Per la quinta volta un Papa a Fatima

di Fabio ZAVATTARO
Redazione

Fatima, decimo anniversario della beatificazione dei pastorelli Giacinta e Francesco, la meta del quindicesimo viaggio internazionale di Benedetto XVI. Lo ricorda al Regina Cæli, invitando i fedeli ad accompagnarlo con la preghiera: «Con un cuore solo e un’anima sola invochiamo l’intercessione della Vergine Maria per la Chiesa, in particolare per i sacerdoti e per la pace nel mondo».
La quinta volta di un Papa: tre volte vi era stato Giovanni Paolo II, una Paolo VI. Per Ratzinger, la prima da Pontefice. Ma vi è un dato che fa assumere al viaggio una valenza del tutto particolare: è stato proprio il cardinale Joseph Ratzinger, all’epoca prefetto della Congregazione vaticana per la dottrina della fede, a effettuare l’inquadramento teologico delle apparizioni di Fatima e soprattutto a illustrare il testo del cosiddetto “terzo segreto”, rivelato ai tre pastorelli dalla Madonna.
A Giacinta e Francesco – che moriranno giovanissimi nel 1919 e nel 1920 – e a Lucia – suor Lucia dos Santos, morta nel 2005 – la Madonna sarebbe apparsa sei volte dal 13 maggio al 13 ottobre 1917. «La parola chiave di questo segreto è il triplice grido: penitenza, penitenza, penitenza. Comprendere i segni del tempo significa comprendere l’urgenza della penitenza, della conversione, della fede»: così scriveva l’allora cardinale Ratzinger.
Parole che riportano alla memoria la parte che riguarda il vescovo vestito di bianco che, nella visione di suor Lucia, cade sotto i colpi degli aggressori. Il pensiero è andato a Papa Wojtyla e all’attentato del 13 maggio, giorno della madonna di Fatima, del 1981. Tornato in Vaticano dopo i due ricoveri al Gemelli, la prima sosta per Giovanni Paolo è stata la basilica. Dirà ai cardinali e vescovi che lo accolgono al Cortile di san Damaso: «Ho fatto una visita a San Pietro per dirgli grazie per aver voluto lasciare in vita il suo successore. Ho visitato poi le tombe di Paolo VI e Giovanni Paolo I perché accanto a esse poteva già esserci una terza tomba». A Fatima Wojtyla andrà l’anno successivo, il 13 maggio 1982. Aveva detto il 7 ottobre 1981: «Sono veramente certo, che il Signore mi ha strappato dalla mano di Erode e da tutto ciò che si attendeva […]. Sono divenuto debitore della santissima Vergine e di tutti i Santi Patroni».
A Fatima, alla Madonna, il Papa consegnerà il proiettile che lo ha ferito – è incastonato sotto la corona della statua -, porterà l’anello pastorale che gli ha donato il cardinale Wyszynski. A Fatima, nell’anno Duemila, sapremo anche che quelle parole pronunciate il 7 ottobre 1981, quel grazie alla Madonna aveva un seguito che, a distanza di anni, il Papa decide di rendere noto; e che «sembra toccare la terza parte del segreto di Fatima – dirà il cardinale Angelo Sodano, allora segretario di Stato vaticano -. La visione di Fatima riguarda soprattutto la lotta dei sistemi atei contro la Chiesa e i cristiani e descrive l’immane sofferenza dei testimoni della fede dell’ultimo secolo del secondo millennio. È una interminabile Via Crucis guidata dai Papi del ventesimo secolo».
Alla luce di queste parole, come non pensare che il viaggio di Papa Benedetto, ancora una volta il 13 maggio, possa essere occasione per un’ulteriore riflessione su quella parte del segreto che vede il vescovo vestito di bianco «precedere gli altri, tremando e soffrendo per tutti gli orrori che lo circondano». Come non vedere in questo tremare e soffrire quanto l’attuale Papa sta vivendo a causa di eventi compiuti da sacerdoti e riportati e amplificati dai media. Forse è un’interpretazione estrema, ma come non leggere nei casi di abusi compiuti su minori da preti un’altra Via Crucis?
Vedremo cosa dirà Papa Benedetto a Fatima, un altro giorno 13 di un mese, maggio, «amato e gradito per diversi aspetti»: maggio – dice il Papa – è il mese in cui «la primavera avanza con tante e colorate fioriture; il clima è favorevole». Ma è anche il mese dedicato a Maria, ricorda ancora Benedetto XVI, «il fiore più bello sbocciato dalla creazione, la rosa apparsa nella pienezza del tempo, quando Dio, mandato il suo figlio, ha donato al mondo una nuova primavera». Fatima, decimo anniversario della beatificazione dei pastorelli Giacinta e Francesco, la meta del quindicesimo viaggio internazionale di Benedetto XVI. Lo ricorda al Regina Cæli, invitando i fedeli ad accompagnarlo con la preghiera: «Con un cuore solo e un’anima sola invochiamo l’intercessione della Vergine Maria per la Chiesa, in particolare per i sacerdoti e per la pace nel mondo».La quinta volta di un Papa: tre volte vi era stato Giovanni Paolo II, una Paolo VI. Per Ratzinger, la prima da Pontefice. Ma vi è un dato che fa assumere al viaggio una valenza del tutto particolare: è stato proprio il cardinale Joseph Ratzinger, all’epoca prefetto della Congregazione vaticana per la dottrina della fede, a effettuare l’inquadramento teologico delle apparizioni di Fatima e soprattutto a illustrare il testo del cosiddetto “terzo segreto”, rivelato ai tre pastorelli dalla Madonna.A Giacinta e Francesco – che moriranno giovanissimi nel 1919 e nel 1920 – e a Lucia – suor Lucia dos Santos, morta nel 2005 – la Madonna sarebbe apparsa sei volte dal 13 maggio al 13 ottobre 1917. «La parola chiave di questo segreto è il triplice grido: penitenza, penitenza, penitenza. Comprendere i segni del tempo significa comprendere l’urgenza della penitenza, della conversione, della fede»: così scriveva l’allora cardinale Ratzinger.Parole che riportano alla memoria la parte che riguarda il vescovo vestito di bianco che, nella visione di suor Lucia, cade sotto i colpi degli aggressori. Il pensiero è andato a Papa Wojtyla e all’attentato del 13 maggio, giorno della madonna di Fatima, del 1981. Tornato in Vaticano dopo i due ricoveri al Gemelli, la prima sosta per Giovanni Paolo è stata la basilica. Dirà ai cardinali e vescovi che lo accolgono al Cortile di san Damaso: «Ho fatto una visita a San Pietro per dirgli grazie per aver voluto lasciare in vita il suo successore. Ho visitato poi le tombe di Paolo VI e Giovanni Paolo I perché accanto a esse poteva già esserci una terza tomba». A Fatima Wojtyla andrà l’anno successivo, il 13 maggio 1982. Aveva detto il 7 ottobre 1981: «Sono veramente certo, che il Signore mi ha strappato dalla mano di Erode e da tutto ciò che si attendeva […]. Sono divenuto debitore della santissima Vergine e di tutti i Santi Patroni».A Fatima, alla Madonna, il Papa consegnerà il proiettile che lo ha ferito – è incastonato sotto la corona della statua -, porterà l’anello pastorale che gli ha donato il cardinale Wyszynski. A Fatima, nell’anno Duemila, sapremo anche che quelle parole pronunciate il 7 ottobre 1981, quel grazie alla Madonna aveva un seguito che, a distanza di anni, il Papa decide di rendere noto; e che «sembra toccare la terza parte del segreto di Fatima – dirà il cardinale Angelo Sodano, allora segretario di Stato vaticano -. La visione di Fatima riguarda soprattutto la lotta dei sistemi atei contro la Chiesa e i cristiani e descrive l’immane sofferenza dei testimoni della fede dell’ultimo secolo del secondo millennio. È una interminabile Via Crucis guidata dai Papi del ventesimo secolo».Alla luce di queste parole, come non pensare che il viaggio di Papa Benedetto, ancora una volta il 13 maggio, possa essere occasione per un’ulteriore riflessione su quella parte del segreto che vede il vescovo vestito di bianco «precedere gli altri, tremando e soffrendo per tutti gli orrori che lo circondano». Come non vedere in questo tremare e soffrire quanto l’attuale Papa sta vivendo a causa di eventi compiuti da sacerdoti e riportati e amplificati dai media. Forse è un’interpretazione estrema, ma come non leggere nei casi di abusi compiuti su minori da preti un’altra Via Crucis?Vedremo cosa dirà Papa Benedetto a Fatima, un altro giorno 13 di un mese, maggio, «amato e gradito per diversi aspetti»: maggio – dice il Papa – è il mese in cui «la primavera avanza con tante e colorate fioriture; il clima è favorevole». Ma è anche il mese dedicato a Maria, ricorda ancora Benedetto XVI, «il fiore più bello sbocciato dalla creazione, la rosa apparsa nella pienezza del tempo, quando Dio, mandato il suo figlio, ha donato al mondo una nuova primavera».

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