Don Ivano Valagussa, assistente generale diocesano dell'Ac, ricorda l'impegno di don Caccia negli anni del Seminario e dell'associazione: «Ha sempre creduto nella corresponsabilità laicale»

Filippo MAGNI
Redazione

«Sono tanti i ricordi che mi legano a don Silvano Caccia…», dice don Ivano Valagussa, assistente generale diocesano di Azione Cattolica. E non potrebbe essere altrimenti, dato che i due sacerdoti hanno insegnato insieme al Seminario di Venegono dal 1988 al 1998; addirittura, dal 2000 al 2008, hanno vissuto sotto lo stesso tetto, condividendo l’impegno in Ac. Per gli assistenti dell’associazione, è la prassi vivere come una comunità.
«Sono sconcertato e sorpreso dalla notizia della morte di don Silvano – esordisce don Valagussa -. Era un sacerdote che ha sempre avuto a cuore l’educazione dei ragazzi, sin dai tempi dell’insegnamento in Seminario». Tanto da avviare, nel 1994, il percorso “Se tuo figlio ti chiede un pane”, «dedicato ai ragazzi delle medie che sentono una vocazione sacerdotale e alle loro famiglie: gli incontri erano guidati dal cardinale Martini, che aiutava i genitori nell’accompagnamento dei figli su una strada così particolare».
È questa una delle tante iniziative promosse da don Caccia, ma sono decine i ricordi di impegno nell’educazione dei giovani, racconta don Valagussa: «Le uscite a Santa Caterina Valfurva, la redazione delle Regole di vita, la formazione spirituale…». Tutte con un filo conduttore: promuovere la crescita di ragazzi che fossero capaci di educare. «Don Silvano – spiega il responsabile di Ac – ha sempre creduto nella corresponsabilità laicale: interpretava letteralmente il ruolo di “assistente” in Azione Cattolica. Lasciava infatti agli educatori i ruoli di primo piano, rimanendo dietro le quinte. Un atteggiamento che, nella Chiesa di oggi, è sempre più prezioso per rendere i laici protagonisti nelle comunità parrocchiali».
Con lo stesso spirito don Silvano Caccia ha interpretato, seppure per pochi mesi, il ruolo di guida della Comunità pastorale San Paolo di Giussano: «Ero presente al suo ingresso in città, lo scorso gennaio – conclude don Valagussa -: mi raccontava di essere molto felice, piacevolmente sorpreso della disponibilità e della accoglienza che gli avevano dimostrato i giussanesi». «Sono tanti i ricordi che mi legano a don Silvano Caccia…», dice don Ivano Valagussa, assistente generale diocesano di Azione Cattolica. E non potrebbe essere altrimenti, dato che i due sacerdoti hanno insegnato insieme al Seminario di Venegono dal 1988 al 1998; addirittura, dal 2000 al 2008, hanno vissuto sotto lo stesso tetto, condividendo l’impegno in Ac. Per gli assistenti dell’associazione, è la prassi vivere come una comunità.«Sono sconcertato e sorpreso dalla notizia della morte di don Silvano – esordisce don Valagussa -. Era un sacerdote che ha sempre avuto a cuore l’educazione dei ragazzi, sin dai tempi dell’insegnamento in Seminario». Tanto da avviare, nel 1994, il percorso “Se tuo figlio ti chiede un pane”, «dedicato ai ragazzi delle medie che sentono una vocazione sacerdotale e alle loro famiglie: gli incontri erano guidati dal cardinale Martini, che aiutava i genitori nell’accompagnamento dei figli su una strada così particolare».È questa una delle tante iniziative promosse da don Caccia, ma sono decine i ricordi di impegno nell’educazione dei giovani, racconta don Valagussa: «Le uscite a Santa Caterina Valfurva, la redazione delle Regole di vita, la formazione spirituale…». Tutte con un filo conduttore: promuovere la crescita di ragazzi che fossero capaci di educare. «Don Silvano – spiega il responsabile di Ac – ha sempre creduto nella corresponsabilità laicale: interpretava letteralmente il ruolo di “assistente” in Azione Cattolica. Lasciava infatti agli educatori i ruoli di primo piano, rimanendo dietro le quinte. Un atteggiamento che, nella Chiesa di oggi, è sempre più prezioso per rendere i laici protagonisti nelle comunità parrocchiali».Con lo stesso spirito don Silvano Caccia ha interpretato, seppure per pochi mesi, il ruolo di guida della Comunità pastorale San Paolo di Giussano: «Ero presente al suo ingresso in città, lo scorso gennaio – conclude don Valagussa -: mi raccontava di essere molto felice, piacevolmente sorpreso della disponibilità e della accoglienza che gli avevano dimostrato i giussanesi».

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