Folta partecipazione di pubblico all'incontro sul libro che raccoglie interventi dell'Arcivescovo emerito di Milano rivolti ai giovani, pubblicato da In Dialogo in occasione del suo 82° compleanno

Silvio MENGOTTO
Redazione

In occasione del compleanno del cardinale Carlo Maria Martini, lunedì 16 febbraio all’università degli studi di Milano è stato presentato il libro «Liberi di credere. I giovani verso una fede consapevole» edito da “In dialogo”. Nella sala stracolma erano presenti Luigi Accattoli, giornalista vaticanista del Corriere della Sera e don Antonio Mazzi presidente della Fondazione Exodus. L’incontro è stato coordinato da Fabio Pizzul. Il libro raccoglie discorsi, scritti, lettere, interventi che il cardinale ha rivolto ai giovani durante il suo lungo magistero nella diocesi di Milano (1980-2002).
Accattoli ricorda il cardinale come pastore della Parola che procedeva schiettamente: «forse altri hanno il deposito delle riflessioni, meditazioni e messaggi, ma sono stati meno intensi, non hanno lasciato il segno perché non hanno rischiato, sono rimasti nascosti nel loro parlare». Due le immagini nel libro che hanno colpito il giornalista. Il primo descrive il cardinale mentre parla a una grande assemblea di giovani: «Mi viene da pensare: dove sono i 600.000 e più giovani della nostra diocesi, in questo momento? Forse al cinema, o in discoteca, o in casa a vedere la tv o in camera ad ascoltare la radio: forse per la strada o in un bar; forse in una situazione dolorosa e disastrata…». In occasione del compleanno del cardinale Carlo Maria Martini, lunedì 16 febbraio all’università degli studi di Milano è stato presentato il libro «Liberi di credere. I giovani verso una fede consapevole» edito da “In dialogo”. Nella sala stracolma erano presenti Luigi Accattoli, giornalista vaticanista del Corriere della Sera e don Antonio Mazzi presidente della Fondazione Exodus. L’incontro è stato coordinato da Fabio Pizzul. Il libro raccoglie discorsi, scritti, lettere, interventi che il cardinale ha rivolto ai giovani durante il suo lungo magistero nella diocesi di Milano (1980-2002).Accattoli ricorda il cardinale come pastore della Parola che procedeva schiettamente: «forse altri hanno il deposito delle riflessioni, meditazioni e messaggi, ma sono stati meno intensi, non hanno lasciato il segno perché non hanno rischiato, sono rimasti nascosti nel loro parlare». Due le immagini nel libro che hanno colpito il giornalista. Il primo descrive il cardinale mentre parla a una grande assemblea di giovani: «Mi viene da pensare: dove sono i 600.000 e più giovani della nostra diocesi, in questo momento? Forse al cinema, o in discoteca, o in casa a vedere la tv o in camera ad ascoltare la radio: forse per la strada o in un bar; forse in una situazione dolorosa e disastrata…». Alcuni ricordi L’altro brano è tratto da un discorso suggestivo al sacro Monte di Varese: «Pensando alle città della pianura, che da questo monte dominiamo, dobbiamo pure aggiungere che la speranza è anche lontana da noi. Ogni giovane che si arrende alla monotonia della vita, che cerca di esorcizzarla in maniera violenta, ogni rassegnazione, ogni grigiore delle nostre vite e delle nostre parrocchie, ogni atto di chiusura, di viltà, ogni rinchiudersi nel proprio guscio, sono gesti più o meno grandi di disperazione, alcuni estremi, altri quotidiani ma sempre dolorosi e tristi».Nel libro “Conversazioni notturne a Gerusalemme” l’autore, dice Fabio Pizzul, incalza Martini «con continue domande rivolte ai giovani su temi esistenziali, mentre nel nuovo libro troviamo delle radici profonde che hanno portato a riflettere le idee del cardinale, ad avere questo atteggiamento molto libero e fiducioso nei confronti dei giovani, anche se preoccupato di quelli che si arrendono. Sono due volumi da leggere in parallelo. L’uno da una prospettiva, il secondo è capace di andare in profondità».Due i temi che hanno colpito e affascinato don Mazzi nel suo intenso rapporto di conviviale amicizia con il cardinal Martini: il perdono e la capacità di ascolto. Ricorda tanti episodi sconosciuti di visite in incognito che il cardinale faceva per incontrare e parlare con i ragazzi della comunità di Exodus. In quelle conversazioni don Antonio Mazzi ha sperimentato «la capacità sconvolgente che Martini aveva di ascoltare e di aspettare». Per mancanza di tempo, un giorno furono i ragazzi a recarsi dall’Arcivescovo per conversare. Nel racconto tragico di uno di loro don Mazzi ha visto «scendere due lacrimoni dagli occhi del cardinale».

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