Dedicati alla lotta contro la malattia i proventi della tradizionale iniziativa in programma sabato 8 maggio: 60 mila i sieropositivi in Lombardia


Redazione

Un terzo dei malati di Hiv/Aids in Italia è residente in Lombardia, da sempre in testa alla classifica nazionale. In particolare nella regione si calcola che sono 60 mila le persone sieropositive, 45 mila circa sono seguite dai servizi sanitari: 65% sono uomini, in maggioranza di età compresa tra i 25 e i 54 anni. Infatti, se i farmaci antiretrovirali hanno avuto l’auspicato effetto di allungare la vita alle persone colpite dalla sindrome, però non hanno debellato il virus. Per questa ragione la Caritas Ambrosiana ha deciso di dedicare alla lotta all’Aids la tradizionale giornata diocesana di raccolta di indumenti usati di sabato 8 maggio, che quest’anno avrà come slogan “Se li conosci, non li eviti”, titolo anche di un opuscolo diffuso nelle parrocchie in questi mesi, per preparare giovani e adulti a questo importante appuntamento.
«Questa giornata ha due obiettivi – spiega don Roberto Davanzo, direttore della Caritas Ambrosiana -. Il primo è che non bisogna abbassare la guardia, perché l’Aids non è stato ancora sconfitto. Non solo nei Paesi più poveri, dove le cure sono scandalosamente precluse alla stragrande maggioranza della popolazione, l’Aids continua a mietere migliaia di vittime ogni anno. Anche in Occidente, infatti, dove è possibile curarsi, il contagio non si è arrestato: qualsiasi persona che assume comportamenti a rischio può infettarsi. Inoltre, se è vero che la medicina ha aumentato la quantità di vita di chi ha contratto la malattia, non ne ha migliorato la qualità. Quest’ultimo aspetto dipende soprattutto dalla capacità che avremo di sconfiggere pregiudizi e paure. Contribuire a combatterli è il secondo scopo di questa campagna di sensibilizzazione».
Su questo fronte, in particolare, le comunità parrocchiali daranno anche un contributo molto concreto. Tutto il ricavato economico della “raccolta” sarà, infatti, destinato a finanziare progetti che attuano percorsi di sensibilizzazione, educazione, animazione sull’Aids, con la partecipazione di operatori e persone sieropositive accolte nelle Case alloggio. Oggi in Lombardia ce ne sono 24 con 224 posti letto. Di queste strutture 13 si trovano nella Diocesi di Milano. Da luoghi in cui le persone venivano, fino a non pochi anni, accompagnate a morire, queste strutture si stanno trasformando in centri per malati cronici dove è sempre più necessario garantire accoglienza e dignità di vita.
Nel 2009 hanno aderito 600 parrocchie (circa il 50% delle comunità della Diocesi) e 3 mila volontari. Sono stati raccolti 700 mila chili di filato, il cui ricavato economico è stato destinato alle comunità di accoglienza per donne vittima della tratta. Un terzo dei malati di Hiv/Aids in Italia è residente in Lombardia, da sempre in testa alla classifica nazionale. In particolare nella regione si calcola che sono 60 mila le persone sieropositive, 45 mila circa sono seguite dai servizi sanitari: 65% sono uomini, in maggioranza di età compresa tra i 25 e i 54 anni. Infatti, se i farmaci antiretrovirali hanno avuto l’auspicato effetto di allungare la vita alle persone colpite dalla sindrome, però non hanno debellato il virus. Per questa ragione la Caritas Ambrosiana ha deciso di dedicare alla lotta all’Aids la tradizionale giornata diocesana di raccolta di indumenti usati di sabato 8 maggio, che quest’anno avrà come slogan “Se li conosci, non li eviti”, titolo anche di un opuscolo diffuso nelle parrocchie in questi mesi, per preparare giovani e adulti a questo importante appuntamento.«Questa giornata ha due obiettivi – spiega don Roberto Davanzo, direttore della Caritas Ambrosiana -. Il primo è che non bisogna abbassare la guardia, perché l’Aids non è stato ancora sconfitto. Non solo nei Paesi più poveri, dove le cure sono scandalosamente precluse alla stragrande maggioranza della popolazione, l’Aids continua a mietere migliaia di vittime ogni anno. Anche in Occidente, infatti, dove è possibile curarsi, il contagio non si è arrestato: qualsiasi persona che assume comportamenti a rischio può infettarsi. Inoltre, se è vero che la medicina ha aumentato la quantità di vita di chi ha contratto la malattia, non ne ha migliorato la qualità. Quest’ultimo aspetto dipende soprattutto dalla capacità che avremo di sconfiggere pregiudizi e paure. Contribuire a combatterli è il secondo scopo di questa campagna di sensibilizzazione».Su questo fronte, in particolare, le comunità parrocchiali daranno anche un contributo molto concreto. Tutto il ricavato economico della “raccolta” sarà, infatti, destinato a finanziare progetti che attuano percorsi di sensibilizzazione, educazione, animazione sull’Aids, con la partecipazione di operatori e persone sieropositive accolte nelle Case alloggio. Oggi in Lombardia ce ne sono 24 con 224 posti letto. Di queste strutture 13 si trovano nella Diocesi di Milano. Da luoghi in cui le persone venivano, fino a non pochi anni, accompagnate a morire, queste strutture si stanno trasformando in centri per malati cronici dove è sempre più necessario garantire accoglienza e dignità di vita.Nel 2009 hanno aderito 600 parrocchie (circa il 50% delle comunità della Diocesi) e 3 mila volontari. Sono stati raccolti 700 mila chili di filato, il cui ricavato economico è stato destinato alle comunità di accoglienza per donne vittima della tratta.

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