L'intervento dell'Arcivescovo al convegno all'Università Bocconi sulla Caritas in veritate: «È venuto il tempo di smettere il racconto dei fallimenti che hanno rischiato di trascinare l'economia in un baratro senza ritorno e di parlare invece delle storie ordinarie, quotidiane e nascoste di chi ha continuato ad agire secondo principi etici, saldi e limpidi»

di Filippo MAGNI
Redazione

Smettere il racconto dei fallimenti finanziari e parlare delle storie quotidiane di chi si comporta in modo etico. È la proposta lanciata dal cardinale Dionigi Tettamanzi in occasione della tavola rotonda “Caritas in veritate – Un’altra economia è davvero possibile” tenutasi ieri, martedì 3 novembre a Milano. Sede dell’incontro è stata l’aula magna dell’Università Bocconi, scelta emblematica per parlare di crisi economica ed etica in relazione all’ultima enciclica di Papa Benedetto XVI.
«È venuto il tempo – ha detto Tettamanzi – di smettere il racconto dei fallimenti che hanno rischiato di trascinare l’economia in un baratro senza ritorno e di parlare invece delle storie ordinarie, quotidiane e nascoste di chi ha continuato ad agire secondo principi etici, saldi e limpidi». Sono questi ultimi, secondo l’opinione del Cardinale, «ad aver permesso all’economia di non crollare definitivamente». Va riconosciuto il giusto merito, ha aggiunto, a chi «sia nella stagione dei profitti facili, sia nei giorni della difficoltà, ha voluto e saputo non derogare alla via maestra dell’etica, anche in economia. Questa rete silente ma operosa e feconda di persone è stata ed è il miglior antidoto per prevenire gli effetti irreversibili di questa crisi e di ogni altra crisi futura».
L’Arcivescovo ha inoltre espresso il bisogno di «superare la dicotomia tra la sfera dell’economico e la sfera del sociale». Esperienze già in atto, ha aggiunto, dicono «come sia realmente possibile fare impresa anche quando si perseguono fini di utilità sociale e si è mossi all’azione da motivazioni di tipo pro-sociale. Si tratta di un modello di economia e di impresa che si radica e si giustifica a partire sia dall’inscindibile rapporto che esiste tra l’economia e la persona umana (dell’economia destinataria e protagonista), che a partire dalla carità colta nelle sue espressioni fondamentali di dono, gratuità, reciprocità, solidarietà, fraternità».
Sono questi spunti che provengono dalla lettura dell’enciclica Caritas in veritate, ha spiegato Tettamanzi, «una lettura, per me, piena di interesse e di fascino, ma non priva di una qualche fatica». Il Cardinale si chiede però se tali intuizioni non siano anche «la voce della nostra ragione, della nostra coscienza, delle nostre esperienze di vita, delle nostre esigenze profonde e dei più arricchenti risultati che otteniamo quando siamo impegnati nell’ambito economico-sociale. È il nostro vissuto quotidiano, letto con intelligenza e libertà interiore, a farsi parola: l’umanità e la carità non sono mai contro l’economia». Smettere il racconto dei fallimenti finanziari e parlare delle storie quotidiane di chi si comporta in modo etico. È la proposta lanciata dal cardinale Dionigi Tettamanzi in occasione della tavola rotonda “Caritas in veritate – Un’altra economia è davvero possibile” tenutasi ieri, martedì 3 novembre a Milano. Sede dell’incontro è stata l’aula magna dell’Università Bocconi, scelta emblematica per parlare di crisi economica ed etica in relazione all’ultima enciclica di Papa Benedetto XVI.«È venuto il tempo – ha detto Tettamanzi – di smettere il racconto dei fallimenti che hanno rischiato di trascinare l’economia in un baratro senza ritorno e di parlare invece delle storie ordinarie, quotidiane e nascoste di chi ha continuato ad agire secondo principi etici, saldi e limpidi». Sono questi ultimi, secondo l’opinione del Cardinale, «ad aver permesso all’economia di non crollare definitivamente». Va riconosciuto il giusto merito, ha aggiunto, a chi «sia nella stagione dei profitti facili, sia nei giorni della difficoltà, ha voluto e saputo non derogare alla via maestra dell’etica, anche in economia. Questa rete silente ma operosa e feconda di persone è stata ed è il miglior antidoto per prevenire gli effetti irreversibili di questa crisi e di ogni altra crisi futura».L’Arcivescovo ha inoltre espresso il bisogno di «superare la dicotomia tra la sfera dell’economico e la sfera del sociale». Esperienze già in atto, ha aggiunto, dicono «come sia realmente possibile fare impresa anche quando si perseguono fini di utilità sociale e si è mossi all’azione da motivazioni di tipo pro-sociale. Si tratta di un modello di economia e di impresa che si radica e si giustifica a partire sia dall’inscindibile rapporto che esiste tra l’economia e la persona umana (dell’economia destinataria e protagonista), che a partire dalla carità colta nelle sue espressioni fondamentali di dono, gratuità, reciprocità, solidarietà, fraternità».Sono questi spunti che provengono dalla lettura dell’enciclica Caritas in veritate, ha spiegato Tettamanzi, «una lettura, per me, piena di interesse e di fascino, ma non priva di una qualche fatica». Il Cardinale si chiede però se tali intuizioni non siano anche «la voce della nostra ragione, della nostra coscienza, delle nostre esperienze di vita, delle nostre esigenze profonde e dei più arricchenti risultati che otteniamo quando siamo impegnati nell’ambito economico-sociale. È il nostro vissuto quotidiano, letto con intelligenza e libertà interiore, a farsi parola: l’umanità e la carità non sono mai contro l’economia». Gli altri relatori Sul palco, insieme al cardinale, si trovavano Mario Monti, presidente della Bocconi, il rettore Guido Tabellini, il moderatore Dario di Vico, editorialista del Corriere della Sera, Piergaetano Marchetti, presidente di Rcs, Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo, Franco Debenedetti, presidente Cmex.Marchetti si è detto felice che l’Arcivescovo e il Papa abbiano parlato di speranza, e non di paura. Allo stesso tempo ha ricordato come «nel mondo dell’impresa e dell’economia sia necessario valorizzare di più il merito di chi fa il proprio lavoro seriamente e senza voler per forza apparire. E il merito è anche non approfittare dei privilegi, non confondendo – come spesso è successo in questi ultimi anni – il merito con il successo».Guzzetti ha invece pescato nei ricordi d’infanzia («al mercato si guardava alla qualità, non alla marca») per porre l’accento su un termine caro al Cardinale: la “sobrietà” dei consumi e delle scelte di vita. Critica infine la posizione di Debenedetti, che ha parlato di un’enciclica «che ha una non corretta visione del mercato» e al quale il cardinale Tettamanzi ha risposto con un invito a un incontro privato per approfondire i temi del suo intervento. – – “Etica e capitale”: il libro del Cardinale

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