Per la prima volta le parrocchie ambrosiane festeggeranno questa solennità nel 40° giorno del tempo pasquale.� Il cardinale Tettamanzi inaugura in Duomo il periodo di preparazione alla�festa di Pentecoste

Luisa BOVE
Redazione

«Da quest’anno c’è una novità: la solennità dell’Ascensione del Signore�viene celebrata nel suo giorno proprio», dice mons. Luigi Manganini, Vicario episcopale per l’evangelizzazione e i sacramenti. Questo significa che la celebrazione «sarà giovedì 21 maggio (a partire dai Vespri primi, celebrati la sera di mercoledì 20 maggio), cioè nel 40° giorno del Tempo pasquale, che secondo il Vangelo di Luca è il giorno dell’Ascensione». Ciò significa che tutte le comunità ambrosiane «sono tenute a�celebrare i giorni che intercorrono tra l’Ascensione e la Pentecoste secondo la modalità prevista dal nuovo Lezionario». Per mons. Manganini è importante «educare bene le nostre comunità» a cogliere il significato di questa solennità. E aggiunge: «Come prima di Natale sono previste le ferie prenatalizie e la Pasqua è introdotata dalla Settimana Santa o Autentica,�allo stesso modo,�la solennità di Pentecoste�è preceduta�da questi giorni che popolarmente sono chiamati “giorni della Novena”». Certo, è un’espressione popolare, «ma che può�aiutare i fedeli a comprendere�come la solennità�di Pentecoste meriti di essere preparata in modo intenso, solennizzando gli ultimi dieci giorni del Tempo pasquale».
Il Vicario per l’evangelizzazione non nega che vi sia una «obiezione seria», perché quel giovedì 21 maggio «non è un giorno di precetto». Ma la sua risposta è che, «guardando al calendario di un anno ci si accorge che�anche altri�giorni (per esempio il Giovedì e il Venerdì santo, oppure la Commemorazione di tutti i defunti del 2 novembre) sono lavorativi, feriali a tutti gli effetti, eppure�non è impossibile�prevedere celebrazioni popolari, non riservate a piccoli gruppi». Perché ciò avvenga anche per l’Ascensione occorre la stessa “fantasia pastorale” già sperimentata:�per esempio,�riunire i parrocchiani «per un’unica grande celebrazione»,�in modo particolare�per le Comunità pastorali con una sola messa per i fedeli di tutte le parrocchie. Monsignor Manganini non esclude che si possa celebrare anche «qualche messa dell’Ascensione la domenica successiva, come previste dalle norme “materne” della Chiesa,�senza però scivolare su questa concessione troppo facilmente». È importante invece educare ulteriormente i fedeli di Rito ambrosiano che «i 50 giorni del Tempo pasquale non sono tutti uguali».�Il giovedì�della quarta settimana di Pasqua, per esempio,�è indicato chiaramente dalla liturgia�come feria “a metà della festa”, sono infatti trascorsi i primi 25 giorni di Tempo pasquale e ne mancano altrettanti�per arrivare a Pentecoste. «Sono piccoli accorgimenti pedagogici e pastorali – insiste l’Arciprete del Duomo -, per educarci a dare importanza al Tempo pasquale», confermando anche «il primato della liturgia sulle devozioni». In questo senso, il mese di maggio rischia infatti di essere vissuto puntando�esclusivamente sulla devozione a Maria,�dimenticando la memoria della Pasqua del Signore. «Da quest’anno c’è una novità: la solennità dell’Ascensione del Signore�viene celebrata nel suo giorno proprio», dice mons. Luigi Manganini, Vicario episcopale per l’evangelizzazione e i sacramenti. Questo significa che la celebrazione «sarà giovedì 21 maggio (a partire dai Vespri primi, celebrati la sera di mercoledì 20 maggio), cioè nel 40° giorno del Tempo pasquale, che secondo il Vangelo di Luca è il giorno dell’Ascensione». Ciò significa che tutte le comunità ambrosiane «sono tenute a�celebrare i giorni che intercorrono tra l’Ascensione e la Pentecoste secondo la modalità prevista dal nuovo Lezionario». Per mons. Manganini è importante «educare bene le nostre comunità» a cogliere il significato di questa solennità. E aggiunge: «Come prima di Natale sono previste le ferie prenatalizie e la Pasqua è introdotata dalla Settimana Santa o Autentica,�allo stesso modo,�la solennità di Pentecoste�è preceduta�da questi giorni che popolarmente sono chiamati “giorni della Novena”». Certo, è un’espressione popolare, «ma che può�aiutare i fedeli a comprendere�come la solennità�di Pentecoste meriti di essere preparata in modo intenso, solennizzando gli ultimi dieci giorni del Tempo pasquale».Il Vicario per l’evangelizzazione non nega che vi sia una «obiezione seria», perché quel giovedì 21 maggio «non è un giorno di precetto». Ma la sua risposta è che, «guardando al calendario di un anno ci si accorge che�anche altri�giorni (per esempio il Giovedì e il Venerdì santo, oppure la Commemorazione di tutti i defunti del 2 novembre) sono lavorativi, feriali a tutti gli effetti, eppure�non è impossibile�prevedere celebrazioni popolari, non riservate a piccoli gruppi». Perché ciò avvenga anche per l’Ascensione occorre la stessa “fantasia pastorale” già sperimentata:�per esempio,�riunire i parrocchiani «per un’unica grande celebrazione»,�in modo particolare�per le Comunità pastorali con una sola messa per i fedeli di tutte le parrocchie. Monsignor Manganini non esclude che si possa celebrare anche «qualche messa dell’Ascensione la domenica successiva, come previste dalle norme “materne” della Chiesa,�senza però scivolare su questa concessione troppo facilmente». È importante invece educare ulteriormente i fedeli di Rito ambrosiano che «i 50 giorni del Tempo pasquale non sono tutti uguali».�Il giovedì�della quarta settimana di Pasqua, per esempio,�è indicato chiaramente dalla liturgia�come feria “a metà della festa”, sono infatti trascorsi i primi 25 giorni di Tempo pasquale e ne mancano altrettanti�per arrivare a Pentecoste. «Sono piccoli accorgimenti pedagogici e pastorali – insiste l’Arciprete del Duomo -, per educarci a dare importanza al Tempo pasquale», confermando anche «il primato della liturgia sulle devozioni». In questo senso, il mese di maggio rischia infatti di essere vissuto puntando�esclusivamente sulla devozione a Maria,�dimenticando la memoria della Pasqua del Signore. Messa vigiliare in Duomocon l’Arcivescovo – L’Arcivescovo�introdurrà nella solennità dell’Ascensione del Signore con un Pontificale in Duomo, mercoledì 20 maggio alle 18. Per l’occasione sono invitati�anche i gruppi del Rinnovamento nello Spirito�presenti in diocesi. «Il loro compito – dice mons. Manganini – è quello di aiutare le comunità a comprendere e a tenere vivo il concetto che il dono per eccellenza della Pasqua di Gesù è lo Spirito». Con la messa vigiliare l’Arcivescovo inaugura i dieci giorni che precedono la Pentecoste e durante la celebrazione «il grande cero pasquale – secondo la tradizione della Chiesa cattedrale – verrà innalzato fino alla volta del Duomo, quasi�a raffigurare il mistero dell’Ascensione di Cristo».�

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