Sabato 13 giugno in Duomo il cardinale Tettamanzi ordinerà sacerdoti 18 diaconi ambrosiani. La celebrazione in diretta su www.chiesadimilano.it, Telenova 2 e Radio Mater

Luisa BOVE
Redazione

Il prete come l’uomo della gratitudine, dell’intercessione e della relazione. È così che sognano di essere tre futuri sacerdoti novelli. Sono 18 in totale i diaconi che sabato 13 giugno, alle 9, in Duomo, saranno ordinati sacerdoti dal cardinale Tettamanzi (chi non potrà essere presenti potrà “condividere” a distanza la celebrazione su www.chiesadimilano.it, Telenova 2 – digitale terrestre e Radio Mater
Don Gabriele Giorgetti, 25 anni compiuti, ha frequentato il liceo scientifico “Albert Einstein” di Milano, una realtà “molto laica” che non gli ha impedito di fare una scelta controcorrente. Originario della parrocchia Santi Martiri Nereo e Achilleo, da settembre svolge il suo servizio pastorale a Samarate e risiede a Verghera. «Quest’anno non mi sono occupato molto della fascia dei giovani perché ero in parrocchia solo 4 giorni alla settimana – spiega -, ma degli adolescenti e dell’iniziazione cristiana». Da prete «avrò maggiore responsabilità all’interno della comunità, in particolare per quanto riguarda la pastorale giovanile e i ragazzi». A settembre inizierà anche a insegnare religione in una scuola superiore (a Busto o a Gallarate) due mattine alla settimana. «Il mio ministero – aggiunge – sarà caratterizzato dal tema della gioia, quella che ho vissuto in questi anni preparandomi al sacerdozio e che ora, diventando prete, spero di condividere con le persone che mi saranno affidate». Sa di aver fatto una scelta «molto diversa rispetto a tanti miei coetanei». Per lui il sacerdote deve essere «l’uomo della gratitudine» e della «gioia».
Don Andrea Citterio ha 24 anni ed è originario della parrocchia di Oreno a Vimercate. Dopo il diaconato è stato destinato all’Unità pastorale di Solaro e al Villaggio Brollo. Lavora quindi con due parroci e si occupa dei rispettivi oratori, in particolare seguendo gli adolescenti e i ragazzi delle medie. Quest’anno l’équipe di educatori era coordinata da don Maurizio, responsabile della pastorale giovanile, ma da settembre toccherà al futuro prete novello. I due parroci gli avevano chiesto di «conoscere tutte le realtà (oratorio, malati, fidanzati…)» in vista di una maggiore responsabilità in seguito. Don Andrea ha quindi partecipato «a tutti i gruppi in modo indiretto», unica eccezione per una classe di quinta elementare, che ha seguito durante l’anno perché mancava una catechista. «Anch’io come don Gabriele andrò a insegnare due o tre mattine alla settimana, forse in una scuola superiore di Saronno».
Da prete si immagina come «uomo di preghiera che aiuta a incontrare il Signore» e ciò «si traduce anche nella capacità di stare nelle relazioni, soprattutto con i più giovani della comunità». Non solo accompagnandoli nel cammino spirituale e per la catechesi, ma anche "fuori". «Se i ragazzi non vengono in oratorio», dice don Andrea, «siamo chiamati sempre di più a uscire per raggiungerli nelle strade e sulla piazza». La stessa scuola «è decisiva» perché «offre una possibilità di confronto anche a livello culturale».
Don Marco Pennati, 27 anni, originario della parrocchia S. Giovanni Evangelista a Masate, dopo aver frequentato l’Istituto Magistrale "Virgilio" di Milano è entrato in seminario. In quinta teologia ha ottenuto il Baccalaureato, «poi ho fatto due anni di tirocinio pastorale nella parrocchia di Cusano Milanino». Oltre ad aiutare don Walter Cazzaniga e a gestire l’oratorio, don Marco insegnava religione alle elementari e alle medie. «Oggi sono a Casorate Primo, nella Bassa milanese, dove stiamo costituendo la Comunità pastorale con due realtà di campagna, Moncucco e Pasturago con Vernate», dice don Marco. Quest’anno ha seguito in particolare il gruppo di seconda e terza media, oltre a 75 adolescenti di Casorate. Da prete novello manterrà gli stessi incarichi, anche se la comunità pastorale «richiederà più energie». L’esperienza vissuta lo ha convinto che per un prete è importante «saper intercedere», cioè «stare in mezzo tra Dio e la gente». Per questo occorre avere «molta umanità», condividendo «le necessità concrete della gente, il lavoro, la fatica a vivere in famiglia…». Non vuole essere un prete «distante», ma capace di «stare in mezzo». Il prete come l’uomo della gratitudine, dell’intercessione e della relazione. È così che sognano di essere tre futuri sacerdoti novelli. Sono 18 in totale i diaconi che sabato 13 giugno, alle 9, in Duomo, saranno ordinati sacerdoti dal cardinale Tettamanzi (chi non potrà essere presenti potrà “condividere” a distanza la celebrazione su www.chiesadimilano.it, Telenova 2 – digitale terrestre e Radio MaterDon Gabriele Giorgetti, 25 anni compiuti, ha frequentato il liceo scientifico “Albert Einstein” di Milano, una realtà “molto laica” che non gli ha impedito di fare una scelta controcorrente. Originario della parrocchia Santi Martiri Nereo e Achilleo, da settembre svolge il suo servizio pastorale a Samarate e risiede a Verghera. «Quest’anno non mi sono occupato molto della fascia dei giovani perché ero in parrocchia solo 4 giorni alla settimana – spiega -, ma degli adolescenti e dell’iniziazione cristiana». Da prete «avrò maggiore responsabilità all’interno della comunità, in particolare per quanto riguarda la pastorale giovanile e i ragazzi». A settembre inizierà anche a insegnare religione in una scuola superiore (a Busto o a Gallarate) due mattine alla settimana. «Il mio ministero – aggiunge – sarà caratterizzato dal tema della gioia, quella che ho vissuto in questi anni preparandomi al sacerdozio e che ora, diventando prete, spero di condividere con le persone che mi saranno affidate». Sa di aver fatto una scelta «molto diversa rispetto a tanti miei coetanei». Per lui il sacerdote deve essere «l’uomo della gratitudine» e della «gioia».Don Andrea Citterio ha 24 anni ed è originario della parrocchia di Oreno a Vimercate. Dopo il diaconato è stato destinato all’Unità pastorale di Solaro e al Villaggio Brollo. Lavora quindi con due parroci e si occupa dei rispettivi oratori, in particolare seguendo gli adolescenti e i ragazzi delle medie. Quest’anno l’équipe di educatori era coordinata da don Maurizio, responsabile della pastorale giovanile, ma da settembre toccherà al futuro prete novello. I due parroci gli avevano chiesto di «conoscere tutte le realtà (oratorio, malati, fidanzati…)» in vista di una maggiore responsabilità in seguito. Don Andrea ha quindi partecipato «a tutti i gruppi in modo indiretto», unica eccezione per una classe di quinta elementare, che ha seguito durante l’anno perché mancava una catechista. «Anch’io come don Gabriele andrò a insegnare due o tre mattine alla settimana, forse in una scuola superiore di Saronno».Da prete si immagina come «uomo di preghiera che aiuta a incontrare il Signore» e ciò «si traduce anche nella capacità di stare nelle relazioni, soprattutto con i più giovani della comunità». Non solo accompagnandoli nel cammino spirituale e per la catechesi, ma anche "fuori". «Se i ragazzi non vengono in oratorio», dice don Andrea, «siamo chiamati sempre di più a uscire per raggiungerli nelle strade e sulla piazza». La stessa scuola «è decisiva» perché «offre una possibilità di confronto anche a livello culturale».Don Marco Pennati, 27 anni, originario della parrocchia S. Giovanni Evangelista a Masate, dopo aver frequentato l’Istituto Magistrale "Virgilio" di Milano è entrato in seminario. In quinta teologia ha ottenuto il Baccalaureato, «poi ho fatto due anni di tirocinio pastorale nella parrocchia di Cusano Milanino». Oltre ad aiutare don Walter Cazzaniga e a gestire l’oratorio, don Marco insegnava religione alle elementari e alle medie. «Oggi sono a Casorate Primo, nella Bassa milanese, dove stiamo costituendo la Comunità pastorale con due realtà di campagna, Moncucco e Pasturago con Vernate», dice don Marco. Quest’anno ha seguito in particolare il gruppo di seconda e terza media, oltre a 75 adolescenti di Casorate. Da prete novello manterrà gli stessi incarichi, anche se la comunità pastorale «richiederà più energie». L’esperienza vissuta lo ha convinto che per un prete è importante «saper intercedere», cioè «stare in mezzo tra Dio e la gente». Per questo occorre avere «molta umanità», condividendo «le necessità concrete della gente, il lavoro, la fatica a vivere in famiglia…». Non vuole essere un prete «distante», ma capace di «stare in mezzo». I nomi – Ecco l’elenco dei preti 2009. Berera Massimo; Bonazzoli Davide; Boscolo Oscar; Brambilla Paolo; Citterio Andrea; Consonni Andrea; Florio Andrea; Fossati Luca; Giorgetti Gabriele; Greco Giorgio; Marra Bangaly; Mazzacchi Nazzareno; Pennati Marco; Pinna Samuele; Rigoldi Fabio; Rognone Luca; Sgaria Fabio; Zanoni Danilo. – – «Già in parrocchia per una pastorale di comunione»«Venite, la grande città vi aspetta» –

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