Il 1° agosto si terrà un convegno in Valsassina sul tema della comunicazione di coppia. L'iniziativa è rivolta ai lecchesi e ai turisti della zona. -

Marcello VILLANI
Redazione

Un convegno per sostenere la famiglia nel portare il suo fardello educativo, culturale, sociale, spirituale. Una volta tanto non si parlerà solo di soldi, di sostegno economico al convegno «Condividere per comunicare in famiglia» organizzato a Barzio l’1 agosto dalle 9.30 alle 13 al centro parrocchiale Sant’Alessandro di via Parrocchiale 4. Un convegno promosso dall’Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici (sezione Lombardia) e dal Centro Studi Psicanalisi del Rapporto di Coppia di Cremeno (via Marconi, 21; tel. 0341.998357) e Milano (viale Lunigiana, 12; tel. 02.66982620). I responsabili del centro e organizzatori del convegno, sono gli psicanalisti Gianni Bassi e Rossana Zamburlin (che svolgono attività di analisi di coppie, analisi di figli e genitori omologhi, oltre che di singoli) e che sono autori di libri quali “La comunicazione nel rapporto di coppia” (Ed. San Paolo, quarta edizione riveduta e ampliata, 2008); “I sentimenti nel rapporto di coppia” (Ed. San Paolo, seconda edizione, 2006) e “L’intimità nel rapporto di coppia” (Ed. Paoline, 2009). «Vogliamo sensibilizzare la popolazione lecchese ma anche i turisti che annualmente si recano in Valsassina, sulla tematica della condivisione e della comunicazione in famiglia. I motivi che ci hanno portato a organizzare il convegno sono molti. Intanto perché facciamo parte dell’Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici (Aippc) che ha come “mission” proprio la promozione di questi convegni. E poi, soprattutto, perché il sostegno alla famiglia di cui tanto si parla non può ridursi a essere solo di tipo economico. Ci vuole anche il sostegno spirituale, teologico, psicologico, filosofico, psichiatrico». Gianni Bassi e Rossana Zamburlin hanno anche consigli pratici per affrontare i tanti piccoli e grandi problemi della quotidianità familiare. Consigli che non richiedono certo di pagare qualche ticket sanitario: «Dodici abbracci al giorno, per esempio, bastano a calmare i bambini più agitati. Un gesto d’amore come l’abbraccio, se abbastanza prolungato, produce l’endorfina che è un calmante autoprodotto dall’organismo. Non servono psicofarmaci, insomma, per calmare i bambini agitati. Il disagio, l’irrequietezza dei bimbi, dipende, infatti, dal non avere un attaccamento sicuro prima alla madre e poi al padre. La società moderna porta le madri a stare molto fuori casa, non parliamo dei padri… Ma nei primi anni di vita il rapporto con i genitori dovrebbe essere il più solidale possibile. Bisognerebbe uscire dalle esigenze economiche per andare incontro ai bambini». Come fare? «Per esempio pensare a un sostegno economico per lasciare le mamme a casa invece che dare un sostegno per pagare gli asili nido. Giocare insieme, parlare, dare un nome alle emozioni, scoprire i talenti del bambino, dare valore agli anziani come “saggi” della situazione, sono cose impagabili, di cui i nostri figli hanno un gran bisogno». Altro problema “scottante” di cui si parlerà nel convegno è l’età dell’adolescenza: «Già di per sé l’adolescenza noi la definiamo come “fase psicotica” della vita. Se poi è aggravata da una precedente distanza tra genitori e figli, i problemi si amplificano. Una cultura genitoriale troppo permissiva, di cui tutti siamo testimoni, è pratica compensatoria di quell’affetto che è stato fatto mancare ai figli in tenera età. Non facevano bene le botte che i padri di una volta dispensavano a pioggia, ma non fa bene, di certo, nemmeno l’assenza genitoriale propria del mondo moderno». Un mondo fatto di lavoro, dunque, non è per forza un mondo pieno di valori: «La comunità è sparita, la parrocchia viene vissuta meno, per cui la famiglia salta per aria, non ha sostegni. La civiltà del lavoro sta sconfiggendo la civiltà della famiglia e della comunità. Dobbiamo rimettere al centro la persona, la famiglia, i figli, non solo il lavoro. Prima c’era un rapporto equilibrato tra le due cose». Un convegno per sostenere la famiglia nel portare il suo fardello educativo, culturale, sociale, spirituale. Una volta tanto non si parlerà solo di soldi, di sostegno economico al convegno «Condividere per comunicare in famiglia» organizzato a Barzio l’1 agosto dalle 9.30 alle 13 al centro parrocchiale Sant’Alessandro di via Parrocchiale 4. Un convegno promosso dall’Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici (sezione Lombardia) e dal Centro Studi Psicanalisi del Rapporto di Coppia di Cremeno (via Marconi, 21; tel. 0341.998357) e Milano (viale Lunigiana, 12; tel. 02.66982620). I responsabili del centro e organizzatori del convegno, sono gli psicanalisti Gianni Bassi e Rossana Zamburlin (che svolgono attività di analisi di coppie, analisi di figli e genitori omologhi, oltre che di singoli) e che sono autori di libri quali “La comunicazione nel rapporto di coppia” (Ed. San Paolo, quarta edizione riveduta e ampliata, 2008); “I sentimenti nel rapporto di coppia” (Ed. San Paolo, seconda edizione, 2006) e “L’intimità nel rapporto di coppia” (Ed. Paoline, 2009). «Vogliamo sensibilizzare la popolazione lecchese ma anche i turisti che annualmente si recano in Valsassina, sulla tematica della condivisione e della comunicazione in famiglia. I motivi che ci hanno portato a organizzare il convegno sono molti. Intanto perché facciamo parte dell’Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici (Aippc) che ha come “mission” proprio la promozione di questi convegni. E poi, soprattutto, perché il sostegno alla famiglia di cui tanto si parla non può ridursi a essere solo di tipo economico. Ci vuole anche il sostegno spirituale, teologico, psicologico, filosofico, psichiatrico». Gianni Bassi e Rossana Zamburlin hanno anche consigli pratici per affrontare i tanti piccoli e grandi problemi della quotidianità familiare. Consigli che non richiedono certo di pagare qualche ticket sanitario: «Dodici abbracci al giorno, per esempio, bastano a calmare i bambini più agitati. Un gesto d’amore come l’abbraccio, se abbastanza prolungato, produce l’endorfina che è un calmante autoprodotto dall’organismo. Non servono psicofarmaci, insomma, per calmare i bambini agitati. Il disagio, l’irrequietezza dei bimbi, dipende, infatti, dal non avere un attaccamento sicuro prima alla madre e poi al padre. La società moderna porta le madri a stare molto fuori casa, non parliamo dei padri… Ma nei primi anni di vita il rapporto con i genitori dovrebbe essere il più solidale possibile. Bisognerebbe uscire dalle esigenze economiche per andare incontro ai bambini». Come fare? «Per esempio pensare a un sostegno economico per lasciare le mamme a casa invece che dare un sostegno per pagare gli asili nido. Giocare insieme, parlare, dare un nome alle emozioni, scoprire i talenti del bambino, dare valore agli anziani come “saggi” della situazione, sono cose impagabili, di cui i nostri figli hanno un gran bisogno». Altro problema “scottante” di cui si parlerà nel convegno è l’età dell’adolescenza: «Già di per sé l’adolescenza noi la definiamo come “fase psicotica” della vita. Se poi è aggravata da una precedente distanza tra genitori e figli, i problemi si amplificano. Una cultura genitoriale troppo permissiva, di cui tutti siamo testimoni, è pratica compensatoria di quell’affetto che è stato fatto mancare ai figli in tenera età. Non facevano bene le botte che i padri di una volta dispensavano a pioggia, ma non fa bene, di certo, nemmeno l’assenza genitoriale propria del mondo moderno». Un mondo fatto di lavoro, dunque, non è per forza un mondo pieno di valori: «La comunità è sparita, la parrocchia viene vissuta meno, per cui la famiglia salta per aria, non ha sostegni. La civiltà del lavoro sta sconfiggendo la civiltà della famiglia e della comunità. Dobbiamo rimettere al centro la persona, la famiglia, i figli, non solo il lavoro. Prima c’era un rapporto equilibrato tra le due cose». – – Il programma (https://www.chiesadimilano.it:81/or4/or?uid=ADMIesy.main.index&oid=1852753)

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