La raccolta a favore delle persone colpite dalla crisi e dalla disoccupazione è forse il servizio diocesano oggi più noto, ma non è il solo. I dati della Caritas Ambrosiana testimoniano un'azione a 360 gradi sul fronte del bisogno. Con servizi prestati per la maggior parte ai milanesi, ma senza badare alla carta d'identità di chi chiede aiuto

di Mauro COLOMBO
Redazione

La solidarietà è una delle due vie (l’altra è la sobrietà) che il cardinale Tettamanzi, nel suo recente Discorso di Sant’Ambrogio, ha indicato a Milano per recuperare quella “grandezza” consona alla storia e alla tradizione di una città produttiva e laboriosa, ma anche sensibile al dovere di contribuire al bene comune.
Un’esortazione per nulla formale o retorica, ma corroborata nei fatti dall’impegno solidale profuso quotidianamente, e a 360 gradi, dalla Chiesa ambrosiana attraverso le sue varie articolazioni. Il servizio più noto – per la sua recente costituzione e per l’impatto mediatico che l’ha accompagnato – è quello del Fondo Famiglia-Lavoro, istituito dallo stesso Arcivescovo nella notte di Natale 2008 per aiutare le persone colpite dalla crisi e dalla disoccupazione: sono già stati raccolti oltre 6 milioni di euro e vi si sono rivolte già più di 4000 famiglie.
Ma il Fondo è solo la punta dell’iceberg della solidarietà ambrosiana. Basta dare un’occhiata a uno screening sintetico dell’attività svolta dalla Caritas Ambrosiana – principale “braccio operativo” della Diocesi in campo socio-assistenziale – per rendersene conto. Dalla terza età all’Aids, fino alle vittime dell’usura, tutto il fronte del bisogno è monitorato e scandagliato per poi fornire le risposte più adeguate. Con servizi prestati per la maggior parte ai milanesi, ma senza badare alla carta d’identità o alla provenienza di chi chiede aiuto: senza discriminazioni, quindi, ma anche senza favoritismi.
Un dato complessivo giunge dalla “galassia” Farsi Prossimo, il consorzio di cooperative promosso dalla Caritas, a cui fanno capo 134 servizi: si va dalle comunità agli appartamenti, dai centri diurni per anziani ai centri di recupero per malati di Aids. In base ai dati più recenti, vi si rivolgono in totale 30.710 utenti, tra i quali 9496 stranieri (9123 immigrati e rifugiati politici, 305 rom, 68 prostitute vittime di tratta) per i quali sono studiati 53 servizi specifici. Per quanto riguarda le comunità di accoglienza in particolare, gli utenti stranieri sono 1746 su un totale di 18.964 utenti.
Se l’utenza dei circa 300 centri d’ascolto gestiti da volontari nelle parrocchie è costituita per 3/4 da stranieri e per 1/4 da italiani – il dato è rilevato dai 59 centri utilizzati come campione nel 2008 dall’Osservatorio sulle povertà e le risorse della Diocesi, ed è comprensibile se si pensa che questi centri costituiscono il primo servizio rivolto a chi si trova in difficoltà -, una presenza significativa è quella del Sam (Servizio di Accoglienza Milanese), rivolto esclusivamente ai senza dimora e ai gravi emarginati italiani: nel 2008 ha accolto le richieste di 755 persone (180 donne e 575 maschi), tutti italiani.
La crisi picchia duro, in termini di perdita dell’impiego e, di conseguenza, della diminuzione del reddito familiare. Da una parte opera il Siloe, servizio di orientamento e reinserimento nel mondo del lavoro, che nel 2008 ha prestato ascolto a 414 persone (284 delle quali italiane) e provveduto a 280 elargizioni di contributi in denaro (162 a favore di italiani). Dall’altra è stata ideata la Carta Equa, carta di credito solidale caricata dai donatori alla cassa dei supermercati Coop, a disposizione delle famiglie in difficoltà; dal 2005 fino a oggi ne sono state distribuite 850: il 64,6% a italiani, il 35,4% a stranieri.
Tra le sue conseguenze più pericolose, l’indebitamento delle famiglie può far precipitare nella voragine dell’usura. Chi corre questo rischio ha la possibilità di rivolgersi alla Fondazione San Bernardino, che nel 2008 ha incontrato 209 persone gravemente indebitate: la maggior parte di loro era costituita da italiani, tra i 35 e i 59 anni, coniugati, con un reddito familiare medio di 1800 euro mensili e un debito complessivo pari anche a 40 mila euro. La solidarietà è una delle due vie (l’altra è la sobrietà) che il cardinale Tettamanzi, nel suo recente Discorso di Sant’Ambrogio, ha indicato a Milano per recuperare quella “grandezza” consona alla storia e alla tradizione di una città produttiva e laboriosa, ma anche sensibile al dovere di contribuire al bene comune.Un’esortazione per nulla formale o retorica, ma corroborata nei fatti dall’impegno solidale profuso quotidianamente, e a 360 gradi, dalla Chiesa ambrosiana attraverso le sue varie articolazioni. Il servizio più noto – per la sua recente costituzione e per l’impatto mediatico che l’ha accompagnato – è quello del Fondo Famiglia-Lavoro, istituito dallo stesso Arcivescovo nella notte di Natale 2008 per aiutare le persone colpite dalla crisi e dalla disoccupazione: sono già stati raccolti oltre 6 milioni di euro e vi si sono rivolte già più di 4000 famiglie.Ma il Fondo è solo la punta dell’iceberg della solidarietà ambrosiana. Basta dare un’occhiata a uno screening sintetico dell’attività svolta dalla Caritas Ambrosiana – principale “braccio operativo” della Diocesi in campo socio-assistenziale – per rendersene conto. Dalla terza età all’Aids, fino alle vittime dell’usura, tutto il fronte del bisogno è monitorato e scandagliato per poi fornire le risposte più adeguate. Con servizi prestati per la maggior parte ai milanesi, ma senza badare alla carta d’identità o alla provenienza di chi chiede aiuto: senza discriminazioni, quindi, ma anche senza favoritismi.Un dato complessivo giunge dalla “galassia” Farsi Prossimo, il consorzio di cooperative promosso dalla Caritas, a cui fanno capo 134 servizi: si va dalle comunità agli appartamenti, dai centri diurni per anziani ai centri di recupero per malati di Aids. In base ai dati più recenti, vi si rivolgono in totale 30.710 utenti, tra i quali 9496 stranieri (9123 immigrati e rifugiati politici, 305 rom, 68 prostitute vittime di tratta) per i quali sono studiati 53 servizi specifici. Per quanto riguarda le comunità di accoglienza in particolare, gli utenti stranieri sono 1746 su un totale di 18.964 utenti.Se l’utenza dei circa 300 centri d’ascolto gestiti da volontari nelle parrocchie è costituita per 3/4 da stranieri e per 1/4 da italiani – il dato è rilevato dai 59 centri utilizzati come campione nel 2008 dall’Osservatorio sulle povertà e le risorse della Diocesi, ed è comprensibile se si pensa che questi centri costituiscono il primo servizio rivolto a chi si trova in difficoltà -, una presenza significativa è quella del Sam (Servizio di Accoglienza Milanese), rivolto esclusivamente ai senza dimora e ai gravi emarginati italiani: nel 2008 ha accolto le richieste di 755 persone (180 donne e 575 maschi), tutti italiani.La crisi picchia duro, in termini di perdita dell’impiego e, di conseguenza, della diminuzione del reddito familiare. Da una parte opera il Siloe, servizio di orientamento e reinserimento nel mondo del lavoro, che nel 2008 ha prestato ascolto a 414 persone (284 delle quali italiane) e provveduto a 280 elargizioni di contributi in denaro (162 a favore di italiani). Dall’altra è stata ideata la Carta Equa, carta di credito solidale caricata dai donatori alla cassa dei supermercati Coop, a disposizione delle famiglie in difficoltà; dal 2005 fino a oggi ne sono state distribuite 850: il 64,6% a italiani, il 35,4% a stranieri.Tra le sue conseguenze più pericolose, l’indebitamento delle famiglie può far precipitare nella voragine dell’usura. Chi corre questo rischio ha la possibilità di rivolgersi alla Fondazione San Bernardino, che nel 2008 ha incontrato 209 persone gravemente indebitate: la maggior parte di loro era costituita da italiani, tra i 35 e i 59 anni, coniugati, con un reddito familiare medio di 1800 euro mensili e un debito complessivo pari anche a 40 mila euro.

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