Quasi 800 mila religiose in tutto il mondo

di Piero ISOLA
Redazione

Le religiose sono destinate ad assumere un ruolo sempre più importante e prevalente, rispetto ai religiosi, nella vita della Chiesa a livello globale. È la conclusione alla quale si può arrivare analizzando alcuni dati di fatto. Il primo, incontrovertibile, è la forza dei numeri. A Stalin, che sarcasticamente chiedeva «quante divisioni ha il Papa?», oggi si potrebbe rispondere: «Ne ha parecchie e in maggioranza sono donne».
Secondo l’ultimo censimento dell’Annuario statistico della Chiesa le religiose nel mondo sono oltre 739 mila. I religiosi (e qui per religiosi si intende sacerdoti e non sacerdoti appartenenti a ordini e congregazioni) sono meno di 190 mila. La differenza è notevole. Anche considerando il numero dei sacerdoti diocesani (274 mila) e dei diaconi permanenti (poco più di 37 mila) si arriva a un totale mondiale di 501 mila uomini a fronte di 739 mila donne consacrate. La consistenza numerica delle due workforce (per stare alla terminologia inglese dell’Annuario statistico) varia negli anni, con tendenza generale al ribasso e andamento particolare, continente per continente, valido tanto per gli uomini quanto per le donne. Si registrano incrementi in Africa e Asia; cali in Europa, Americhe e Oceania. Ma il divario è pressoché costante nel tempo: le donne erano, e rimangono, di più. Le religiose sono destinate ad assumere un ruolo sempre più importante e prevalente, rispetto ai religiosi, nella vita della Chiesa a livello globale. È la conclusione alla quale si può arrivare analizzando alcuni dati di fatto. Il primo, incontrovertibile, è la forza dei numeri. A Stalin, che sarcasticamente chiedeva «quante divisioni ha il Papa?», oggi si potrebbe rispondere: «Ne ha parecchie e in maggioranza sono donne».Secondo l’ultimo censimento dell’Annuario statistico della Chiesa le religiose nel mondo sono oltre 739 mila. I religiosi (e qui per religiosi si intende sacerdoti e non sacerdoti appartenenti a ordini e congregazioni) sono meno di 190 mila. La differenza è notevole. Anche considerando il numero dei sacerdoti diocesani (274 mila) e dei diaconi permanenti (poco più di 37 mila) si arriva a un totale mondiale di 501 mila uomini a fronte di 739 mila donne consacrate. La consistenza numerica delle due workforce (per stare alla terminologia inglese dell’Annuario statistico) varia negli anni, con tendenza generale al ribasso e andamento particolare, continente per continente, valido tanto per gli uomini quanto per le donne. Si registrano incrementi in Africa e Asia; cali in Europa, Americhe e Oceania. Ma il divario è pressoché costante nel tempo: le donne erano, e rimangono, di più. Dopo i numeri, l’immagine In un mondo sempre più influenzato dal bombardamento mediatico, l’immagine di persone o istituzioni che “passa” all’opinione pubblica gioca un ruolo determinante. È un dato di fatto, di cui bisogna tener conto, che il fenomeno (diciamo pure lo scandalo) della pedofilia non ha investito la forza femminile della Chiesa. L’immagine delle religiose nel tempo è rimasta credibile, rassicurante. Purtroppo l’immagine della forza maschile è stata offuscata, e speriamo solo per il momento, sia da colpe obiettive, sia dal tentativo messo in atto da molti media, e in parte riuscito, di accreditare presso l’opinione pubblica l’equivalenza: preti (o comunque religiosi) uguale pedofili. Avrà conseguenze tutto ciò sul piano pratico? Si pensi, per fare un esempio limitato al settore educativo, alla scelta delle scuole da parte dei genitori, a seconda che siano tenute da religiosi o religiose, con preferenze per quest’ultime perché…“meno chiacchierate”. L’augurio è che le cose non stiano esattamente così, ma il problema si pone e si porrà in futuro. Per recuperare un’immagine offuscata ce ne vuole. Lo sa bene Benedetto XVI che sta operando in tal senso con umiltà, decisione ed energia. Dopo l’immagine, i carismi Quelli propri degli istituti femminili sembrano, e sono, più attuali e rispondenti ai tempi. Dove non lo erano, ha provveduto la capacità tutta femminile di rinnovarsi. Le donne poi – parliamoci chiaro – sono più specializzate, hanno tatto e sensibilità, diciamo che hanno più attitudine a determinate missioni che non gli uomini. Si pensi a problemi come la prostituzione, con l’esigenza di avvicinare ragazze finite nella tratta ed accompagnarle in un percorso di riabilitazione. Si pensi all’assistenza delle ragazze madri, delle donne in procinto di abortire, dei bambini abbandonati. Non per niente le “ruote degli esposti” – ce ne sono in tutta Italia – sono state tradizionalmente appannaggio dei conventi femminili, non certo maschili. E ancora una volta in questi casi vale la logica dei numeri: le religiose sono di più e dunque contano una maggiore presenza sul territorio, con conseguenti maggiori possibilità di intervento e, in definitiva, di apostolato. In Italia e all’estero. Che cosa vogliamo farci? L’avvenire è delle donne. Anche nella Chiesa.

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