In occasione del vertice dei Grandi della terra all'Aquila, in luglio, i capi religiosi di tutto il mondo si incontreranno nella capitale. In preparazione un appello che sarà consegnato al premier Berlusconi da inoltrare agli altri leader: «La dimensione religiosa è essenziale per lo sviluppo, la convivenza e la pace tra i popoli»

Rita SALERNO
Redazione

Dalla sicurezza alimentare alla salute, dall’educazione alla pace: verteranno su questi argomenti, ma non solo, le riflessioni dei 129 delegati presenti alla due-giorni in programma a Roma in vista del G8 dell’Aquila a luglio. E proprio nella città abruzzese ferita dal terremoto del 6 aprile scorso s’incontreranno, in apertura del quarto incontro, i leader delle religioni mondiali.
Il meeting è pesantemente condizionato dalla crisi economica globale, che ha posto sotto i riflettori mondiali le regole finanziarie e la loro correttezza. Come spiega monsignor Vincenzo Paglia, vescovo di Terni e presidente della commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo, «si vorrebbe far presente ai capi politici che la dimensione religiosa è essenziale anche per lo sviluppo, per la convivenza, per la pace tra i popoli. Il potere religioso non è un potere esteriore, è tutto interiore, perché è basato sui cuori, su quelle forze spirituali che sono profonde nella storia. Ma senza di esse gli altri poteri rischiano di essere fondati sull’argilla».
Successivamente i rappresentanti della Chiesa cattolica, delle altre denominazioni cristiane, del mondo ebraico, islamico, buddista e della World Conference of Religions for Peace del Giappone si trasferiranno a Roma per essere ricevuti in udienza dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. A Villa Madama si terrà la sessione di apertura presieduta da Sua Beatitudine Abuna Paulos, patriarca della Chiesa Etiopica. Seguiranno gli interventi introduttivi di Franco Frattini, ministro per gli Affari Esteri e del cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso. La relazione principale è affidata ad Andrea Riccardi, storico e fondatore della Comunità di Sant’Egidio. Alcuni contributi di riflessione, poi, verranno offerti da Sua Beatitudine Aram I, Catholicos di Cilicia degli Armeni; da Mordechai Piron, ex Rabbino capo dell’Esercito israeliano; da Mustafa Ceric, Gran Mufti di Sarajevo, e da Nichiko Niwano, presidente della Rissho Kosei Kai del Giappone.
Al termine dell’incontro i delegati elaboreranno un documento che il premier Berlusconi consegnerà agli otto Grandi della terra. Nelle parole del vescovo di Terni, si tratta di «un appello di quattro cartelle che sarà affidato al Presidente del Consiglio perché lo porti ai capi politici del G8». Alla redazione di una prima bozza hanno partecipato i responsabili dei tre incontri che si sono tenuti negli anni precedenti in concomitanza dei G8 in Russia, Germania e Giappone. Scopo dichiarato del testo è quello di «dare un’anima» ai temi che verranno trattati nel G8. «Un messaggio – ha aggiunto monsignor Paglia – che possa colpire il cuore e la mente dei nostri leader politici».
Una dichiarazione che non potrà non guardare anche all’Africa. Secondo monsignor Paglia l’intento è chiaro: «Ci proponiamo di dire che l’Africa è un partner importante non solo dell’Europa, ma dell’intero pianeta. Non è possibile porre attenzione a una sola parte, magari la propria, se vogliamo la pace universale o la pace perpetua, in qualche modo. Questo corpo malato non è separato dal pianeta, è parte di noi tutti». Dalla sicurezza alimentare alla salute, dall’educazione alla pace: verteranno su questi argomenti, ma non solo, le riflessioni dei 129 delegati presenti alla due-giorni in programma a Roma in vista del G8 dell’Aquila a luglio. E proprio nella città abruzzese ferita dal terremoto del 6 aprile scorso s’incontreranno, in apertura del quarto incontro, i leader delle religioni mondiali.Il meeting è pesantemente condizionato dalla crisi economica globale, che ha posto sotto i riflettori mondiali le regole finanziarie e la loro correttezza. Come spiega monsignor Vincenzo Paglia, vescovo di Terni e presidente della commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo, «si vorrebbe far presente ai capi politici che la dimensione religiosa è essenziale anche per lo sviluppo, per la convivenza, per la pace tra i popoli. Il potere religioso non è un potere esteriore, è tutto interiore, perché è basato sui cuori, su quelle forze spirituali che sono profonde nella storia. Ma senza di esse gli altri poteri rischiano di essere fondati sull’argilla».Successivamente i rappresentanti della Chiesa cattolica, delle altre denominazioni cristiane, del mondo ebraico, islamico, buddista e della World Conference of Religions for Peace del Giappone si trasferiranno a Roma per essere ricevuti in udienza dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. A Villa Madama si terrà la sessione di apertura presieduta da Sua Beatitudine Abuna Paulos, patriarca della Chiesa Etiopica. Seguiranno gli interventi introduttivi di Franco Frattini, ministro per gli Affari Esteri e del cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso. La relazione principale è affidata ad Andrea Riccardi, storico e fondatore della Comunità di Sant’Egidio. Alcuni contributi di riflessione, poi, verranno offerti da Sua Beatitudine Aram I, Catholicos di Cilicia degli Armeni; da Mordechai Piron, ex Rabbino capo dell’Esercito israeliano; da Mustafa Ceric, Gran Mufti di Sarajevo, e da Nichiko Niwano, presidente della Rissho Kosei Kai del Giappone.Al termine dell’incontro i delegati elaboreranno un documento che il premier Berlusconi consegnerà agli otto Grandi della terra. Nelle parole del vescovo di Terni, si tratta di «un appello di quattro cartelle che sarà affidato al Presidente del Consiglio perché lo porti ai capi politici del G8». Alla redazione di una prima bozza hanno partecipato i responsabili dei tre incontri che si sono tenuti negli anni precedenti in concomitanza dei G8 in Russia, Germania e Giappone. Scopo dichiarato del testo è quello di «dare un’anima» ai temi che verranno trattati nel G8. «Un messaggio – ha aggiunto monsignor Paglia – che possa colpire il cuore e la mente dei nostri leader politici».Una dichiarazione che non potrà non guardare anche all’Africa. Secondo monsignor Paglia l’intento è chiaro: «Ci proponiamo di dire che l’Africa è un partner importante non solo dell’Europa, ma dell’intero pianeta. Non è possibile porre attenzione a una sola parte, magari la propria, se vogliamo la pace universale o la pace perpetua, in qualche modo. Questo corpo malato non è separato dal pianeta, è parte di noi tutti».

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi