Il patrono d'Italia e l'attualità: un mondo ancora alla ricerca di pace e di giustizia e che ancora pensa che senza Dio la vita, personale e pubblica, possa essere vissuta in pienezza

di Edoardo PATRIARCA
Redazione

Nel suo Testamento scritto poco prima di morire, Francesco annotò: «Nessuno mi insegnava quel che io dovevo fare; ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo il Santo Vangelo». Con semplicità e amabilità, e senza imporre mai nulla a nessuno, Francesco ha avuto un influsso straordinario che dura tuttora. La sua storia santa è un passaggio ininterrotto di sprazzi di luce abbaglianti. Prese a predicare la pace, l’uguaglianza fra gli uomini, il distacco dalle ricchezze e la dignità della povertà, l’amore per tutte le creature di Dio.
Perché Francesco, patrono d’Italia, continua a parlarci e lo sentiamo così vicino? Forse perché incarna tutti gli uomini che nei secoli hanno tentato l’avventura della santità. Un’avventura che ha come cifra la sua povertà e dolcezza, e il suo Cantico che invita a superare la solitudine e l’incredulità, oltre i quali si dà la possibilità di ammansire i lupi e parlare agli uccelli. Come pure nel saluto «Pace e bene», che è appello alla concordia: le vane dispute di parole e gli atteggiamenti che portano alle divisioni, sono per Francesco l’ostacolo più insidioso alla costruzione di una comunità capace di crescere nell’amore. Lo raccomanda ai suoi frati, e oggi lo raccomanda a noi. «Consiglio invece, ammonisco ed esorto i miei frati nel Signore Gesù Cristo che, quando vanno per il mondo, non litighino ed evitino le dispute di parole, e non giudichino gli altri; ma siano miti, pacifici e modesti, mansueti e umili, parlando onestamente con tutti, così come conviene… Ammonisco anche ed esorto gli stessi frati che, nella loro predicazione, le loro parole siano ponderate e caste, a utilità e a edificazione del popolo, annunciando ai fedeli i vizi e le virtù, la pena e la gloria con brevità di discorso, poiché il Signore sulla terra parlò con parole brevi… Ammonisco, poi, ed esorto nel Signore Gesù Cristo, che si guardino i frati da ogni superbia, vana gloria, invidia, avarizia, cure o preoccupazioni di questo mondo, dalla detrazione e dalla mormorazione».
Perché Francesco continua a parlarci? Una risposta la possiamo trovare anche in queste parole di Paolo VI: «Francesco, aiutaci a purificare i beni economici dal loro triste potere di perdere Dio, di perdere le nostre anime, di perdere la carità dei nostri concittadini… Tu ci ammonisci a mirare più in alto, a svincolare il cuore dall’amore delle cose terrene, e a saperle considerare come buone solo quando ci sono scala per salire le vie dello spirito e ci sono specchio per riflettere la bellezza, la bontà, la provvidenza di Dio. Insegnaci, Francesco, a essere poveri, cioè liberi, staccati e signori, nella ricerca e nell’uso di queste cose terrene, pesanti e fugaci, perché restiamo uomini, restiamo fratelli, restiamo cristiani».
Francesco continua a parlare a questo nostro Paese, a questa Europa, a questo mondo che ancora sono alla ricerca di pace e di giustizia, che ancora si smarriscono sulle strade della paura e del rifiuto, che ancora sbandano sulla via del dialogo, che ancora pensano che senza Dio la vita, personale e pubblica, possa essere vissuta in pienezza.
Francesco continua a parlare: a noi il rimanere in ascolto per dare alle sue parole i nostri volti, la concretezza delle nostre scelte, la gioia dell’incontro con gli altri e con l’Altro. Nel suo Testamento scritto poco prima di morire, Francesco annotò: «Nessuno mi insegnava quel che io dovevo fare; ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo il Santo Vangelo». Con semplicità e amabilità, e senza imporre mai nulla a nessuno, Francesco ha avuto un influsso straordinario che dura tuttora. La sua storia santa è un passaggio ininterrotto di sprazzi di luce abbaglianti. Prese a predicare la pace, l’uguaglianza fra gli uomini, il distacco dalle ricchezze e la dignità della povertà, l’amore per tutte le creature di Dio.Perché Francesco, patrono d’Italia, continua a parlarci e lo sentiamo così vicino? Forse perché incarna tutti gli uomini che nei secoli hanno tentato l’avventura della santità. Un’avventura che ha come cifra la sua povertà e dolcezza, e il suo Cantico che invita a superare la solitudine e l’incredulità, oltre i quali si dà la possibilità di ammansire i lupi e parlare agli uccelli. Come pure nel saluto «Pace e bene», che è appello alla concordia: le vane dispute di parole e gli atteggiamenti che portano alle divisioni, sono per Francesco l’ostacolo più insidioso alla costruzione di una comunità capace di crescere nell’amore. Lo raccomanda ai suoi frati, e oggi lo raccomanda a noi. «Consiglio invece, ammonisco ed esorto i miei frati nel Signore Gesù Cristo che, quando vanno per il mondo, non litighino ed evitino le dispute di parole, e non giudichino gli altri; ma siano miti, pacifici e modesti, mansueti e umili, parlando onestamente con tutti, così come conviene… Ammonisco anche ed esorto gli stessi frati che, nella loro predicazione, le loro parole siano ponderate e caste, a utilità e a edificazione del popolo, annunciando ai fedeli i vizi e le virtù, la pena e la gloria con brevità di discorso, poiché il Signore sulla terra parlò con parole brevi… Ammonisco, poi, ed esorto nel Signore Gesù Cristo, che si guardino i frati da ogni superbia, vana gloria, invidia, avarizia, cure o preoccupazioni di questo mondo, dalla detrazione e dalla mormorazione».Perché Francesco continua a parlarci? Una risposta la possiamo trovare anche in queste parole di Paolo VI: «Francesco, aiutaci a purificare i beni economici dal loro triste potere di perdere Dio, di perdere le nostre anime, di perdere la carità dei nostri concittadini… Tu ci ammonisci a mirare più in alto, a svincolare il cuore dall’amore delle cose terrene, e a saperle considerare come buone solo quando ci sono scala per salire le vie dello spirito e ci sono specchio per riflettere la bellezza, la bontà, la provvidenza di Dio. Insegnaci, Francesco, a essere poveri, cioè liberi, staccati e signori, nella ricerca e nell’uso di queste cose terrene, pesanti e fugaci, perché restiamo uomini, restiamo fratelli, restiamo cristiani».Francesco continua a parlare a questo nostro Paese, a questa Europa, a questo mondo che ancora sono alla ricerca di pace e di giustizia, che ancora si smarriscono sulle strade della paura e del rifiuto, che ancora sbandano sulla via del dialogo, che ancora pensano che senza Dio la vita, personale e pubblica, possa essere vissuta in pienezza.Francesco continua a parlare: a noi il rimanere in ascolto per dare alle sue parole i nostri volti, la concretezza delle nostre scelte, la gioia dell’incontro con gli altri e con l’Altro.

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