di Filippo MAGNI
Redazione

«Le aziende possono devolvere la spesa dei pacchi natalizi al Fondo famiglia-lavoro». La proposta della Diocesi giunge in piena estate, ma è questo il momento in cui le ditte iniziano a pensare ai doni e dunque l’appello è più che mai tempestivo. Lo stimolo è stato lanciato anche lo scorso anno ed è stato raccolto da multinazionali con centinaia di dipendenti come da piccole aziende artigiane a conduzione familiare.
È il caso, per esempio, della falegnameria “Gaspare Fumagalli” di Brugherio. Cinque dipendenti, sede alle porte della Brianza (tra Monza e Milano), la ditta specializzata in serramenti ha scelto di non acquistare i tradizionali pacchi dono per i suoi clienti, ma di devolverne il valore al Fondo del cardinale Tettamanzi. «Ho sentito parlare spesso in tv e sui giornali – spiega il titolare, Gaspare Fumagalli – dell’iniziativa dell’Arcivescovo e da subito l’ho trovata azzeccata». L’idea del contributo natalizio ha poi colto nel segno. «Abbiamo pensato – prosegue – che dovevamo ringraziare i nostri clienti se stiamo attraversando la crisi senza subire pesanti contraccolpi. Sono loro che, dandoci lavoro, ci consentono di evitare cassintegrazioni e riduzioni di salari. In qualche modo dovevamo far loro capire che sono stati preziosi per noi, ma al contempo cercavamo un gesto che fosse centrato in questo particolare periodo storico». Da qui l’idea di mostrare la propria gratitudine in un modo peculiare. «Abbiamo spiegato – racconta Fumagalli – ai 6 clienti più importanti il senso della proposta del Cardinale a favore delle famiglie dei disoccupati».
L’iniziativa è stata apprezzata, prosegue: «Molti quando ricevono un cesto alimentare o cose simili non ringraziano neppure, è una consuetudine, quasi un atto dovuto. Mentre ricevere la segnalazione della donazione al Fondo ha colpito i clienti, che ci hanno poi contattato per ringraziarci dell’inatteso gesto». Il risultato è stata una donazione di 500 euro: «Non è certo una grossa cifra – precisa Fumagalli -, ma è il contributo della nostra ditta per chi oggi si trova in difficoltà».
La crisi non ha colpito con durezza la falegnameria, ma si è fatta sentire. «L’edilizia ha subìto un forte rallentamento – spiega il titolare della ditta – soprattutto per quanto riguarda le nuove costruzioni. Il settore delle ristrutturazioni invece è stato meno colpito e dato che noi lavoriamo in entrambi i campi siamo riusciti a resistere. A ciò va aggiunto che siamo un’azienda piccola, forse più pronta ad adattarsi».
Ciò non significa che la falegnameria stia attraversando la crisi senza alcuna conseguenza. «Da un bel po’ non si fanno straordinari – spiega Fumagalli -: è per questo che, contrariamente a quanto fatto con i clienti, ho scelto di non togliere i pacchi natalizi ai miei dipendenti. In una ditta familiare come la nostra non ci sono benefit o premi per i lavoratori, quindi non me la sono sentita di privarli del cesto».
Scelta più radicale è stata presa dalla Lampre. Sede ad Usmate, l’azienda di Mario Galbusera ha oggi 300 dipendenti, ma la gestione è ancora a livello familiare. E la decisione di devolvere il valore dei pacchi al Fondo è nata proprio in famiglia. «Discutendo con i miei figli – spiega Galbusera – abbiamo detto: perché quest’anno non essere vicini a chi è in sofferenza, a quelli a cui manca il posto di lavoro? Ne ho parlato con le nostre maestranze per avere anche da loro un’opinione: invece dei soliti regali natalizi, perché non dare questo segnale che può essere anche un’ispirazione per altre realtà imprenditoriali oppure artigianali?».
Piccole ditte e grandi aziende, artigiani e grandi imprenditori: la proposta del Cardinale raggiunge tutti e molti sono pronti a raccoglierla. Perché ciascuno, nel suo piccolo oppure in grande stile, può fare qualcosa per aiutare le famiglie che hanno perso il lavoro a causa della crisi. «Le aziende possono devolvere la spesa dei pacchi natalizi al Fondo famiglia-lavoro». La proposta della Diocesi giunge in piena estate, ma è questo il momento in cui le ditte iniziano a pensare ai doni e dunque l’appello è più che mai tempestivo. Lo stimolo è stato lanciato anche lo scorso anno ed è stato raccolto da multinazionali con centinaia di dipendenti come da piccole aziende artigiane a conduzione familiare.È il caso, per esempio, della falegnameria “Gaspare Fumagalli” di Brugherio. Cinque dipendenti, sede alle porte della Brianza (tra Monza e Milano), la ditta specializzata in serramenti ha scelto di non acquistare i tradizionali pacchi dono per i suoi clienti, ma di devolverne il valore al Fondo del cardinale Tettamanzi. «Ho sentito parlare spesso in tv e sui giornali – spiega il titolare, Gaspare Fumagalli – dell’iniziativa dell’Arcivescovo e da subito l’ho trovata azzeccata». L’idea del contributo natalizio ha poi colto nel segno. «Abbiamo pensato – prosegue – che dovevamo ringraziare i nostri clienti se stiamo attraversando la crisi senza subire pesanti contraccolpi. Sono loro che, dandoci lavoro, ci consentono di evitare cassintegrazioni e riduzioni di salari. In qualche modo dovevamo far loro capire che sono stati preziosi per noi, ma al contempo cercavamo un gesto che fosse centrato in questo particolare periodo storico». Da qui l’idea di mostrare la propria gratitudine in un modo peculiare. «Abbiamo spiegato – racconta Fumagalli – ai 6 clienti più importanti il senso della proposta del Cardinale a favore delle famiglie dei disoccupati».L’iniziativa è stata apprezzata, prosegue: «Molti quando ricevono un cesto alimentare o cose simili non ringraziano neppure, è una consuetudine, quasi un atto dovuto. Mentre ricevere la segnalazione della donazione al Fondo ha colpito i clienti, che ci hanno poi contattato per ringraziarci dell’inatteso gesto». Il risultato è stata una donazione di 500 euro: «Non è certo una grossa cifra – precisa Fumagalli -, ma è il contributo della nostra ditta per chi oggi si trova in difficoltà».La crisi non ha colpito con durezza la falegnameria, ma si è fatta sentire. «L’edilizia ha subìto un forte rallentamento – spiega il titolare della ditta – soprattutto per quanto riguarda le nuove costruzioni. Il settore delle ristrutturazioni invece è stato meno colpito e dato che noi lavoriamo in entrambi i campi siamo riusciti a resistere. A ciò va aggiunto che siamo un’azienda piccola, forse più pronta ad adattarsi».Ciò non significa che la falegnameria stia attraversando la crisi senza alcuna conseguenza. «Da un bel po’ non si fanno straordinari – spiega Fumagalli -: è per questo che, contrariamente a quanto fatto con i clienti, ho scelto di non togliere i pacchi natalizi ai miei dipendenti. In una ditta familiare come la nostra non ci sono benefit o premi per i lavoratori, quindi non me la sono sentita di privarli del cesto».Scelta più radicale è stata presa dalla Lampre. Sede ad Usmate, l’azienda di Mario Galbusera ha oggi 300 dipendenti, ma la gestione è ancora a livello familiare. E la decisione di devolvere il valore dei pacchi al Fondo è nata proprio in famiglia. «Discutendo con i miei figli – spiega Galbusera – abbiamo detto: perché quest’anno non essere vicini a chi è in sofferenza, a quelli a cui manca il posto di lavoro? Ne ho parlato con le nostre maestranze per avere anche da loro un’opinione: invece dei soliti regali natalizi, perché non dare questo segnale che può essere anche un’ispirazione per altre realtà imprenditoriali oppure artigianali?».Piccole ditte e grandi aziende, artigiani e grandi imprenditori: la proposta del Cardinale raggiunge tutti e molti sono pronti a raccoglierla. Perché ciascuno, nel suo piccolo oppure in grande stile, può fare qualcosa per aiutare le famiglie che hanno perso il lavoro a causa della crisi.

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