La sentenza sul crocifisso, la Ru486, la scuola e il clima politico del Paese tra i temi toccati dal cardinale Bagnasco nella sua prolusione all'Assemblea generale in corso ad Assisi


Redazione

«Una certa risonanza ha avuto nelle settimane scorse, ma assai di più ne avrebbe meritato, l’annuncio choccante che sette nostri fratelli cristiani sono stati orribilmente uccisi nel Sudan meridionale in una macabra parodia della crocifissione». Questo il primo argomento affrontato dal presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, nella prolusione ai lavori della 60ª assemblea generale dei vescovi, in corso ad Assisi fino al 12 novembre. Parlando dell’Africa e poi facendo riferimento al Sinodo svoltosi recentemente in Vaticano, ha sottolineato «il suo profondo senso di Dio», definendolo con le parole del Papa «un tesoro inestimabile per il mondo intero». Ha quindi notato che «il fenomeno della fame non dipende tanto dalla scarsità materiale delle risorse quanto da fattori sociali e istituzionali, ai quali occorre volersi applicare senza esitazioni».
«La chiave missionaria mi pare la più indicata – ha poi detto il cardinale Bagnasco – anche per comprendere l’iniziativa che nelle ultime settimane ha preso configurazione nei riguardi dei fratelli anglicani che da tempo chiedevano di entrare nella piena comunione con la Chiesa cattolica». E ha aggiunto che «per le modalità in cui è maturata ed è stata anche annunciata l’iniziativa oggi riguardante gli anglicani, e per la sapienza che complessivamente la ispira, non possiamo non vedervi riflessa l’impronta dell’attuale Pontefice, indomito e dolce, coraggioso e illuminato».
Il convegno internazionale su “Dio oggi”, previsto dal 10 al 12 dicembre e la caduta del muro di Berlino sono stati altri due argomenti toccati dal presidente dei vescovi italiani. Sul primo Bagnasco ha detto che «non si parlerà di Dio in modo generico o convenzionale». Sul dopo “muro di Berlino” ha invece notato che «cambiamenti vorticosi si sono succeduti, e difficoltà inedite sono affiorate a Ovest come a Est, dove l’elemento della secolarizzazione ha finito con l’imporsi quale denominatore comune più rapidamente di quanto si sia radicato il costume democratico». «Una certa risonanza ha avuto nelle settimane scorse, ma assai di più ne avrebbe meritato, l’annuncio choccante che sette nostri fratelli cristiani sono stati orribilmente uccisi nel Sudan meridionale in una macabra parodia della crocifissione». Questo il primo argomento affrontato dal presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, nella prolusione ai lavori della 60ª assemblea generale dei vescovi, in corso ad Assisi fino al 12 novembre. Parlando dell’Africa e poi facendo riferimento al Sinodo svoltosi recentemente in Vaticano, ha sottolineato «il suo profondo senso di Dio», definendolo con le parole del Papa «un tesoro inestimabile per il mondo intero». Ha quindi notato che «il fenomeno della fame non dipende tanto dalla scarsità materiale delle risorse quanto da fattori sociali e istituzionali, ai quali occorre volersi applicare senza esitazioni».«La chiave missionaria mi pare la più indicata – ha poi detto il cardinale Bagnasco – anche per comprendere l’iniziativa che nelle ultime settimane ha preso configurazione nei riguardi dei fratelli anglicani che da tempo chiedevano di entrare nella piena comunione con la Chiesa cattolica». E ha aggiunto che «per le modalità in cui è maturata ed è stata anche annunciata l’iniziativa oggi riguardante gli anglicani, e per la sapienza che complessivamente la ispira, non possiamo non vedervi riflessa l’impronta dell’attuale Pontefice, indomito e dolce, coraggioso e illuminato».Il convegno internazionale su “Dio oggi”, previsto dal 10 al 12 dicembre e la caduta del muro di Berlino sono stati altri due argomenti toccati dal presidente dei vescovi italiani. Sul primo Bagnasco ha detto che «non si parlerà di Dio in modo generico o convenzionale». Sul dopo “muro di Berlino” ha invece notato che «cambiamenti vorticosi si sono succeduti, e difficoltà inedite sono affiorate a Ovest come a Est, dove l’elemento della secolarizzazione ha finito con l’imporsi quale denominatore comune più rapidamente di quanto si sia radicato il costume democratico». Crocifisso, Ru 486 e scuola Una «sentenza alquanto surreale emessa dalla Corte di Strasburgo, a proposito della presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche italiane, nei confronti della quale bene ha fatto il governo ad annunciare ricorso»: così l’ha definita il presidente della Cei. «Lungi infatti dal minacciare le responsabilità educative della famiglia e quelle laiche di ogni Stato moderno, il crocifisso nella molteplicità dei suoi significati può suggerire solo valori positivi di inclusione, di comprensione reciproca, in ultima istanza di amore vicendevole».Parlando invece della Ru486, ha affermato che «l’intera operazione volta a rendere fruibile la controversa pillola non ci ha convinto né come cittadini né come pastori». Circa l’obiezione di coscienza ha invece sottolineato che «in queste nostre osservazioni non c’è alcuna sottovalutazione del dramma in cui può trovarsi la donna, in particolare quando il pensiero di interrompere la gravidanza dovesse presentarsi per motivi legati alla condizione economica».Sull’“ora di religione islamica” il Cardinale ha affermato che «non è in discussione la libertà religiosa di chicchessia», mentre sulla “scuola libera” ha ribadito l’auspicio che «le cifre inizialmente previste con decurtazioni consistenti possano essere prontamente reintegrate in modo da consentire agli enti erogatori dei servizi di mantenere gli impegni già assunti».«Svelenire il clima generale» in politica e puntare alla crescita del Paese come «condizione fondamentale per una giustizia sociale che migliori le condizioni del nostro Meridione», sono stati gli ultimi richiami del presidente della Cei: «Il nostro popolo, che tanti sacrifici ha affrontato e affronta, gradirebbe davvero uno scatto in avanti nel segno della risolutezza e del superamento delle campagne denigratorie come delle polemiche strumentali. Ciascuno, ripeto, è chiamato in causa in quest’opera d’amore verso l’Italia».Il messaggio del Papa alla Cei

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