La riflessione di monsignor Crociata sugli Orientamenti pastorali per il 2010-2020 prende in esame il rapporto con comunità locali, associazioni e movimenti


Redazione

Un «appello alla responsabilità, affinché l’adozione del tema educativo non risulti la passiva esecuzione di un obbligo statutario, ma l’espressione di una adesione profonda della mente e del cuore» al «cammino della Chiesa»: con queste parole monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Cei, inquadra la sua riflessione sugli Orientamenti pastorali decennali sul tema dell’educazione. Un «appello alla responsabilità, affinché l’adozione del tema educativo non risulti la passiva esecuzione di un obbligo statutario, ma l’espressione di una adesione profonda della mente e del cuore» al «cammino della Chiesa»: con queste parole monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Cei, inquadra la sua riflessione sugli Orientamenti pastorali decennali sul tema dell’educazione. Il ruolo delle Chiese locali Il Segretario generale della Cei definisce la natura e il ruolo degli Orientamenti parlando di «uno strumento pastorale, un quadro ermeneutico, una cornice di compatibilità dei percorsi che le singole Chiese sono chiamate a compiere per rispondere alla identità e alla missione proprie di ciascuna. L’identità inconfondibile di ogni singola comunità diocesana richiede che il suo cammino pastorale non ignori e nemmeno ripeta pedissequamente – ammessa la praticabilità concreta – le indicazioni del documento della Conferenza. Se ignorasse tali indicazioni, mostrerebbe una dissociazione tra il livello della Conferenza nazionale e quello della Chiesa locale; se le ripetesse senza alcun adattamento, rivelerebbe un mancato discernimento della situazione specifica e l’assenza di una iniziativa propria; nell’uno e nell’altro caso a soffrirne sarebbe la comunione, ma poi anche la vita della Chiesa». Cosa possono fare le associazioni «Il primo punto di raccordo» tra Orientamenti e associazioni cattoliche e realtà ecclesiali del territorio è dunque la «cooperazione nella programmazione pastorale territoriale»: così si esprime monsignor Crociata, sottolineando il Sentire cum Ecclesia quale tratto caratteristico e quanto mai necessario in una fase come l’attuale. «Su di un piano generale – prosegue – per offrire un contributo davvero significativo al cammino della Chiesa bisogna entrare in sintonia con il suo pensiero, condividerne l’ansia pastorale, in concreto entrare nelle motivazioni di fondo della scelta dell’educazione come motivo unificante dell’orientamento pastorale del decennio. Va tenuto fermo che il compito educativo fa parte dell’attività ordinaria della vita della Chiesa e che la scelta di privilegiare questo ambito non fa passare in secondo piano tutti gli altri aspetti, ma piuttosto li vede ridisporsi attorno a questa scelta in modo da rendere possibile una spinta e segnare un passo in avanti nella missione evangelizzatrice della Chiesa». Disgregazione dell’umano «La situazione socio-culturale che induce a parlare di “emergenza educativa” (Benedetto XVI, Lettera alla Diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione, 21 gennaio 2008) – ricorda monsignor Crociata – viene colta nel primo capitolo come attraversata da una lacerazione che interrompe il rapporto tra le generazioni, frammenta il tessuto sociale e giunge a destrutturare la stessa personalità umana scomponendone le dimensioni costitutive, razionale, affettiva e fisica». Il Segretario della Cei afferma poi che «contrariamente a larga parte del pensiero, che ha preteso in vari modi di asserire che solo espellendo Dio l’uomo può affermare se stesso, proprio l’affermazione di Dio si ripropone come la condizione per la vera affermazione dell’uomo, della sua autonomia e della sua libertà, in sintesi, della sua dignità».

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