Il volume è pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana e racconta quel�dialogo che si realizza ogni anno�in diverse occasioni, in Duomo, ma anche nelle piazze e nelle università. I contenuti umani e spirituali partono dalla centralità della persona di Cristo

Severino PAGANI Vicario episcopale per la Pastorale giovanile
Redazione

Un Arcivescovo in mezzo ai giovani è una risorsa straordinaria per la Chiesa milanese. Nella festa solenne di S. Ambrogio del 2008, il cardinale Dionigi Tettamanzi, parlando delle nuove generazioni a tutta la città di Milano e ai rappresentanti delle istituzioni sociali e politiche, ha rivolto queste parole: «Il loro sogno più grande è l’incontro e il dialogo. E noi dobbiamo accompagnarli sulle strade della speranza e della fiducia, non possiamo tradirli. Non credo ai luoghi comuni sui giovani di oggi. L’impressione è che speso vengano accusati e condannati, come categoria, perché non si perdona ai giovani, dentro una società che diventa di giorno in giorno sempre più vecchia, la loro età, la loro diversità e il loro sguardo verso il futuro. Nessuno di noi assolve bullismo, sfrenatezza di vita, alcolismo, assunzione di droghe. Ma il nostro atto di fiducia, il nostro desiderio di dialogo con le nuove generazioni non può essere offuscato da una condanna aprioristica di tutti i giovani. Tanti di loro studiano, lavorano, si dedicano agli altri, si preparano con serietà al futuro, si divertono in modo sano: e tra loro tanti giovani immigrati. Ascoltiamoli con speranza e fiducia, dialoghiamo con loro. Guardiamo a loro con gioia». Un Arcivescovo in mezzo ai giovani è una risorsa straordinaria per la Chiesa milanese. Nella festa solenne di S. Ambrogio del 2008, il cardinale Dionigi Tettamanzi, parlando delle nuove generazioni a tutta la città di Milano e ai rappresentanti delle istituzioni sociali e politiche, ha rivolto queste parole: «Il loro sogno più grande è l’incontro e il dialogo. E noi dobbiamo accompagnarli sulle strade della speranza e della fiducia, non possiamo tradirli. Non credo ai luoghi comuni sui giovani di oggi. L’impressione è che speso vengano accusati e condannati, come categoria, perché non si perdona ai giovani, dentro una società che diventa di giorno in giorno sempre più vecchia, la loro età, la loro diversità e il loro sguardo verso il futuro. Nessuno di noi assolve bullismo, sfrenatezza di vita, alcolismo, assunzione di droghe. Ma il nostro atto di fiducia, il nostro desiderio di dialogo con le nuove generazioni non può essere offuscato da una condanna aprioristica di tutti i giovani. Tanti di loro studiano, lavorano, si dedicano agli altri, si preparano con serietà al futuro, si divertono in modo sano: e tra loro tanti giovani immigrati. Ascoltiamoli con speranza e fiducia, dialoghiamo con loro. Guardiamo a loro con gioia». Un lungo colloquio La consuetudine al dialogo e la bellezza della fede vengono raccontate dal cardinale Tettamanzi; l’anelito segreto di un lungo colloquio tra l’Arcivescovo di Milano e i giovani della sua diocesi che puntualmente si radunano ogni anno in diverse occasioni: nelle navate maestose del Duomo, o nella cornice suggestiva della Basilica di S. Ambrogio, o nelle aule delle università o nei cortili degli oratori. Ma ci sono anche parole per i giovani che non si radunano, ragazzi e ragazze che sono vivi nelle strade della città, nei tragitti del metro, sulle ferrovie degli studenti pendolari, nelle discoteche e nei non luoghi della città post-moderna. È necessario infatti un tracciato prezioso da percorrere per non perdere le tracce di una comunicazione tra la Chiesa e le giovani generazioni, le quali cercano una verità che spesso sentono lontana, a che talvolta hanno la capacità di accogliere con una intuizione e una immediatezza che solo i giovani sanno presentire. Un atto di fiducia nella forza del Vangelo e nella libertà dei giovani.I contenuti umani e spirituali affrontati, a partire dalla centralità della persona di Cristo, appaiono alla coscienza di molti giovani di oggi una promessa credibile di pienezza di vita e di futuro. Non per tutti, ma per molti sì. Oggi non pochi giovani riscoprono la gioia dell’essere cristiani e trovano nel dono di una relazione tra credenti l’inizio o la ripresa della loro fede e la radice della loro appartenenza ecclesiale. L’estrema concretezza quotidiana della vita permette spesso ai giovani di ritrovare un esercizio effettivo di cristianesimo sia in un bisogno improvviso di ricerca di senso e di trascendenza, sia negli ambiti della vita affettiva. Anche lungo il percorso dei loro studi o nelle incertezze del loro lavoro, nelle solitudini nascoste e nella relazioni sincere, spesso i giovani trovano quei passaggi segreti che li conducono alla fede. Nascono ancora dei testimoni. Riscoprire Gesù Il testimone, anche se giovane, è una sorta di narratore della speranza. Questo racconto del cardinale Tettamanzi ha un duplice scopo: narrare l’incontro personale con il Risorto e far sorgere il desiderio di Gesù in chi decide di farsi discepolo. Inoltre indica non soltanto il contenuto storico della speranza cristiana, ma anche il cammino che porta a riconquistarla in un dinamismo di memoria, presenza e profezia. A partire dalle domande e dalle risposte che danno senso ai propri comportamenti e alle proprie pulsioni interiori i giovani possono capire quanto il Vangelo e la fede sono in grado di illuminare ulteriormente le loro esperienze e la loro vita. Perché maturi nei giovani la speranza è indispensabile accompagnarli ad integrare il loro presente, in cui si scopre la propria identità, con il futuro, vero il quale orientano i loro progetti. Per questo dal cardinale Tettamanzi viene un forte messaggio a riscoprire la persona di Gesù e il valore della comunità cristiana. Intercetta la necessità di costruire o rilanciare nelle comunità gruppi giovanili pensati con criteri nuovi in cui il confronto, la ricchezza dell’esperienza e la profondità del confronto aiutino a conoscere Gesù e a maturare nella vita e nella fede. È un rilancio dei contesti educativi che si compongono oggi di diversi livelli: le comunità parrocchiali ma non solo, la famiglia, la scuola, i luoghi del tempo libero, le istituzioni civili. Si invocano energie e si intravedono possibilità nuove di missione anche più direttamente negli ambienti di vita, contesti sociali, culturali e ricreativi nei quali i giovani vivono le loro relazioni. Vengono indicati alcuni valori comuni come il senso e la qualità della vita, la dignità della persona, l’istituzione della famiglia, l’importanza del lavoro, il rispetto delle diversità, il valore della democrazia, l’etica dell’agire politico, la libertà, la giustizia, la pace. Queste prospettive rappresentano un’autentica narrazione di speranza che l’Arcivescovo di Milano sa raccontare con cordialità e simpatia ai giovani che ha davanti. – La recensione – Presentazione a Roma – La Bellezza della fede sarà presentato giovedì 29 gennaio, alle 12.15, all’Hotel Columbus di Roma (via della Conciliazione 33). Sarà presente l’Arcivescovo, insieme al professor Lorenzo Ornaghi (rettore dell’Università Cattolica) e a don Giuseppe Costa (direttore della Libreria Editrice Vaticana). –

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