Per mons. Eros Monti, Vicario per la vita sociale, l'Incontro�del 2012� è una�grande opportunità per la Chiesa milanese e la città. La presenza di altre realtà, esperienze ecclesiali e riflessioni daranno un nuovo impulso alla diocesi

Luisa BOVE
Redazione

«Èun grande gesto di fiducia» da parte di Benedetto XVI aver scelto Milano per il settimo Incontro mondiale delle famiglie che si terrà nel 2012. A dirlo è monsignor Eros Monti, Vicario per la vita sociale, che aggiunge: «È una grande responsabilità, ma anche un grande dono fatto alla nostra città e alla nostra diocesi».

Quali opportunità darà alla Chiesa milanese e alla metropoli l’evento internazionale?
Questo ci dà la possibilità di accogliere molte provenienze, molte esperienze ecclesiali e molte riflessioni su un tema rilevante come il rapporto tra famiglia e lavoro. Ci auguriamo che tutto questo dia un impulso alla nostra Chiesa e alla nostra comunità civile di Milano, che davvero l’accoglienza di presenze significative ci aiuti ad allargare l’orizzonte e soprattutto a lavorare insieme. Abbiamo bisogno nella società di oggi di essere uniti per affrontare emergenze: pensiamo al tempi o alle modalità spesso difficili e conflittuali che crea il rapporto tra lavoro e famiglia.

Nonostante questo appuntamento sia in là nel tempo, si avvierà presto la “macchina” organizzativa?
Siamo al termine di un triennio che l’Arcivescovo ha dedicato alla famiglia e possiamo dire che sta per partire un nuovo periodo dal 2009 al 2012. Non sarà solo un tempo di organizzazione, ma anche di ascolto e di messa a punto di un evento come questo. Occorrerà muoversi quanto prima, stabiliremo i passi successivi, i contatti con il Pontificio Consiglio per la famiglia, le delegazioni e quanti saranno coinvolti. Ci aspettiamo che sia un lavoro comunitario e disteso nel tempo e che tenga conto delle molte componenti e realtà impegnate nella pastorale familiare e sociale.

L’Arcivescovo ha voluto dedicare ben tre anni di percorsi pastorali alla famiglia invitando l’intera diocesi a riflettere e a impegnarsi a favore della “cellula fondamentale della società”. Per noi non saranno temi nuovi quelli dell’incontro mondiale…
Non sono temi nuovi, ma sempre attuali. Il tema famiglia-lavoro si presenta per noi come un prolungamento o addirittura un compimento, già presente nell’ultima parte del percorso pastorale Famiglia diventa anima del mondo. Anche questa è una sfida grande: pensare come la famiglia sia portatrice di valori da trasmettere anche al mondo del lavoro, capace di mostrare che il lavoro è una realtà anche educativa e relazionale, non solo una risorsa economica per le famiglie. D’altra parte è giusto che anche il mondo del lavoro, dell’economia e la stessa società riconoscano il loro debito nei confronti della realtà familiare. Il lavoro quindi può diventare una realtà più a misura di famiglia: questa potrebbe essere una delle tante sfide da accogliere.

Nel 2012 non si parlerà solo di famiglia e lavoro…
Il tema dell’incontro internazionale prevede anche il tema della festa e questo mette in discussione il rapporto tra i due tempi fondamentali: il vissuto personale, familiare e quello del lavoro da una parte e il tempo del riposo e delle festa dall’altro. Si tratta di una riflessione che già il Convegno di Verona aveva sottolineato e che anche l’Arcivescovo ha affrontato dedicando diverse pagine del suo Percorso pastorale.

In questi anni il cardinal Tettamanzi ha affrontato anche temi delicati, penso alla lettera ai separati e risposati, ma ha compiuto pure gesti concreti, come la nascita del fondo famiglia-lavoro raccogliendo ampio consenso anche dalla società civile…
Certamente. L’Arcivescovo ha dimostrato in più occasioni una grande attenzione per la famiglia, mostrandoci soprattutto aspetti che spesso non vengono presi in considerazione, come quelli relazionali, sociali, della famiglia inserita nel territorio, in contatto con il mondo della scuola… La famiglia, che deve essere davvero “cellula attiva della società”, può dare ancora molto a questa società e a questo tempo. Sono aspetti meritano una ripresa a molti livelli: da parte delle nostre comunità cristiane, ma anche di coscienza e sensibilità che tutti sappiamo condividere e renderla operativa, come sollecita l’Arcivescovo. «Èun grande gesto di fiducia» da parte di Benedetto XVI aver scelto Milano per il settimo Incontro mondiale delle famiglie che si terrà nel 2012. A dirlo è monsignor Eros Monti, Vicario per la vita sociale, che aggiunge: «È una grande responsabilità, ma anche un grande dono fatto alla nostra città e alla nostra diocesi».Quali opportunità darà alla Chiesa milanese e alla metropoli l’evento internazionale?Questo ci dà la possibilità di accogliere molte provenienze, molte esperienze ecclesiali e molte riflessioni su un tema rilevante come il rapporto tra famiglia e lavoro. Ci auguriamo che tutto questo dia un impulso alla nostra Chiesa e alla nostra comunità civile di Milano, che davvero l’accoglienza di presenze significative ci aiuti ad allargare l’orizzonte e soprattutto a lavorare insieme. Abbiamo bisogno nella società di oggi di essere uniti per affrontare emergenze: pensiamo al tempi o alle modalità spesso difficili e conflittuali che crea il rapporto tra lavoro e famiglia.Nonostante questo appuntamento sia in là nel tempo, si avvierà presto la “macchina” organizzativa?Siamo al termine di un triennio che l’Arcivescovo ha dedicato alla famiglia e possiamo dire che sta per partire un nuovo periodo dal 2009 al 2012. Non sarà solo un tempo di organizzazione, ma anche di ascolto e di messa a punto di un evento come questo. Occorrerà muoversi quanto prima, stabiliremo i passi successivi, i contatti con il Pontificio Consiglio per la famiglia, le delegazioni e quanti saranno coinvolti. Ci aspettiamo che sia un lavoro comunitario e disteso nel tempo e che tenga conto delle molte componenti e realtà impegnate nella pastorale familiare e sociale.L’Arcivescovo ha voluto dedicare ben tre anni di percorsi pastorali alla famiglia invitando l’intera diocesi a riflettere e a impegnarsi a favore della “cellula fondamentale della società”. Per noi non saranno temi nuovi quelli dell’incontro mondiale…Non sono temi nuovi, ma sempre attuali. Il tema famiglia-lavoro si presenta per noi come un prolungamento o addirittura un compimento, già presente nell’ultima parte del percorso pastorale Famiglia diventa anima del mondo. Anche questa è una sfida grande: pensare come la famiglia sia portatrice di valori da trasmettere anche al mondo del lavoro, capace di mostrare che il lavoro è una realtà anche educativa e relazionale, non solo una risorsa economica per le famiglie. D’altra parte è giusto che anche il mondo del lavoro, dell’economia e la stessa società riconoscano il loro debito nei confronti della realtà familiare. Il lavoro quindi può diventare una realtà più a misura di famiglia: questa potrebbe essere una delle tante sfide da accogliere.Nel 2012 non si parlerà solo di famiglia e lavoro…Il tema dell’incontro internazionale prevede anche il tema della festa e questo mette in discussione il rapporto tra i due tempi fondamentali: il vissuto personale, familiare e quello del lavoro da una parte e il tempo del riposo e delle festa dall’altro. Si tratta di una riflessione che già il Convegno di Verona aveva sottolineato e che anche l’Arcivescovo ha affrontato dedicando diverse pagine del suo Percorso pastorale.In questi anni il cardinal Tettamanzi ha affrontato anche temi delicati, penso alla lettera ai separati e risposati, ma ha compiuto pure gesti concreti, come la nascita del fondo famiglia-lavoro raccogliendo ampio consenso anche dalla società civile…Certamente. L’Arcivescovo ha dimostrato in più occasioni una grande attenzione per la famiglia, mostrandoci soprattutto aspetti che spesso non vengono presi in considerazione, come quelli relazionali, sociali, della famiglia inserita nel territorio, in contatto con il mondo della scuola… La famiglia, che deve essere davvero “cellula attiva della società”, può dare ancora molto a questa società e a questo tempo. Sono aspetti meritano una ripresa a molti livelli: da parte delle nostre comunità cristiane, ma anche di coscienza e sensibilità che tutti sappiamo condividere e renderla operativa, come sollecita l’Arcivescovo.

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