L'illuminato e profetico impegno sociale del parroco che operò dalla fine dell'Ottocento agli anni Venti e che�fruttò diverse opere attive ancora oggi� -

Amanzio POSSENTI
Redazione

A Treviglio, quando si cita un personaggio amato da tutti, indistintamente, la voce popolare indica monsignor Ambrogio Portaluppi. Lo conoscono anche se non l’hanno mai visto, ragazzi, giovani e anziani. Fin dalle elementari lo si ricorda, perché le opere da lui ideate, volute e realizzate nella Treviglio dalla fine dell’Ottocento al 1923, sono note come esperienze fondamentali per l’oggi della città.
Sui banchi di scuola si impara, per esempio, che nel lontano 1893 Portaluppi, allora generoso e giovane teologo di San Martino, riunì 11 contadini e con un loro modestissimo deposito fondò la Cassa Rurale e Artigiana: la sua fu un’intuizione, felicissima, di chi aveva colto l’importanza della Rerum Novarum e intendeva renderla operativa. Così via via intraprese iniziative sociali destinate a sollevare dalle difficoltà permanenti i contadini di Treviglio, che parevano non avere speranze, per disporre né di una casa né di aiuti per le loro (pur economicamente piccole) attività agricole. Nacquero il Mutuo Soccorso, la Società Probi Contadini, le Case Operaie: le sue opere divennero un simbolo, poiché diedero impulso positivo all’economia del territorio, furono “copiate” e anche osservate con grande interesse dall’estero, per esempio da studiosi russi venuti appositamente a Treviglio per constatare da vicino le realtà di quel sacerdote.
Ebbene quel prete – che tanto si era impegnato anche per i soldati al fronte durante la Grande Guerra – era riuscito a far sì che la dottrina sociale della Chiesa non restasse soltanto fra le carte degli studiosi, ma diventasse sempre più attiva e presente. E i trevigliesi erano tutti con lui, parroco dolcissimo e forte a un tempo, sereno e severo, fermo, ma docile, attento ai bisogni di tutti. Fu lui il primo a parlare di bene comune cui ispirare le azioni del cattolicesimo attivo, fu lui a volere che i cattolici fossero presenti in tutte le realtà cittadine e che si rendessero impegnati sul fronte della solidarietà verso i più umili. E la Cassa Rurale – le cui riunioni dirigenziali voleva fossero precedute dalla preghiera dell’Ave Maria – via via si impose e prosperò: oggi la Cassa è tra le più importanti in ambito nazionale e Portaluppi resta costantemente – nell’impegno degli ultimi suoi presidenti Alfredo Ferri e Gianfranco Bonacina – il punto di riferimento, il faro cui ci si ispira.
Tanto si attivò don Ambrogio Portaluppi per la “sua” Treviglio che vi fondò anche il settimanale Il Popolo cattolico, ultimo sigillo di una vita dedicata agli altri nel segno del Vangelo. A Treviglio, quando si cita un personaggio amato da tutti, indistintamente, la voce popolare indica monsignor Ambrogio Portaluppi. Lo conoscono anche se non l’hanno mai visto, ragazzi, giovani e anziani. Fin dalle elementari lo si ricorda, perché le opere da lui ideate, volute e realizzate nella Treviglio dalla fine dell’Ottocento al 1923, sono note come esperienze fondamentali per l’oggi della città.Sui banchi di scuola si impara, per esempio, che nel lontano 1893 Portaluppi, allora generoso e giovane teologo di San Martino, riunì 11 contadini e con un loro modestissimo deposito fondò la Cassa Rurale e Artigiana: la sua fu un’intuizione, felicissima, di chi aveva colto l’importanza della Rerum Novarum e intendeva renderla operativa. Così via via intraprese iniziative sociali destinate a sollevare dalle difficoltà permanenti i contadini di Treviglio, che parevano non avere speranze, per disporre né di una casa né di aiuti per le loro (pur economicamente piccole) attività agricole. Nacquero il Mutuo Soccorso, la Società Probi Contadini, le Case Operaie: le sue opere divennero un simbolo, poiché diedero impulso positivo all’economia del territorio, furono “copiate” e anche osservate con grande interesse dall’estero, per esempio da studiosi russi venuti appositamente a Treviglio per constatare da vicino le realtà di quel sacerdote.Ebbene quel prete – che tanto si era impegnato anche per i soldati al fronte durante la Grande Guerra – era riuscito a far sì che la dottrina sociale della Chiesa non restasse soltanto fra le carte degli studiosi, ma diventasse sempre più attiva e presente. E i trevigliesi erano tutti con lui, parroco dolcissimo e forte a un tempo, sereno e severo, fermo, ma docile, attento ai bisogni di tutti. Fu lui il primo a parlare di bene comune cui ispirare le azioni del cattolicesimo attivo, fu lui a volere che i cattolici fossero presenti in tutte le realtà cittadine e che si rendessero impegnati sul fronte della solidarietà verso i più umili. E la Cassa Rurale – le cui riunioni dirigenziali voleva fossero precedute dalla preghiera dell’Ave Maria – via via si impose e prosperò: oggi la Cassa è tra le più importanti in ambito nazionale e Portaluppi resta costantemente – nell’impegno degli ultimi suoi presidenti Alfredo Ferri e Gianfranco Bonacina – il punto di riferimento, il faro cui ci si ispira.Tanto si attivò don Ambrogio Portaluppi per la “sua” Treviglio che vi fondò anche il settimanale Il Popolo cattolico, ultimo sigillo di una vita dedicata agli altri nel segno del Vangelo.

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