I responsabili diocesani commentano le indicazioni di senso e di metodo contenute nella lettera del Papa e invitano a un impegno a 360°, dal livello parrocchiale a quello nazionale

di Francesca e Alfonso COLZANI Responsabili Servizio per la famiglia - Diocesi di Milano
Redazione

Attesa, è giunta a Milano il 24 settembre la lettera con la quale Benedetto XVI dà il via ai preparativi per la celebrazione del VII Incontro mondiale delle famiglie. Poche le parole impiegate, ma sufficienti per comprendere sia il senso dell’evento, sia i principali elementi di contenuto e metodo che lo dovranno caratterizzare.
Anzitutto il senso dell’evento: a differenza di quelli scelti per le precedenti edizioni, viene proposto a Milano un tema che coinvolge la dimensione sociale della famiglia. Infatti, se a Valencia, nel 2006, l’attenzione era stata posta su “La trasmissione della fede nella famiglia” e a Città del Messico, nel 2009, si è riflettuto su “La famiglia, formatrice ai valori umani e cristiani2, ora l’accento non cade più sui fondamentali compiti generativi e formativi della famiglia, ma sull’immediata concretezza della sua vita. “La famiglia: il lavoro e la festa” – è questo il titolo – richiama la dimensione sociale e la dimensione celebrativa, il duro confronto col mondo e lo spazio della gratuità e degli affetti, entrambi necessari, entrambi vitali perché la famiglia sia luogo di nascita e di crescita della dimensione umana del vivere. Il rischio oggi, avverte il Papa, è che queste due dimensioni siano asservite all’attuale sistema tecnico-economico e diventino luogo di concorrenza e profitto l’una – quella del lavoro – e momento di evasione e consumo l’altra. Assorbiti in questo ingranaggio perdiamo gli aspetti umani di entrambe e la famiglia finisce con scambiare come festa un giro al centro commerciale per consumare il frutto del proprio lavoro e considerare “sacro” e intoccabile il lavoro nel suo frenetico sottrarre le persone agli affetti e stravolgere i tempi della famiglia.
Si tratta quindi, come ha ben rimarcato il cardinal Tettamanzi, di favorire la presa di coscienza della dimensione politica e sociale della famiglia, ma anche di avanzare alla società politica la sacrosanta richiesta di «dire qualche parola in meno e mostrare qualche fatto in più». Infatti, sottolinea Benedetto XVI nella sua lettera, «il lavoro e la festa sono intimamente collegati con la vita delle famiglie: ne condizionano le scelte, influenzano le relazioni tra i coniugi e tra genitori e figli, incidono sul rapporto della famiglia con la società e con la Chiesa».
Accanto a queste indicazioni di contenuto troviamo nella lettera anche preziosi suggerimenti di metodo: anzitutto il riferimento alla Bibbia, che custodisce per tutte le generazioni il senso del lavoro e della festa, «doni e benedizioni di Dio per aiutarci a vivere un’esistenza pienamente umana». Lì dobbiamo cercare ispirazione per ricentrare il ritmo sociale e interno della vita delle nostre famiglie. In secondo luogo il Papa suggerisce una metodologia di avvicinamento al 2012: collocarlo «entro un adeguato percorso di preparazione ecclesiale e culturale» che investa tutti i livelli da quello parrocchiale a quello nazionale. La Chiesa italiana a tutti i suoi livelli è quindi invitata con Milano a non perdere questa preziosa occasione di riflettere e attivarsi affinché il VII Incontro mondiale delle famiglie lasci un segno duraturo in termini di crescita di consapevolezza, ma anche di forza e capacità di cambiamento. Attesa, è giunta a Milano il 24 settembre la lettera con la quale Benedetto XVI dà il via ai preparativi per la celebrazione del VII Incontro mondiale delle famiglie. Poche le parole impiegate, ma sufficienti per comprendere sia il senso dell’evento, sia i principali elementi di contenuto e metodo che lo dovranno caratterizzare.Anzitutto il senso dell’evento: a differenza di quelli scelti per le precedenti edizioni, viene proposto a Milano un tema che coinvolge la dimensione sociale della famiglia. Infatti, se a Valencia, nel 2006, l’attenzione era stata posta su “La trasmissione della fede nella famiglia” e a Città del Messico, nel 2009, si è riflettuto su “La famiglia, formatrice ai valori umani e cristiani2, ora l’accento non cade più sui fondamentali compiti generativi e formativi della famiglia, ma sull’immediata concretezza della sua vita. “La famiglia: il lavoro e la festa” – è questo il titolo – richiama la dimensione sociale e la dimensione celebrativa, il duro confronto col mondo e lo spazio della gratuità e degli affetti, entrambi necessari, entrambi vitali perché la famiglia sia luogo di nascita e di crescita della dimensione umana del vivere. Il rischio oggi, avverte il Papa, è che queste due dimensioni siano asservite all’attuale sistema tecnico-economico e diventino luogo di concorrenza e profitto l’una – quella del lavoro – e momento di evasione e consumo l’altra. Assorbiti in questo ingranaggio perdiamo gli aspetti umani di entrambe e la famiglia finisce con scambiare come festa un giro al centro commerciale per consumare il frutto del proprio lavoro e considerare “sacro” e intoccabile il lavoro nel suo frenetico sottrarre le persone agli affetti e stravolgere i tempi della famiglia.Si tratta quindi, come ha ben rimarcato il cardinal Tettamanzi, di favorire la presa di coscienza della dimensione politica e sociale della famiglia, ma anche di avanzare alla società politica la sacrosanta richiesta di «dire qualche parola in meno e mostrare qualche fatto in più». Infatti, sottolinea Benedetto XVI nella sua lettera, «il lavoro e la festa sono intimamente collegati con la vita delle famiglie: ne condizionano le scelte, influenzano le relazioni tra i coniugi e tra genitori e figli, incidono sul rapporto della famiglia con la società e con la Chiesa».Accanto a queste indicazioni di contenuto troviamo nella lettera anche preziosi suggerimenti di metodo: anzitutto il riferimento alla Bibbia, che custodisce per tutte le generazioni il senso del lavoro e della festa, «doni e benedizioni di Dio per aiutarci a vivere un’esistenza pienamente umana». Lì dobbiamo cercare ispirazione per ricentrare il ritmo sociale e interno della vita delle nostre famiglie. In secondo luogo il Papa suggerisce una metodologia di avvicinamento al 2012: collocarlo «entro un adeguato percorso di preparazione ecclesiale e culturale» che investa tutti i livelli da quello parrocchiale a quello nazionale. La Chiesa italiana a tutti i suoi livelli è quindi invitata con Milano a non perdere questa preziosa occasione di riflettere e attivarsi affinché il VII Incontro mondiale delle famiglie lasci un segno duraturo in termini di crescita di consapevolezza, ma anche di forza e capacità di cambiamento.

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