Sull'oratorio estivo che parte in tutta la Diocesi la riflessione del direttore don Samuele Marelli: «Un luogo dove gli impegni vengono presi sul serio»

di Samuele MARELLI Direttore della Fondazione oratori milanesi
Redazione

Dopo gli ultimi preparativi si parte, quasi all’unisono, con l’esperienza dell’oratorio estivo in tutta la Diocesi di Milano. Vedremo i ragazzi incamminarsi ogni mattina, con la loro maglietta e il loro cappellino, verso i cancelli degli oratori, forse un po’ meno svogliati di quando vanno a scuola.
A precederli gli animatori che, durante l’estate, si scoprono, a sorpresa, dei veri “mattinieri”. Qualcuno di loro entra prima in chiesa, c’è anche chi prima va a Messa, per iniziare la propria giornata di impegno in un modo diverso dal solito. La loro fatica è accompagnata da un’autentica gioia e la loro vita, nelle settimane di oratorio estivo, sembra prendere una piega unificante, che fa crescere loro e chi è intorno a loro.
Stiamo parlando di animatori adolescenti a cui diamo la piena fiducia. La diamo noi preti e responsabili, ma soprattutto la danno i genitori che hanno iscritto i loro figli, non solo perché – come spesso si dice – non sanno dove mandarli, ma anche perché credono che l’oratorio sia un posto sicuro, in cui si cresce con un certo stile evangelico e, soprattutto, vedono i loro figli tornare a casa stanchi, ma contenti, sereni e sorridenti. L’oratorio ha questo segreto, che in estate diventa ancora più evidente: è un luogo dove piccoli e grandi si trovano allegramente bene e dove gli impegni vengono presi sul serio, anche dai più giovani.
Allegria e serietà in oratorio sono le due facce della stessa medaglia. Il senso di responsabilità nasce dalla gratuità con cui in oratorio ci si spende. Tutti quelli che volontariamente vi operano – e sono tantissimi – danno il massimo perché credono nell’efficacia della sua proposta educativa. Ma c’è anche qualcosa in più: chi lavora in oratorio si esercita nell’amore, prova la gioia del dare e gusta sulla sua pelle la pratica del Vangelo. L’oratorio riempie così la vita di chi dona le sue energie e di chi le riceve.
Ecco perché l’oratorio, specialmente durante l’estate, si conferma un laboratorio di vita ecclesiale e si dimostra il luogo privilegiato in cui la comunità cristiana esprime la propria tensione missionaria, dentro una dimensione educativa che ne diventa pratica così significativa. La formula dell’oratorio è dunque consolidata, anche se un suo ripensamento è doveroso e già in atto.
Da un lato continua a mutare il contesto sociale che necessita di nuove risposte, innanzitutto in ambito educativo, e dall’altro si sta modificando anche la situazione ecclesiale, soprattutto dal punto di vista istituzionale. Un riequilibrio delle forze e uno sguardo attento sono dunque necessari per riscrivere un progetto che riesca a dire nell’oggi la passione di sempre per l’educazione alla fede e la crescita umana dei ragazzi.
Ci stiamo muovendo, a livello istituzionale e pastorale, in questa direzione a partire da un’attenzione particolare alle figure dei responsabili e degli educatori. In questo senso, il futuro degli oratori si coniuga sempre più con l’impegno dei laici che decidono di investire in esso sia la loro professionalità sia la loro dedizione peculiare. Nei cortili dei nostri oratori i ragazzi sentono che dietro alle attività c’è un progetto comune, ma, sopra ogni cosa, godono della forza di un gruppo di persone – dagli adolescenti a qualche giovane coordinatore, ai genitori, insieme con il prete e la suora – che anima e crea comunione.
Fare in modo che le attività siano sempre orientate da un progetto e costruire la vita dell’oratorio intorno a una larga forma di corresponsabilità e comunione sono le fondamenta su cui l’oratorio può considerarsi sempre “nuovo”, capace di stare sulla soglia come “sentinella”, con una bussola chiara che trova nel Vangelo la sua direzione e la sua strada. Dopo gli ultimi preparativi si parte, quasi all’unisono, con l’esperienza dell’oratorio estivo in tutta la Diocesi di Milano. Vedremo i ragazzi incamminarsi ogni mattina, con la loro maglietta e il loro cappellino, verso i cancelli degli oratori, forse un po’ meno svogliati di quando vanno a scuola.A precederli gli animatori che, durante l’estate, si scoprono, a sorpresa, dei veri “mattinieri”. Qualcuno di loro entra prima in chiesa, c’è anche chi prima va a Messa, per iniziare la propria giornata di impegno in un modo diverso dal solito. La loro fatica è accompagnata da un’autentica gioia e la loro vita, nelle settimane di oratorio estivo, sembra prendere una piega unificante, che fa crescere loro e chi è intorno a loro.Stiamo parlando di animatori adolescenti a cui diamo la piena fiducia. La diamo noi preti e responsabili, ma soprattutto la danno i genitori che hanno iscritto i loro figli, non solo perché – come spesso si dice – non sanno dove mandarli, ma anche perché credono che l’oratorio sia un posto sicuro, in cui si cresce con un certo stile evangelico e, soprattutto, vedono i loro figli tornare a casa stanchi, ma contenti, sereni e sorridenti. L’oratorio ha questo segreto, che in estate diventa ancora più evidente: è un luogo dove piccoli e grandi si trovano allegramente bene e dove gli impegni vengono presi sul serio, anche dai più giovani.Allegria e serietà in oratorio sono le due facce della stessa medaglia. Il senso di responsabilità nasce dalla gratuità con cui in oratorio ci si spende. Tutti quelli che volontariamente vi operano – e sono tantissimi – danno il massimo perché credono nell’efficacia della sua proposta educativa. Ma c’è anche qualcosa in più: chi lavora in oratorio si esercita nell’amore, prova la gioia del dare e gusta sulla sua pelle la pratica del Vangelo. L’oratorio riempie così la vita di chi dona le sue energie e di chi le riceve.Ecco perché l’oratorio, specialmente durante l’estate, si conferma un laboratorio di vita ecclesiale e si dimostra il luogo privilegiato in cui la comunità cristiana esprime la propria tensione missionaria, dentro una dimensione educativa che ne diventa pratica così significativa. La formula dell’oratorio è dunque consolidata, anche se un suo ripensamento è doveroso e già in atto.Da un lato continua a mutare il contesto sociale che necessita di nuove risposte, innanzitutto in ambito educativo, e dall’altro si sta modificando anche la situazione ecclesiale, soprattutto dal punto di vista istituzionale. Un riequilibrio delle forze e uno sguardo attento sono dunque necessari per riscrivere un progetto che riesca a dire nell’oggi la passione di sempre per l’educazione alla fede e la crescita umana dei ragazzi.Ci stiamo muovendo, a livello istituzionale e pastorale, in questa direzione a partire da un’attenzione particolare alle figure dei responsabili e degli educatori. In questo senso, il futuro degli oratori si coniuga sempre più con l’impegno dei laici che decidono di investire in esso sia la loro professionalità sia la loro dedizione peculiare. Nei cortili dei nostri oratori i ragazzi sentono che dietro alle attività c’è un progetto comune, ma, sopra ogni cosa, godono della forza di un gruppo di persone – dagli adolescenti a qualche giovane coordinatore, ai genitori, insieme con il prete e la suora – che anima e crea comunione.Fare in modo che le attività siano sempre orientate da un progetto e costruire la vita dell’oratorio intorno a una larga forma di corresponsabilità e comunione sono le fondamenta su cui l’oratorio può considerarsi sempre “nuovo”, capace di stare sulla soglia come “sentinella”, con una bussola chiara che trova nel Vangelo la sua direzione e la sua strada.

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