Le reazioni delle Chiese locali all'annuncio del Papa sull'assemblea che si terrà nel 2010

di Daniele ROCCHI
Redazione

«Parlando di pace, il pensiero va, in primo luogo, alle regioni del Medio Oriente. Colgo pertanto l’occasione per dare l’annuncio dell’Assemblea Speciale del Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente, da me convocata e che si terrà dal 10 al 24 ottobre 2010, sul tema: “La Chiesa cattolica in Medio Oriente: comunione e testimonianza: ‘La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola’ (At 4,32)”». Sono le parole con cui Benedetto XVI ha annunciato la prossima Assemblea Speciale del Sinodo dei vescovi, durante l’incontro con i patriarchi e gli arcivescovi maggiori orientali, sabato 19 settembre. «Parlando di pace, il pensiero va, in primo luogo, alle regioni del Medio Oriente. Colgo pertanto l’occasione per dare l’annuncio dell’Assemblea Speciale del Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente, da me convocata e che si terrà dal 10 al 24 ottobre 2010, sul tema: “La Chiesa cattolica in Medio Oriente: comunione e testimonianza: ‘La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola’ (At 4,32)”». Sono le parole con cui Benedetto XVI ha annunciato la prossima Assemblea Speciale del Sinodo dei vescovi, durante l’incontro con i patriarchi e gli arcivescovi maggiori orientali, sabato 19 settembre. Una nuova Pentecoste «Ringrazio il Papa per questa convocazione. Se ci disporremo al meglio per noi sarà una nuova Pentecoste», dichiara «con gioia» monsignor Louis Sako, arcivescovo di Kirkuk (Iraq) , che già in gennaio, nel corso della visita ad limina dei vescovi iracheni, si fece promotore di questa proposta. «Sarà un tempo forte per le Chiese orientali per andare avanti, per uscire dal passato e aprire gli occhi sulla realtà di oggi – aggiunge -. In Medio Oriente abbiamo tanti problemi, tante sfide da affrontare, e tutte si concentrano sull’esistenza e la permanenza dei cristiani nella regione».Ben si capisce la scelta del Papa di dare al Sinodo il tema: “La Chiesa cattolica in Medio Oriente: comunione e testimonianza: ‘La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola’ (At 4,32)”». «Questa comunione significa anche unione tra i cristiani, la divisione è uno scandalo e anche i musulmani ci chiedono perché siamo divisi. Abbiamo perso la dimensione missionaria e c’è una testimonianza da dare agli altri».Per monsignor Sako, «tra i punti importanti da dibattere quello del dialogo con ebrei e musulmani e della necessità di una pastorale unificata in lingua araba. La Chiesa del Medio Oriente deve poter parlare a tutti, e non solo ai cristiani. La nostra lingua non deve essere lontana dalla gente, dobbiamo rinnovarci nel linguaggio per fornire risposte giuste e chiare».Ma su tutti c’è il grave fenomeno dell’esodo dei cristiani: «Le Chiese, tutte, anche le più piccole, devono capire l’importanza della presenza cristiana in Medio Oriente. I cristiani orientali fanno parte della grande eredità della Chiesa universale, la loro fuga all’estero è una perdita notevole per tutta la Chiesa. Bisogna fondare scuole, università, centri di gioventù, di occupazione per dare alla gente forza per restare e testimoniare i valori cristiani. Come faranno i musulmani senza i cristiani? Noi siamo per loro un ponte con l’Occidente e con le religioni. Ho paura che senza cristiani in Medio Oriente l’islam diventi più aggressivo». Vicinanza concreta «Un segno concreto di come la Chiesa sia vicina a questa realtà così problematica». Con «grande soddisfazione» il Custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, accoglie la notizia dell’Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente. «È la prima volta che si fa un Sinodo regionale e non continentale, dedicato al Medio Oriente – dice padre Pizzaballa -, ed è un segno concreto di come la Chiesa sia vicina a questa realtà così problematica». Per il Custode, «i temi che potrebbero trovare spazio nell’assemblea sono quelli emersi già nella riunione con i patriarchi, ovvero la crescita del fondamentalismo, la formazione, l’emigrazione». Tuttavia, aggiunge, «il tema del Sinodo fa menzione anche della testimonianza e della comunione. I cristiani della regione sono noti per il fatto che pur essendo pochi non sono sempre uniti. La comunione potrebbe essere un’importante pista di lavoro». La fede e non il rito Dello stesso parere anche monsignor Salim Sayegh, ausiliare del patriarca di Gerusalemme dei Latini per la Giordania, per il quale «il Sinodo sarà un luogo di incontro e di condivisione per tutte le nostre Chiese. Si tratta di cooperare per dare risposte fondanti ai bisogni dei cristiani. Il Sinodo potrà, inoltre, servire a mettere il rilievo il primato della fede sul rito, che è a servizio della fede».Realistico, ma «pieno di speranza» è monsignor Paul Dahdah, vicario apostolico di Beirut dei latini. «Non sarà facile preparare un Sinodo in poco più di un anno – dichiara -, ma è un’occasione da non perdere per le Chiese mediorientali. Dovremo lavorare parecchio per selezionare gli aspetti da sottolineare nel corso dei lavori».Per monsignor Elias Tabe, arcivescovo siro-cattolico di Damasco (Siria), «quella del Sinodo è una notizia di grande portata. Esso potrà servire a una coscientizzazione delle Chiese, a dare maggiore consapevolezza dell’importanza della loro presenza cercando di stimolare il superamento dell’interesse di ognuna a vantaggio di tutte. Potrebbe rivelarsi anche un tempo di ascolto della base, delle comunità, dei riti presenti, per migliorare la reciproca comprensione ed essere più efficaci nell’obiettivo di testimoniare il Vangelo».

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