’uomo non può attuare da solo la giustizia, deve uscire dall’illusione dell’autosufficienza ed entrare nella giustizia «più grande» che è quella dell’amore, la giustizia operata da Cristo. È quanto scrive Benedetto XVI nel Messaggio per la Quaresima 2010, presentato oggi nella Sala Stampa della Santa Sede, che ha come perno della sua riflessione l’affermazione paolina: «La giustizia di Dio si è manifestata per mezzo della fede in Cristo».
Il Papa esamina, innanzitutto, il significato del termine “giustizia” che secondo la nota espressione di Ulpiano, giurista romano del III secolo, vuol dire “dare a ciascuno il suo”. Ma «ciò di cui l’uomo ha più bisogno – annota – non può essergli garantito per legge». Sono certamente necessari i beni materiali – e qui il Pontefice ribadisce una severa condanna dell’indifferenza per la fame nel mondo – ma la giustizia «distributiva» non rende all’essere umano tutto il “suo” che gli è dovuto. «Come e più del pane», infatti, l’uomo ha bisogno di Dio, del suo amore gratuito. E come Sant’Agostino ricorda, rileva che «non è giustizia dell’uomo quella che sottrae l’uomo al vero Dio».
Benedetto XVI indica poi la «tentazione permanente dell’uomo»: quella di «individuare l’origine del male in una causa esteriore». In questa direzione – afferma – molte delle moderne ideologie credono di realizzare la giustizia rimuovendo semplicemente queste cause esteriori. Un modo di pensare che definisce «ingenuo e miope», perché «l’ingiustizia, frutto del male, non ha radici esclusivamente esterne; ha origine nel cuore umano, dove si trovano i germi di una misteriosa connivenza col male». L’uomo, infatti – nota il Papa – «avverte dentro di sé una strana forza di gravità che lo porta a ripiegarsi su se stesso, ad affermarsi sopra e contro gli altri: è l’egoismo, conseguenza della colpa originale». L’uomo non può attuare da solo la giustizia, deve uscire dall’illusione dell’autosufficienza ed entrare nella giustizia «più grande» che è quella dell’amore, la giustizia operata da Cristo. È quanto scrive Benedetto XVI nel Messaggio per la Quaresima 2010, presentato oggi nella Sala Stampa della Santa Sede, che ha come perno della sua riflessione l’affermazione paolina: «La giustizia di Dio si è manifestata per mezzo della fede in Cristo».Il Papa esamina, innanzitutto, il significato del termine “giustizia” che secondo la nota espressione di Ulpiano, giurista romano del III secolo, vuol dire “dare a ciascuno il suo”. Ma «ciò di cui l’uomo ha più bisogno – annota – non può essergli garantito per legge». Sono certamente necessari i beni materiali – e qui il Pontefice ribadisce una severa condanna dell’indifferenza per la fame nel mondo – ma la giustizia «distributiva» non rende all’essere umano tutto il “suo” che gli è dovuto. «Come e più del pane», infatti, l’uomo ha bisogno di Dio, del suo amore gratuito. E come Sant’Agostino ricorda, rileva che «non è giustizia dell’uomo quella che sottrae l’uomo al vero Dio».Benedetto XVI indica poi la «tentazione permanente dell’uomo»: quella di «individuare l’origine del male in una causa esteriore». In questa direzione – afferma – molte delle moderne ideologie credono di realizzare la giustizia rimuovendo semplicemente queste cause esteriori. Un modo di pensare che definisce «ingenuo e miope», perché «l’ingiustizia, frutto del male, non ha radici esclusivamente esterne; ha origine nel cuore umano, dove si trovano i germi di una misteriosa connivenza col male». L’uomo, infatti – nota il Papa – «avverte dentro di sé una strana forza di gravità che lo porta a ripiegarsi su se stesso, ad affermarsi sopra e contro gli altri: è l’egoismo, conseguenza della colpa originale». La sapienza ebraica Per superarlo l’uomo deve rifarsi al senso della giustizia secondo la sapienza ebraica: dare al povero, al forestiero, all’orfano e alla vedova. Per entrare nella giustizia è pertanto necessario uscire da quell’illusione di auto-sufficienza, da quello stato profondo di chiusura, che è l’origine stessa dell’ingiustizia”: è necessaria in pratica una «liberazione del cuore» che la sola legge non è in grado di realizzare. «L’annuncio cristiano – sottolinea il Papa – risponde positivamente alla sete di giustizia dell’uomo»: infatti, la giustizia di Cristo «viene dalla grazia, dove non è l’uomo che ripara, guarisce se stesso e gli altri», ma è «il gesto dell’amore di Dio che si apre fino all’estremo, fino a far passare in sè “la maledizione” che spetta all’uomo, per trasmettergli in cambio la “benedizione” che spetta a Dio», secondo una giustizia, divina, «profondamente diversa da quella umana».«Di fronte alla giustizia della Croce – prosegue il Messaggio – ci si può ribellare, perché essa mette in evidenza che l’uomo non è un essere autarchico», ma ha bisogno di Dio «per essere pienamente se stesso». Convertirsi a Cristo, allora, significa «uscire dall’illusione dell’autosufficienza per scoprire e accettare» con umiltà di essere poveri, di avere bisogno del perdono e dell’amicizia di Dio.Alla presentazione ha preso parte, tra gli altri, il cardinale Paul Josef Cordes, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, secondo cui «sarebbe una calunnia collocare i cristiani tra gli abbienti che si sono opposti alla giusta ridistribuzione e che hanno perfino tratto continuamente vantaggio dalla difesa di un ordine sociale ingiusto. Si negherebbe il contributo del cristianesimo alla promozione del benessere e della dignità della persona».

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