«Per fare una scoperta scientifica bisogna arrendersi alla superiorità intellettuale di Colui che ha creato tutto».

Emanuela BAMBARA
Redazione

“Dio oggi. Con lui o senza lui cambia tutto” è il titolo del convegno internazionale promosso dalla Conferenza episcopale italiana a Roma (Auditorium Conciliazione 10-12 dicembre) nell’ambito del Progetto culturale della Chiesa italiana. Nel messaggio all’assemblea generale dei vescovi, che si è tenuta dal 9 al 12 novembre ad Assisi, Benedetto XVI ha scritto: "Se Dio manca, se si prescinde da Dio, se Dio è assente, manca la bussola per mostrare l’insieme di tutte le relazioni per trovare la strada, l’orientamento dove andare". Al convegno – ha detto il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nella prolusione all’assemblea – "non si parlerà di Dio in modo generico o convenzionale ma, storicizzando la riflessione maturata a partire dalla seconda metà del secolo scorso, si tratterà del Dio personale che in Gesù Cristo è venuto incontro agli uomini". "Fare a meno di Dio è la tentazione di alcuni che dichiarano di fare scienza, ma non sono scienziati. La scienza non può negare l’esistenza di Dio. Scienza e fede sono alleate per l’uomo", ha detto il fisico Antonino Zichichi, presidente della Federazione mondiale degli scienziati, fondatore del centro "Ettore Majorana" ad Erice, direttore di ricerca al Centro europeo di ricerche nucleari di Ginevra e autore, tra l’altro, del libro: "Tra fede e scienza. Da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI".

Prof. Zichichi, in ogni ambito dell’esperienza umana, afferma il Papa, il riferimento a Dio "fa la differenza". In cosa si distingue il fare scienza di un credente da quello di un non credente?
Con Galileo Galilei, la scienza è nata come un atto di fede e di umiltà: come riconoscimento che vi è una logica che governa l’universo, e dunque, vi è un autore di questa logica. Galileo cercava le leggi fondamentali della natura, che definiva le «impronte del Creatore». Se oggi siamo arrivati alle soglie del Supermondo, lo dobbiamo a quell’atto di fede. Per fare una scoperta scientifica bisogna arrendersi alla superiorità intellettuale di Colui che ha creato tutto. Noi scienziati cerchiamo di decifrare il Libro della natura, ponendo domande le più rigorose e intelligenti al Grande Autore, che è il più intelligente di tutti, attraverso esperimenti riproducibili, con metodo matematico. Ciò che distingue lo scienziato credente dall’ateo è proprio l’umiltà. Chi pretende il monopolio della ragione o s’illude che l’intelligenza matematica sia sufficiente a comprendere il mondo non è un vero scienziato. Non ci sono scienziati atei, semmai agnostici, perché non si può negare l’esistenza di Dio in nome della scienza. Dio non è riducibile ad una realtà materiale di cui si dimostri l’esistenza o meno. Dio è insieme immanente e trascendente. I grandi scienziati della storia sono stati credenti: Galilei, Newton, Planck, Maxwell, per esempio.

Eppure sembra una tentazione diffusa tra gli scienziati proporsi come autorità della ragione alternativa a Dio, la fede è tacciata di "creduloneria"…
La scienza è sempre un atto di fede: in Dio o nel nulla. Per la fisica, che è la «regina delle scienze», non siamo figli del caso. Se c’è una logica, deve esserci un autore di questa logica. I creduloni, allora, sono gli atei, che credono nel nulla. Non si può ridurre tutto alla realtà materiale. Nessuno, per esempio, è riuscito a misurare l’energia utilizzata per pensare: è talmente piccola da non poter essere misurata; eppure i suoi effetti sono enormi, l’uomo si distingue dagli altri esseri viventi per l’attività intellettuale e la coscienza.

Potremmo dire che la religione e la scienza si pongono, su piani diversi, la stessa domanda: come raggiungere la felicità?
La scienza non si pone affatto questa domanda, che è propria della religione, così come la domanda sul senso della vita. La scienza cerca di andare alla radice della realtà immanente, di conoscere le leggi dell’esistenza materiale, ma nulla può dire sulle questioni ultime, che appartengono alla dimensione trascendente. Una scoperta scientifica può dare un sentimento di felicità ma non la felicità, né è questo l’obiettivo dello scienziato. Scienza e fede sono alleate per l’uomo.

Al Cern (acronimo con cui viene conosciuta l’Organizzazione europea per la ricerca nucleare, ndr) state conducendo esperimenti sul Supermondo. Di che si tratta?
Il Supermondo è l’ultima frontiera della ricerca scientifica: una teoria unificata della realtà. Per secoli siamo vissuti con la convinzione che le dimensioni della realtà fossero quattro: altezza, larghezza, lunghezza e tempo. Al Cern stiamo facendo esperimenti per provare che vi è una legge per le cui proprietà matematiche le dimensioni fondamentali del mondo sarebbero 43. Ovviamente, se ciò fosse dimostrato, sarebbe un gran passo avanti nel progresso della conoscenza, e le ricadute nella vita quotidiana sarebbero incalcolabili. D’altra parte, però, non escludo che con gli esperimenti possiamo trovare qualcosa di molto diverso da quello che ci aspettiamo. Le più grandi scoperte sono avvenute così, con una sorpresa. “Dio oggi. Con lui o senza lui cambia tutto” è il titolo del convegno internazionale promosso dalla Conferenza episcopale italiana a Roma (Auditorium Conciliazione 10-12 dicembre) nell’ambito del Progetto culturale della Chiesa italiana. Nel messaggio all’assemblea generale dei vescovi, che si è tenuta dal 9 al 12 novembre ad Assisi, Benedetto XVI ha scritto: "Se Dio manca, se si prescinde da Dio, se Dio è assente, manca la bussola per mostrare l’insieme di tutte le relazioni per trovare la strada, l’orientamento dove andare". Al convegno – ha detto il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nella prolusione all’assemblea – "non si parlerà di Dio in modo generico o convenzionale ma, storicizzando la riflessione maturata a partire dalla seconda metà del secolo scorso, si tratterà del Dio personale che in Gesù Cristo è venuto incontro agli uomini". "Fare a meno di Dio è la tentazione di alcuni che dichiarano di fare scienza, ma non sono scienziati. La scienza non può negare l’esistenza di Dio. Scienza e fede sono alleate per l’uomo", ha detto il fisico Antonino Zichichi, presidente della Federazione mondiale degli scienziati, fondatore del centro "Ettore Majorana" ad Erice, direttore di ricerca al Centro europeo di ricerche nucleari di Ginevra e autore, tra l’altro, del libro: "Tra fede e scienza. Da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI".Prof. Zichichi, in ogni ambito dell’esperienza umana, afferma il Papa, il riferimento a Dio "fa la differenza". In cosa si distingue il fare scienza di un credente da quello di un non credente?Con Galileo Galilei, la scienza è nata come un atto di fede e di umiltà: come riconoscimento che vi è una logica che governa l’universo, e dunque, vi è un autore di questa logica. Galileo cercava le leggi fondamentali della natura, che definiva le «impronte del Creatore». Se oggi siamo arrivati alle soglie del Supermondo, lo dobbiamo a quell’atto di fede. Per fare una scoperta scientifica bisogna arrendersi alla superiorità intellettuale di Colui che ha creato tutto. Noi scienziati cerchiamo di decifrare il Libro della natura, ponendo domande le più rigorose e intelligenti al Grande Autore, che è il più intelligente di tutti, attraverso esperimenti riproducibili, con metodo matematico. Ciò che distingue lo scienziato credente dall’ateo è proprio l’umiltà. Chi pretende il monopolio della ragione o s’illude che l’intelligenza matematica sia sufficiente a comprendere il mondo non è un vero scienziato. Non ci sono scienziati atei, semmai agnostici, perché non si può negare l’esistenza di Dio in nome della scienza. Dio non è riducibile ad una realtà materiale di cui si dimostri l’esistenza o meno. Dio è insieme immanente e trascendente. I grandi scienziati della storia sono stati credenti: Galilei, Newton, Planck, Maxwell, per esempio.Eppure sembra una tentazione diffusa tra gli scienziati proporsi come autorità della ragione alternativa a Dio, la fede è tacciata di "creduloneria"…La scienza è sempre un atto di fede: in Dio o nel nulla. Per la fisica, che è la «regina delle scienze», non siamo figli del caso. Se c’è una logica, deve esserci un autore di questa logica. I creduloni, allora, sono gli atei, che credono nel nulla. Non si può ridurre tutto alla realtà materiale. Nessuno, per esempio, è riuscito a misurare l’energia utilizzata per pensare: è talmente piccola da non poter essere misurata; eppure i suoi effetti sono enormi, l’uomo si distingue dagli altri esseri viventi per l’attività intellettuale e la coscienza.Potremmo dire che la religione e la scienza si pongono, su piani diversi, la stessa domanda: come raggiungere la felicità?La scienza non si pone affatto questa domanda, che è propria della religione, così come la domanda sul senso della vita. La scienza cerca di andare alla radice della realtà immanente, di conoscere le leggi dell’esistenza materiale, ma nulla può dire sulle questioni ultime, che appartengono alla dimensione trascendente. Una scoperta scientifica può dare un sentimento di felicità ma non la felicità, né è questo l’obiettivo dello scienziato. Scienza e fede sono alleate per l’uomo.Al Cern (acronimo con cui viene conosciuta l’Organizzazione europea per la ricerca nucleare, ndr) state conducendo esperimenti sul Supermondo. Di che si tratta?Il Supermondo è l’ultima frontiera della ricerca scientifica: una teoria unificata della realtà. Per secoli siamo vissuti con la convinzione che le dimensioni della realtà fossero quattro: altezza, larghezza, lunghezza e tempo. Al Cern stiamo facendo esperimenti per provare che vi è una legge per le cui proprietà matematiche le dimensioni fondamentali del mondo sarebbero 43. Ovviamente, se ciò fosse dimostrato, sarebbe un gran passo avanti nel progresso della conoscenza, e le ricadute nella vita quotidiana sarebbero incalcolabili. D’altra parte, però, non escludo che con gli esperimenti possiamo trovare qualcosa di molto diverso da quello che ci aspettiamo. Le più grandi scoperte sono avvenute così, con una sorpresa.

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